Canvas Lead Ads: un nuovo modo di convertire gli utenti

Facebook ci consente di costruire un Canvas Lead Ads, un’integrazione che aspettavamo da parecchio tra due formati che già conosciamo, ma che fino a ora lavoravano in maniera totalmente separata.

2015: Facebook introduce i Lead ads

Un formato di post con cui le aziende possono chiedere dati anagrafici agli utenti, come nome, cognome e indirizzo mail senza uscire dal newsfeed.
Una rivoluzione per tutti! Dalle aziende ai consumatori, perché fino ad allora eravamo abituati a processi spesso macchinosi – ed esclusivamente esterni a Facebook – per poter lasciare i nostri contatti su un sito web.

 

Esempi di Lead Ads su Facebook

 

2016: Facebook lancia il Canvas

L’esperienza degli utenti della piattaforma viene portata a un nuovo livello: leggere, scorrere, guardare video e immagini. Tutto da smartphone e (di nuovo) tutto senza uscire dalla piattaforma, risolvendo anche il problema dei lunghi tempi di caricamento di pagine web, controproducenti rispetto agli obiettivi di chi lavora nei processi di marketing e rispetto alla customer experience.

Insomma, due integrazioni non indifferenti nel giro di qualche mese.

Senza mettersi a contare le altre numerose features lanciate fino ad ora (così tante che probabilmente ne sta uscendo una anche mentre scrivo) il 2018 è un altro anno da far entrare in questa lista.

Facebook sta introducendo per alcuni accounts la possibilità di mettere assieme questi due formati, permettendo quindi di integrare il form di raccolta contatti al Canvas. E questo fino a ora non era possible.

Presi singolarmente entrambi i formati hanno degli aspetti che li rendono incompleti.

Il Lead Ads Form opera in un contesto in cui per l’utente vi è una limitatissima esperienza di navigazione: breve, concisa e a contatto con una creatività scarna… un modello quasi asettico se vogliamo esagerare.

Inoltre non è un segreto tra gli advertisers che una Lead generation esclusiva attraverso Lead Ads Form potesse restituirci contatti non proprio super qualificati.

Già, questo perché l’utente trova un form precompilato, clicca (spesso anche in maniera poco ponderata), rilascia il contatto e, com’è naturale che sia, continua a farsi gli affari propri.
Un esempio? Immaginiamo una situazione dove è prevista un’attività di recall da parte dell’azienda. Non è raro trovarsi in una telefonata a senso unico, dove l’utente non si ricorda nemmeno il nome dell’azienda, o addirittura di aver visto l’annuncio… e tanti saluti al marketing fatto bene.

Il Canvas è stato sicuramente visto più volte da tutti. Ci si interfaccia con una Landing Page full-screen da mobile, che consente di navigare le informazioni di prodotti o servizi offerti dalla propria azienda in maniera dinamica e veloce. E la possibilità di inserire diverse tipologie di contenuti ne aumenta le potenzialità, come i video dai quali estrarre un retargeting.

Lo strumento che emula il sito web all’interno della piattaforma ha portato ottimi risultati a chi lo ha utilizzato con buon senso.

Il Canvas regala un’esperienza all’utente scaldandolo nel processo. Quest’ultimo viene reso consapevole grazie alla navigazione multiformato e con la quale tra l’altro è lui stesso a decidere come interagire. Tutto questo però senza accompagnarlo verso una conversione finale, come per esempio la richiesta di un contatto.

Personalmente, come advertiser aspettavo un collegamento tra questi due formati da anni. Questa integrazione tra i due strumenti ci da infatti la possibilità di creare un anello di congiunzione tra due parti distinte del funnel di acquisizione.

Parliamo di una parte di Awareness, in una posizione più alta del funnel e una parte di Conversion, che solitamente appartiene ad una fase più avanzata.

E questa non è propriamente una questione tecnica, ma cognitiva: cioè il processo di come l’utente viene a conoscenza di determinate informazioni, le elabora e attraverso l’esperienza apprende da queste.

Alcune dritte per i nuovi Canvas Lead Ads

Dal punto di vista tecnico, proprio per il fatto di essere un nuovo formato, il Canvas Lead Ads presenta ancora delle criticità che se non affrontate rischiano di portare via qualche ora di tempo. Ecco quindi un paio di punti per evitare di perdere un pomeriggio a cliccare qua e là.

Creando una campagna dal nostro account potremo trovare la possibilità di integrazione del Canvas a livello Inserzione, selezionando il check box di riferimento.

Integrazione del Canvas a livello Inserzione: il primo passo per creare un Canvas Lead Ads

Successivamente potremo abilitare l’integrazione di una sezione finale aggiuntiva: il Lead Form appunto.

Integrazione del lead form per la creazione di un Canvas Lead Ads

Attenzione, perché ad ora non è possibile costruire il Canvas Lead Ads:

  • se non si è admin o editor di Ad account e pagina
  • in una campagna con obiettivo diverso da traffico
  • in quick mode
  • da organico (publishing tools)

Se Facebook sistema questi piccoli intoppi, il formato potrebbe piacere molto, tanto ai marketers quanto agli utenti.

Come per i normali Canvas e Leads form tutto questo ha senso se abbiamo pronte le pagine di destinazione linkabili e una privacy policy valida. Inoltre, come per i classici Leads form, bisogna capire in anticipo come gestire i Leads raccolti (download del .csv al termine o integrazione CRM).

Lo abbiamo testato? Sì, ma per qualche risultato vi facciamo aspettare, solo perché siamo maniaci dei numeri e un test non ci basta.

Web Marketing Festival 18 di Rimini: Noiza c’era

Una delegazione di sei persone, impegnata per tre giorni in uno degli eventi di web marketing più importanti d’Italia: ecco quello che ci siamo portati a casa dal Web Marketing Festival 18.

Il team di noiza al web marketing festival 2018

Le 8 cose che ci sono piaciute di più del Web Marketing Festival 2018 di Rimini

1) L’organizzazione perfetta
Chi ha organizzato un evento, anche un micro evento, almeno una volta nella vita lo sa: è una cosa impegnativa e difficile.
Organizzare un evento che coinvolge migliaia di persone è estremamente impegnativo e difficile.
Organizzare un evento che coinvolge migliaia di persone in cui tutto funziona alla perfezione rasenta l’impossibile, ma al Web Marketing Festival succede!

Le sale sono bellissime: si vede e si sente bene, la condizione ideale per seguire i workshop.
Ci si muove con estrema facilità tra un’aula e l’altra, i tempi “cuscinetto” tra gli interventi lo consentono.
Quando una sala è sold out e la gente rischia di rimane in piedi, l’intervento viene mostrato in un altro spazio: è praticamente come assistere al workshop dal vivo.

Complimenti e grazie davvero a Giorgio Taverniti e Cosmano Lombardo, le anime di questo evento. È difficile trovare qualcosa che non ha funzionato alla perfezione… ah ecco: il prossimo anno andateci piano con l’aria condizionata! 🙂

2) L’intervento di Matteo Zambon su Google Tag Manager
Competente, chiaro, semplice e divertente nell’esposizione: Matteo Zambon è considerato il guru italiano di Google Tag Manager, e in un’ora e mezza ce ne ha dato ampia dimostrazione! Uno strumento complesso come GTM è sembrato essere alla portata di tutti: chiunque in sala si è alzato con una gran voglia di mettere mano ai propri progetti e di sperimentare Google Tag Manager.

3) L’intervento di Federica Brancale sulla relazione tra Conversion Rate Optimization e User Experience
Federica apre l’intervento con questo dato: il 73% dei progetti basati su dati fallisce. Allarmante. In sala di sentono dei bisbiglii, ci guardiamo e ci chiediamo: “Ma allora che ci stiamo a fare qui?”

Poi prosegue mostrandoci il metodo utilizzato dalla sua Intarget per analizzare la user experience dei siti: A/B test, user testing, focus group, analisi euristiche, analisi cognitive.

Alla fine quel 73% ci faceva meno paura.

4) Pittini, il lato umano dell’acciaio
L’acciaio è acciaio. Come si fa a fare marketing su una commodity? Come si costruisce un brand su una materia prima?

Il Gruppo Pittini ci ha riflettuto su per tre anni, e poi ha messo in piedi un progetto di re-branding che ha attraversato tutti i settori dell’azienda. Comprese le persone.

Flavio Marocco – il marketing manager dell’azienda – nel suo speech ha raccontato come oggi i dipendenti di tutte le aree aziendali vengano periodicamente coinvolti in dei percorsi di formazione interna per trasmettergli i valori dell’azienda, raccontargli i processi e la storia, gli obiettivi del re-branding, e soprattutto farli sentire parte di un’identità comune.

Per fare in modo che tutti, una volta usciti dai cancelli dell’acciaieria, possano diventare testimonial del loro stesso brand, raccontando agli amici “dove lavorano” e com’è fatta la loro azienda.

[Disclaimer] Il Gruppo Pittini è un nostro cliente: abbiamo iniziato a collaborarci prima del re-branding, li abbiamo seguiti durante, e continuiamo a lavorarci dopo. Abbiamo seguito da vicino tutto questo processo, e sentirlo riassunto in poco più di mezz’ora ci ha ricordato per l’ennesima volta perché è bello avere clienti così.

flavio-marocco-pittini

5) Giorgio Soffiato e le sue slide “brutte”
Ascoltare Giorgio Soffiato è sempre un piacere. Ogni tanto ci verrebbe da prendere i pop corn e accomodarci in prima fila per goderci lo spettacolo: energico, senza giri di parole, senza mezzi termini, denso di contenuti e – soprattutto, che dio lo benedica – divertente.

Giorgio ha raccontato una cosa non facile e non banale: come inserire il content marketing dandogli valore e senso in un framework di lavoro più ampio. Allerta-noia? Per niente: una sala strapiena di gente che si divertiva. A uno speech tecnico bello tosto. Supportato da slide “brutte” (lo dice lui, eh!), senza effetti speciali. Ci voleva.

6) Il Ristorante Bio’s Kitchen
A Noiza stiamo molto attenti all’alimentazione: mangiare sano per noi non è moda ma necessità.
La cucina è uno spazio fondamentale del nostro ambiente lavorativo, perché lì ci prepariamo i nostri pasti ogni giorno.

Ecco: entrando a Bio’s Kitchen, ristorante a un passo dal Palacongressi sede del Web Marketing Festival 18, il primo pensiero è stato: “Ce l’avessimo a Trieste, a Noiza non ci sarebbe bisogno della cucina”.
Un buffet bio e vegano/vegetariano ampissimo, estremamente sano sia nei prodotti utilizzati che nelle preparazioni, economico.

E alla base di tutto, una filosofia che mette al primo posto l’informazione e la consapevolezza dei clienti rispetto a come si mangia sano. Per noi un paradiso.

7) Il bike sharing di Rimini
Installa sul telefono la app oBike, inserisci gli estremi della carta di credito, sblocca una bici con la lettura del QR code: eravamo a appena arrivati a Rimini e in un minuto ci eravamo già procurati delle biciclette per spostarci.

Abbiamo provato diversi sistemi di bike sharing in Europa, ma quello di Rimini ci ha stupito per l’immediatezza della gratificazione: il passaggio da “lo voglio” a “ce l’ho” è stato istantaneo!
Aggiungeteci l’ampia diffusione delle bici, che si trovano ovunque e sono facili da localizzare attraverso l’app.
Risultato: per 3 giorni ci siamo spostati solo in bici!

8) La sala dedicata alla Facebook Strategy…
…e il suo moderatore. 🙂

enrico-marchetto-moderatore

Come analizzare un account di inserzioni Facebook

Facebook recentemente ha effettuato un aggiornamento dell’algoritmo con l’obiettivo di rendere prioritari i contenuti pubblicati da “amici e parenti”. Una news apparentemente innocua, ma con delle importanti implicazioni per chi usa le inserzioni di Facebook come strumento di business. Un newsfeed con più contenuti personali significa un newsfeed con meno impression organiche disponibili per le pagine, e di conseguenza un prevedibile incremento della competizione in advertising per mantenere costanti i livelli attuali di presenza su FB da parte dei brand. Il tutto senza neanche considerare il fatto che la competizione su Facebook cresce ogni anno.

Insomma, è chiaro che per rimanere competitivi oggi sia assolutamente necessaria una strategia di Facebook advertising solida e data driven, guidata cioè dai numeri piuttosto che da consuetudini o da decisioni prese “di pancia”.

Una volta che è chiaro il ruolo di Facebook nel marketing mix della tua azienda e sono state definite le fasi del marketing funnel che si vogliono influenzare, è necessario entrare nel dettaglio e capire come è messo al momento il tuo account di inserzioni Facebook nelle sue componenti fondamentali: integrazioni tecniche, performance dei pubblici e degli annunci.

Solo una volta fatta questa analisi preliminare potremo andare a pianificare una strategia rivolta all’ottenimento dei tuoi obiettivi basandoci su questi dati.

Ma andiamo con ordine!

1. Verifica il funzionamento del Facebook Pixel e il tracciamento degli eventi

La prima cosa da fare nell’analizzare un account di inserzioni Facebook è assicurarsi che il Facebook Pixel sia installato correttamente e gli eventi da tracciare fondamentali per il tuo business – acquisti effettuati, contatti acquisiti – siano configurati correttamente e che le variabili (come il prezzo nel caso di un acquisto) siano passate al pixel. Tecnicamente, puoi farlo tramite uno strumento come il Pixel Helper per Chrome.

Una volta installato, il Facebook Pixel Helper aiuterà a capire quali eventi triggerano sul sito
Una volta installato, il Facebook Pixel Helper aiuterà a capire quali eventi triggerano sul sito

Se l’account da analizzare è di un e-commerce, verifica che esista un Product Catalog e che questo sia alimentato correttamente da un product feed e che sia agganciato al Facebook Pixel così da tracciare gli eventi legati alla vendita dei prodotti del catalogo.

Qualora il pixel non fosse installato, allora sicuramente questo è la prima modifica da implementare. Puoi richiedere la sua installazione da parte di uno sviluppatore, utilizzare un plugin per il CMS del tuo sito o utilizzare una delle integrazioni native realizzate da Facebook.

2. Analizza le tue Audience

Prima di analizzare le performance delle audience utilizzate nell’account di inserzioni, ti consigliamo di utilizzare Audience Insights per dare una occhiata in profondità a:

  • i tuoi acquirenti o gli utenti che hanno convertito
  • i visitatori del tuo sito
  • i tuoi fan
  • alle persone che rientrano nelle coorti che stai targettando

Ricordati che Facebook è una piattaforma che eccelle nel far emergere e valorizzare la domanda latente (come ad esempio abbiamo fatto con Lazzari), quindi fare una valutazione di questo tipo per individuare le caratteristiche dei “tuoi” utenti e capire quanto sono allineate dal punto di vista comportamentale rispetto agli utenti che stai raggiungendo.

Una volta fatto questo, dovremo anche analizzare le performance delle differenti tipologie di audience all’interno dell’account di inserzioni Facebook.

Come performano le diverse tipologie di lookalike?
Come performano le audience basate su interessi?
Come performano le custom audience di remarketing?

I KPI che andremo ad analizzare varieranno a seconda del ruolo di Facebook nel processo di marketing aziendale: nella maggior parte dei casi, saranno metriche molto concrete come vendite totali, fatturato e ROAS, o contatti acquisiti e CPA, ma in alcuni casi le metriche saranno differenti, come il CPM, o l’Engagement rate, se non addirittura dei KPI custom.

Ogni azienda è un mondo a sé, e l’approccio analitico deve essere calato quindi sulle specificità del caso.

Tecnicamente, per farlo è necessario che siano state adoperate delle convenzioni di naming coerenti all’interno dell’account di inserzioni Facebook. Qualora non fosse stato fatto, il primo step da fare è quello di rinominare le campagne esistenti in maniera consistente, esplicitando nel nome della campagna la tipologia di audience e il placement dell’ad set.

Una volta che abbiamo dei dati omogenei, possiamo usare i filtri di Ads Manager per effettuare le nostre analisi: selezionando esclusivamente tutte le audience di una tipologia e successivamente esportando i dati aggregati che andremo a importare in un foglio Excel o in un Google Spreadsheet.

Alcuni dei filtri di Ads Manager, utili per le nostre analisi
Alcuni dei filtri di Ads Manager, utili per le nostre analisi

3. Analizza le creatività e i placement delle tue inserzioni Facebook

Se un impianto strategico è necessario per far sì che si possano ottenere risultati concreti con Facebook advertising, lo stesso non è sufficiente se le creatività non sono all’altezza. Una campagna può passare da ROI positivo a negativo semplicemente cambiando creatività! Quindi non sottovalutare l’impatto delle inserzioni.

Per analizzare la performance delle tue creatività, noi utilizziamo in primis un approccio aggregato per verificare la performance delle varie tipologie di inserzione, per identificare quale tipologia tra le tante messe a disposizione da Facebook performa meglio per quell’account: video, i link post, i canvas etc etc

Successivamente, sempre a livello aggregato cerchiamo di definire quale tipo di soggetto funziona meglio: di prodotto, lifestyle, testimonial etc.

Esempi di creatività per delle inserzioni Facebook realizzate per Lazzari
Esempi di creatività per delle inserzioni Facebook realizzate per Lazzari

Infine, cerchiamo se possibile di fare una verifica anche sui copy per individuare se esiste una tipologia di stile creativo che risuona maggiormente con i nostri utenti.

La tecnica per farlo è sempre la stessa: mi sposto al livello delle inserzioni e uso un filtro per estrarre solamente i dati della tipologia che voglio analizzare. Poi esporto i dati e li carico nel mio foglio Excel o Google Spreadsheet, che userò per analizzare le performance delle differenti tipologie analizzate.

Una volta fatto questo, passiamo ad analizzare i dati per placement, per capire se esiste qualche posizionamento al quale dovremmo allocare una porzione maggiore di budget, o se esiste un posizionamento che dovremmo escludere dai nostri sforzi comunicativi.

Sembrerà ovvio, ma generare iscritti per un evento a tema “Business Intelligence e Data Warehousing” o portare degli utenti di Facebook a giocare con una Slot Machine online dobbiamo agire su percorsi persuasivi di tipo differente, che richiedono risorse attentive di tipo differente, e che quindi possono essere più adatte a un placement rispetto ad un altro.

Per farlo, questa volta basterà usare i Breakdown di Facebook prima di esportare i dati.

I breakdown disponibili per l'analisi di campagne, pubblici e inserzioni su Ads Manager
I breakdown disponibili per l’analisi di campagne, pubblici e inserzioni su Ads Manager

Insomma, quando qualcuno viene da voi e vi dice che “le immagini lifestyle performano meglio delle immagini di e-commerce”, chiedetegli un report che confermi questa affermazione!
Questa tipologia di analisi è fondamentale per decidere come orientare i propri sforzi creativi in maniera tale che questi siano funzionali alle inserzioni che andremo a realizzare.

Tirando le somme, analizzare l’andamento di un account di inserzioni Facebook è un processo che richiede un certo investimento di tempo e di attenzione – e considera che non siamo neanche entrati nella tematica delle finestre di attribuzione per analizzare la qualità delle conversioni! – ma questo investimento di tempo iniziale si ripaga abbondantemente nel tempo, in quanto ci permette di individuare le “leve” fondamentali su cui andare ad agire per trasformare le performance del nostro account di inserzioni!

Cos’è il Web Design Responsivo? Alcuni esempi pratici.

La definizione più nota del Web Design Responsivo risale al 2010 quando quando Ethan Marcotte ha definito su A List Apart gli aspetti principali di questa tecnica nello sviluppo di pagine web.

L’elemento rilevante del design responsivo va al di là delle pure questioni tecniche e riguarda il suo obiettivo fondamentale: risolvere la grande frammentazione di dispositivi con cui le pagine web vengono poi effettivamente utilizzate.

Invece di realizzare design su misura per ciascuno degli innumerevoli strumenti con cui navigare possiamo considerare ciascuno di essi una sfaccettatura della stessa esperienza. Possiamo realizzare design in grado di adattarsi ai media che li distribuiscono.”

Cos’è un sito responsivo?

In senso stretto un sito web responsivo utilizza questi tre strumenti:

Media Queries

Una media query permette al webdesigner di definire delle condizioni da verificare per modificare la presentazione del contenuto in base alle proprietà dello strumento che usa l’utente, ad esempio uno smartphone, un tablet o uno schermo grande. Ma possono essere usate anche per controllare la resa su stampa o altri casi d’uso particolari.

Griglie fluide

L’utilizzo di griglie permette la creazione di design fluidi le cui colonne si adattano proporzionalmente al device. In questo modo il designer si assicura che l’esperienza d’uso sia coerente a prescindere dal modo in cui viene utilizzato il sito.

Design flessibili

L’enorme quantità di device presenti al mondo, quasi 10 miliardi, constringe a ripensare il design e lo sviluppo di un sito web in una direzione più organica e strutturata, in grado di prevenire usi inconsapevolmente distruttivi del design stesso durante la vita del sito. Ad esempio prevenire che file media evoluti (filmati di youtube, embed di twitter etc) siano di dimensioni maggiori degli spazi in cui vengono caricati.

L’utilizzo di queste tre tecniche è solo l’inizio di un processo che riguarda prima la fase progettuale rispetto alla pura esecuzione: invece di creare un design specifico per ogni esperienza immaginabile, è auspicabile che la transizione tra contesti di fruizione diversi venga gestita in maniera progressiva.
Per sviluppare soluzioni responsive funzionali è quindi necessario mettere al centro del processo di sviluppo l’utente finale e la sua esperienza d’uso.

3 esempi  di design responsivo

Beltrami

beltrami.it su desktop
beltrami.it su desktop
riorganizzazione degli elementi nella versione mobile della hompage di beltrami grazie al design responsivo
beltrami.it su mobile

Per il sito corporate di Beltrami, azienda che realizza biancheria per alberghi e ristoranti di lusso, l’esigenza era quella di proporre dei contenuti in modalità slide con una visualizzazione full screen per le varie aree di focus, forzando lo scroll della pagina in modo tale da simulare una vera e propria presentazione. Con il passaggio a mobile però, sia per la differenza di fruizione che per la mancanza di spazio che fa perdere elementi di controllo, abbiamo deciso di ripristinare lo scroll normale: le singole slide continuano ad adattarsi alla dimensione dello schermo ma la navigazione non è più forzata.

Smartrooms

smartrooms.it - transizione da desktop a mobile del design responsivo
smartrooms.it – transizione da desktop a mobile

Per Smartrooms, sito di camere low cost per turisti e studenti a Trieste, era necessario privilegiare l’accesso rapido alle sezioni Prenota e dove siamo da mobile. Il menu di navigazione standard si riduce a queste due voci, sempre presenti, mentre le altre sono nel classico hamburger menu. Importante anche il tap to call: con un semplice touch sull’icona del telefono da mobile parte la telefonata. Infine lo switch di lingua da desktop è esteso, da mobile si visualizza la lingua attiva, con un touch si accede alle altre opzioni.

Aurora Viaggi

auroraviaggi.com, alcune proposte su desktop
auroraviaggi.com, alcune proposte su desktop
auroraviaggi.com, grazie al web design responsivo la visualizzazione su mobile cambia in questa modo
auroraviaggi.com, le stesse proposte su mobile

Per AuroraViaggi, agenzia di viaggi di Trieste attiva da 60 anni, abbiamo affrontato il problema di come proporre un contenuto fortemente strutturato e generalmente proposto sotto forma di tabella che fosse fruibile anche da cellulare. In questo caso la soluzione è stata di mantenere la struttura tabellare su schermi di dimensioni sufficienti per visualizzare correttamente e completamente le informazioni. Appena la dimensione del device con cui si fruisce il contenuto diventa insufficiente per avere una visione chiara la struttura viene alterata e ogni proposta diventa individuale, con gli elementi identificativi ripetuti. In questo modo, dando anche maggior risalto all’immagine, si concilia un’esperienza di navigazione maggiormente emotiva e fotografica tipica dei dispositivi mobili.

Abbiamo appena visto tre esempi di soluzioni per un design responsivo applicabili allo sviluppo di un sito web in base al tipo di device utilizzato che utilizzano come unico riferimento la dimensione dello schermo del device stesso. In questo modo ci assicuriamo di essere future proof a prescindere da quali nuovi formati, proporzioni o strumenti di fruizione dovessero diffondersi in futuri.

Sei interessato a una soluzione di questo tipo anche per le tue necessità? Contattaci!

UNHCR e Noiza: insieme per un altro anno!

UNHCR è uno dei clienti con cui siamo più orgogliosi di collaborare: per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati abbiamo sviluppato nel corso del 2017 siti grafiche, banner e newsletter volti a generare traffico, aumentare l’awareness nei confronti dei programmi di UNHCR e, soprattutto, aumentare le donazioni ricevute.
Il sito della giornata mondiale del rifugiato è un progetto che riassume bene ciò che abbiamo fatto, e stiamo facendo, assieme all’Alto commissariato.

Per questo siamo felicissimi di annunciare che UNHCR ha scelto Noiza come fornitore anche per il 2018

Facebook ci sta ascoltando?

Sono in tanti a credere che Facebook ascolti le conversazioni degli utenti a scopo pubblicitario. Non è esattamente così e vi spieghiamo il perché.

Quante volte avete parlato con i vostri amici di qualcosa e subito dopo… TAAC vi siete trovati l’inserzione di quello specifico prodotto nel vostro news feed di Facebook? E in quel momento avete pensato “Ok, c’è decisamente qualcosa di strano”.

Perché vedo esattamente il prodotto di cui stavo parlando senza che io abbia effettuato ricerca alcuna su di esso?

Facebook mi spia? Facebook ascolta le mie conversazioni? Una strana coincidenza? Oppure è solo una casualità?

Facciamo finta che Alonso stia parlando con la sua ragazza di una friggitrice che vorrebbe acquistare nei prossimi mesi.

Alonso nomina “friggitrice” più volte durante la conversazione. Nel comodino c’è il suo telefono.

Mezz’ora dopo, entra su Facebook e, ironia della sorte, vede che Amazon gli propone una serie di friggitrici ultimo modello, scontatissime.

Alonso si sente minacciato.

Alonso fa un post su Facebook a riguardo.

Che cosa succede? Isteria di massa.

Tutti iniziano a fare dei test per provare la validità della teoria. “Cibo per gatti, CIBO PER GATTI”, “Vincere un milione di euro”, poi c’è chi ci prova “Fidanzato, FIDANZATO BIONDO ALTO OCCHI AZZURRI” (non è il mio caso eh, no no).

Le persone aprono Facebook e come per magia trovano un’inserzione dedicata all’argomento di cui stavano parlando.

Ma com’è possibile? E via di nuovo si crea lo stesso tran tran iniziale.

Tutti scrivono un post in merito e in men che non si dica la psicosi di massa ha inizio.


Per i più scettici, questo fenomeno ha delle spiegazioni molto razionali.

Però una cosa vera in tutto questo c’è. Facebook ci spia. Ma non ci spia ascoltando dal microfono, anche perché isolare gli argomenti di una conversazione e usarli per creare campagne pubblicitarie su misura è un’impresa ad oggi quasi impossibile. Sapete che significa registrare milioni di conversazioni di miliardi, MILIARDI di utenti al fine di estrarre pochi e significativi dati in un mare magnum di rumors? Forse si sta prima a creare il teletrasporto. Questo sistema è così complesso che probabilmente, anche se fosse stato inventato, il ritorno non basterebbe a coprire i costi di un sistema così ingarbugliato.

Ma torniamo a noi. Facebook, sì, ci spia anche senza ascoltarci. Ma come?

Non dimentichiamoci che la nostra presenza sul Social è costante e continuativa. Ogni qualvolta che pubblichiamo un post, esprimiamo un interesse ad una pagina, mettiamo il like ad un amico, scriviamo un commento, visitiamo una pagina, ricerchiamo qualcosa, utilizziamo un hashtag, ci geolocalizziamo, installiamo una app e via dicendo, Facebook traccia tutto sul feed e sui siti che usano i suoi strumenti pubblicitari (come ad esempio il Facebook Pixel).

Ed è per questo che Facebook ci conosce meglio di nostra madre. Conosce anche i nostri segreti più intimi. Anche quanto guadagnamo (e no, non è uno scherzo).

 

La schermata di Audience Insight, a lato le opzioni di ricerca. In questo caso abbiamo voluto vedere quanti sono gli utenti in Italia che hanno un reddito di 30-40K di $.

Insomma, il livello di profilazione a cui ci sottoponiamo volontariamente quando usiamo Facebook è più che sufficiente per delineare un identikit dinamico della nostra “persona”, tanto da permettere all’algoritmo di prevedere i nostri interessi e ciò di cui parliamo.

Facciamo un esempio pratico.

Proprio mentre discutevamo in ufficio di questo strano caso in un discorso trasversale ho nominato al mio collega Udemy, una piattaforma che vende corsi online.

Un minuto dopo il mio collega entra su Facebook e si trova l’inserzione di Udemy.

Com’è possibile? Qual è la spiegazione logica e razionale di questa faccenda se non che Facebook ascolta quello che diciamo?

Il passaggio è semplicissimo. Seguiteci.

Step #1

Io ho visitato il sito internet di Udemy e sono finita all’interno di un funnel di Retargeting (Dio benedica il Facebook Pixel).

 

Step #2

Entro su Facebook e che cosa mi compare?

Una sponsorizzata della piattaforma Udemy. Entro nella Fan base e metto il like alla pagina. Fin qui nulla di strano.

Va bene se compare a me, ma perché dovrebbe comparire a Stefano che si trova nella mia stessa stanza? Casualità?

Step #3

No. Stefano fa parte di un target FOF (friends of Fan). Io sono fan della pagina di Udemy, Stefano è mio amico. Stefano entra nel target FOF.

Ed è così che a Stefano comparirà la sponsorizzata di Udemy.

La schermata di Ads Manager per profilare i target.

 

Lo stato del digitale in Italia nel 2018

Il marketing digitale è la nostra passione ed è ciò che respiriamo giorno dopo giorno: per questo, uno dei nostri argomenti preferiti di conversazione è proprio lo scenario in cui ci muoviamo, e i benefici e i rischi per le aziende generati dal cambiamento rapidissimo che caratterizza il mondo digital nel 2018.

Per questo, quando ci ha scritto Marco di Keliweb per chiederci il nostro punto di vista sullo stato attuale della comunicazione digitale, non abbiamo perso l’occasione per fare una bella chiacchierata in merito 🙂

Se volete sapere il nostro punto di vista riguardo al rapporto tra strategia e strumenti, o se vi interessa approfondire il nostro metodo di lavoro, trovate l’intervista a questo link: https://blog.keliweb.it/2018/01/comunicazione-digitale-intervista-web-agency-noiza/

Buona lettura!

UNHCR – World Refugee Day

Da sedici anni il 20 giugno è la Giornata Internazionale del Rifugiato, evento globale indetto dalle Nazioni Unite per aumentare la consapevolezza sul delicato tema dei rifugiati.

UNHCR, Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dedica particolare attenzione a questa data, organizzando e dando visibilità ad eventi realizzati al fine di favorire l’integrazione e il riconoscimento dei rifugiati, celebrandone la forza, il coraggio e la perseveranza.

Nel 2017 UNHCR Italia ha deciso di affidare a Noiza lo sviluppo di un sito dedicato all’evento, withrefugees.unhcr.it, con il fine di promuovere gli eventi sul territorio nazionale e di favorire la firma di una petizione diretta ai governi di tutto il mondo. La petizione chiede ai governi di garantire che ogni bambino rifugiato abbia un’istruzione, che ogni famiglia rifugiata abbia un posto sicuro in cui vivere e che ogni rifugiato possa lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità.

Insieme a UNHCR abbiamo quindi realizzato un sito web con due aree principali: la sezione in cui gli utenti potessero firmare la petizione e “agire” sui social per dare visibilità alla petizione stessa e la sezione relativa agli eventi sul territorio nazionale.

Il sito è stato pensato e realizzato per essere fruibile con semplicità e immediatezza da qualsiasi dispositivo, con particolare attenzione all’esperienza da mobile in funzione del percorso esperienziale SocialSitoFirma petizioneCondivisione sui social.

Nella giornata del rifugiato e nei giorni precedenti si sono svolti più di 300 eventi di tutti i tipi e generi: tavole rotonde, dibattiti, spettacoli, incontri, mercatini. Attraverso l’uso della mappa è stato possibile individuare con facilità gli eventi per zona di interesse. Strumenti di ricerca più puntuali hanno permesso di filtrare per data, categoria o distanza da una particolare località.

L’accesso alle informazioni specifiche di ogni evento è stato pensato attraverso un duplice percorso: direttamente dalla mappa, tramite il popup informativo, o nella lista di eventi sottostanti la mappa stessa.

A completare il sito sono presenti una corposa sezione “Storie”, pensata per trasmettere il percorso personale di numerosi rifugiati. Percorso pieno di umanità, spesso drammatico, ma con una prospettiva positiva e di integrazione.

Approfondimenti

Collaboriamo con UNHCR dal 2017.

Oltre al progetto World Refugee Day, nel 2019 abbiamo progettato dona.unhcr.it, il sito che gestisce l’intero sistema di donazioni di UNHCR Italia (scopri come lo abbiamo progettato).

Sempre nel 2019 UNHCR ci ha incaricati di sviluppare il concept per la creazione di un regalo digitale dedicato ai donatori regolari nel giorno del loro compleanno (leggi l’articolo sul nostro blog).

Lazzari: Facebook marketing e dell’agire sulla frontiera

Lazzari è un marchio italiano di abbigliamento che non abbiamo alcuna remora a definire “di culto”. Perché ha una community molto coesa di affezionate, perché fa scelte ben precise di posizionamento e stile, perché nelle etichette non trovate scritto Made in italy, ma Fatto con cura, in Italia.

Lazzari significa un centro produttivo in quel di San Bonifacio, a Verona, quattro negozi fisici sempre nel nordest e uno store online.

Questo è un video, in cui il gatto Luigi, vi porta a spasso per l’azienda e vi racconta, a modo suo, cosa fa Lazzari.

Lazzari e la domanda latente

Fino alla seconda metà del 2015, Lazzari non aveva mai affrontato Facebook Ads se non con alcune sponsorizzazioni di post. Però la situazione di partenza è la classica situazione ideale per cominciare a lavorare bene con FB Ads:

  1. ottimo numero di fan;
  2. altissimi numeri di visibilità organica dei contenuti (in un periodo in cui Facebook tende a ridurre pesantemente l’awareness “gratis” delle pagine);
  3. alto livello di ingaggio con la base dei fan.

Insieme al cliente e ad Alessia Marchioro, responsabile marketing di Lazzari, abbiamo cominciato a costruire una strategia per testare la reazione del pubblico di Lazzari alle campagne sul social network più frequentato al mondo.

Cosa abbiamo fatto?

Abbiamo ragionato su una strategia tripartita:

  • promozione del contenuto, puntando molto sulla bellezza dell’immaginario visuale di Lazzari, alzando da un lato il tasso di ingaggio con la pagina e aumentando di molto il traffico al sito web;
  • campagne di conversione “a freddo”, ovvero data l’alta qualità del prodotto e, perché no, dato il grande hype attorno al marchio, abbiamo provato a far acquistare i capi Lazzari anche a chi il marchio proprio non lo conosce;
  • remarketing spinto verso gli utenti del sito web, verso chi mette un prodotto nel carrello ma non lo acquista, verso chi vede un video Lazzari, verso chi ingaggia con i contenuti della pagina.

Ma soprattutto, per Lazzari, abbiamo sempre agito “sulla frontiera”, come spesso ci piace definirla, qui a Noiza.
La “frontiera” per noi è il testing spinto di tutte le nuove features messe a disposizione di Facebook, nuovi strumenti di advertising, nuove possibilità visuali.

I risultati

La nostra unità di misura preferita è il ROAS, ovvero il Return on Advertising Spending, ovvero quanto ci ha fruttato il nostro investimento in advertising.

A casa Lazzari il ROAS è del 600%.

Approfondimenti

A Lazzari abbiamo dedicato anche una case history: la trovi qui.

È più recente e ti anticipiamo subito che il Roas in quest’altro articolo raggiunge il valore di 1130% 😉

Retargeting Video su Facebook: il punto di incontro tra Branding e Conversioni

Partiamo da una premessa: senza remarketing online non si vende, senza remarketing non si fanno leads, senza remarketing qualsiasi nostra azione di advertising viene penalizzata sul nascere.

Perché?

Non è certo la sede per disquisire sulle potenzialità del remarketing, perché se state leggendo questo articolo probabilmente ve ne siete già accorti. Vi lascio solamente un link allo splendido articolo di Alessandro Sportelli (hey è un pezzo del 2014, ma Alessandro si occupa di strategia, non di tecnicaglie, e la strategia è molto ma molto più longeva della tecnica) che vi descrive quanto complesso sia far completare un’azione attesa a un cliente.

Inquadrando il remarketing su Facebook, tendiamo sempre a considerare una tassonomia ormai consolidata:

1) Remarketing sui Fan di una Pagina, quando andiamo a scegliere come target delle nostre campagne la fan base della nostra pagina

2) Remarketing su Website Custom Audience, quando andiamo a risollecitare utenti che hanno visitato pagine specifiche del nostro sito web.
Esempio: attraverso il nostro pixel di tracciamento di Facebook, andiamo a individuare un’audience di persone che hanno visitato un prodotto specifico senza acquistarlo.
Bene, faremo una campagna su FB orientata a ri-stimolarli proprio su quel prodotto o su prodotti della stessa categoria commerciale

custom audience facebook

3) Remarketing su List Custom Audience, quando andiamo a spingere la nostra campagna su un target proveniente dalla nostra lista contatti.
Esempio: abbiamo un lista di iscritti a un evento di formazione? Bene facciamo remarketing su questa lista quando organizziamo la seconda parte di quel corso, magari la parte avanzata.

Audience Facebook da Newsletter


Ma avete mai provato a fare remarketing sulle video-views?

Su twitter sintetizzavo il concetto così:

Già, il remarketing su una audience che ha visualizzato il tuo video è un ottimo punto di incontro tra branding/awareness e conversione.
Perché strategicamente progetto una mia campagna di awareness orientandola fin da subito alla conversione.

Come?

Farò un esempio pratico su www.discover-trieste.it la piattaforma di destination marketing della città di Trieste, di cui sono project manager e responsabile marketing.

Awareness

Qui il lavoro è molto semplice, previa ovviamente disporre degli ingredienti giusti.
Immaginiamo di disporre di un video su cui investire un piccolo budget promozionale, prendiamo questo che vedete qui sotto a solo titolo di esempio (in realtà lo prendo a esempio perché è molto divertente e vi dà l’idea di cosa sia la bora a Trieste e i potenziali usi creativi 🙂 ).

[nuovi sport]Bora Surfing sul fronte mare di #Trieste#soloAtrieste #boraexperience #discovertrieste #triestesocial #museobora

Posted by Discover Trieste on Venerdì 6 febbraio 2015

Bene, è il momento di fare una promozione scegliendo come obiettivo “ottieni visualizzazioni del video” e selezioniamo il video dopo aver ovviamente deciso il target, il budget e il posizionamento.

Inserzioni video su Facebook

Bene: non tutti sanno che…non appena abbiamo lanciato la nostra campagna video, quando andremo nella sezione STRUMENTI -> PUBBLICO della nostra Gestione Inserzioni, troveremo una gradita sorpresa:

Audience Video Custom

Facebook va a crearci automaticamente due audience:

  1. una fatta di persone che hanno visto passare sul proprio newsfeed il video e ne hanno visto almeno i primi 3 secondi
  2. un’altra fatta di utenti che hanno completato la visione del video, ovvero sono arrivati fino alla fine

E come tutte le custom audience, ora abbiamo due strade percorribili:

  1. facciamo retargeting sulla nostra audience andando a selezionarla nel campo “pubblico personalizzato” quando scegliamo il target della campagnaVideo Retargeting Facebook
  2. possiamo creare una lookalike audience, ovvero una audience fatta di persone molto simili alle persone che hanno visto il nostro video. Naturalmente, questa nuova audience somigliante, la utilizzeremo successivamente come target di inserzioneLookalike Audience Videoview Facebook

Chiaro. Il video è un contenuto non semplice da realizzare per una fan page soprattutto se vogliamo tenere standard qualitativi elevati. Come aggirare il problema? Nulla di più semplice!

Mettete in promozione uno slideshow! 
Ovvero componete uno slideshow costruito con una serie di immagini in dissolvenza l’una sull’altra che Facebook tratterà esattamente alla stregua di un video.

Sideshow Facebook

Selezionate una sequenza di immagini e il gioco è fatto: Facebook salverà anche in questo caso due audience composte sempre da chi ha visto il video in modo parziale e da chi invece ne ha completato la visione!

Slideshow Facebook
Avete una freccia letale nella faretra del vostro advertising, si chiama RETARGETING.
Bene, usatela.

Ah, se vi interessa un approccio strategico avanzato sul Facebook Marketing, tengo un corso il 21 gennaio al Digital Update di Bologna. Ci vediamo lì?