Guida base alla Paid Search: come creare una campagna e scegliere le parole chiave giuste

L’evoluzione di Google Ads

Nato nel 2000, Inizialmente Google Ads era uno strumento pensato soprattutto per intercettare la domanda consapevole degli utenti attraverso la search, ovvero una ricerca conscia di ciò che l’utente desiderava. In questo contesto, le campagne Search permettevano, e permettono ancora oggi, ai business di apparire sopra i risultati organici, aumentando la propria visibilità rispetto al semplice posizionamento SEO.

Dal 2018 Google Ads è molto di più: ha ampliato le sue possibilità grazie a diverse tipologie di campagne, capaci non solo di intercettare la domanda consapevole, ma anche quella latente. Significa che puoi mostrare i tuoi annunci a persone che ancora non stanno cercando attivamente un prodotto o servizio, ma che potrebbero essere interessate, attraverso canali come YouTube, Gmail, la Rete Display e Google Discover.

Oggi nel 2025 Google Ads ha introdotto l’intelligenza artificiale che ridefinisce l’esperienza di ricerca e l’impatto pubblicitario. “AI Overviews” e AI Mode hanno trasformato la Search in un’esperienza più simile a una chat con un assistente AI.

Le differenze principali rispetto alla ricerca classica sono:

  • risposte più discorsive e contestualizzate invece dei classici link blu;
  • possibilità di continuare il filo del discorso con domande di follow-up, senza dover riscrivere la query da zero;
  • integrazione di annunci direttamente nelle risposte AI (annunci nativi), che Google sta iniziando a sperimentare;
  • maggiore uso di sintesi multimediale (immagini, mappe, video, link pertinenti) generata in modo dinamico.

Secondo Google, l’obiettivo è mantenere l’utente dentro l’ecosistema più a lungo, rendendo la ricerca meno “transazionale” e più “conversazionale”, con un impatto diretto sul modo in cui le campagne Search verranno pianificate.
Con l’arrivo di AI Mode e AI Overviews, la SERP diventa meno prevedibile e più conversazionale: gli utenti formulano query complesse e l’AI riformula le richieste.

Screenshot di un risultato di ricerca su Google che mostra la funzione AI Overview mentre risponde alla domanda 'AI Overviews cos'è', con la sua definizione evidenziata.
AI Overview che spiega… AI Overview 😉

Il vero vantaggio strategico oggi risiede nella capacità di intercettare bisogni consci e latenti su più momenti del percorso d’acquisto. Mentre le campagne brand garantiscono stabilità e riconoscibilità, le campagne non-brand richiedono creatività e apertura verso l’automazione. Con l’introduzione di AI Max, Google offre una soluzione che unifica targeting broad/DSA, automazione creativa, consentendo incrementi di conversioni tra il 14% e il 27%.

Come l’AI Mode impatta le campagne brand e non brand

Nell’AI Mode, l’utente riceve una risposta sintetizzata dall’AI come primo elemento visibile, e i link (inclusi gli annunci) diventano parte di un flusso conversazionale o di un box di approfondimento.

Per le campagne brand:

  • Se oggi controlli la SERP con annunci brand + SEO, in AI Mode il tuo sito potrebbe essere citato solo come fonte tra altre nella risposta, senza che il logo o il nome spicchino visivamente.
  • Serve investire in presenza del brand dentro la risposta AI (tramite contenuti autorevoli, schema markup, e un budget brand per presidiare anche AI Overviews). Questo perché se il brand non compare nel box AI, o non è citato come fonte rischia di sparire dalla conversazione che l’utente ha con Google, anche se ha attiva una campagna search.

Per le campagne non-brand:

  • L’AI sintetizza le opzioni, quindi comparire negli annunci AI diventa un nuovo punto di ingresso “top of mind”, simile a essere nella top 3 organica di oggi.
  • La creatività dell’annuncio dovrà essere più persuasiva e descrivere da subito quale problema risolve il prodotto o servizio per convincere l’utente a cliccare.

Un esempio? Se prima l’annuncio “Scarpe Running Uomo – Sconto 20% Oggi” funzionava, ora è meglio che sia più descrittivo e proponga la risoluzione di un problema, quindi “Scarpe Running per Maratona: Ammortizzazione Avanzata e Supporto Professionisti – Spedizione Gratuita”.

Nel 2025 come si crea una campagna Paid Search efficace?

Partiamo dalle basi: come si crea una campagna Paid Search?

Come accennato, Google Ads oggi offre diversi tipi di campagne (Search, Display, Video, Performance Max, Shopping ecc.) e ognuna ha le sue regole. In questo articolo ci concentriamo sulle campagne Search.

La struttura di una campagna Search è abbastanza lineare e ricorda quella delle campagne Meta. Si suddivide in tre livelli:

1. Campagna

Qui imposti le informazioni generali:

  • Nome della campagna
  • Obiettivo
  • Reti su cui attivare la campagna (di default Google propone anche la rete Display insieme alla Search: è consigliabile disattivarla se si vuole fare solo ricerca)
  • Budget giornaliero
  • Località
  • Lingua
  • Date di inizio e fine
  • Strategie di offerta
  • Altre impostazioni avanzate

Nel 2025, le campagne Search tradizionali vengono arricchite dalla modalità AI Max, una funzione che non sostituisce la campagna ma la potenzia grazie all’intelligenza artificiale. Attivarla è ormai fondamentale per chi vuole mantenere un controllo strategico sul rendimento, perché consente di:

  • gestire inclusioni ed esclusioni di brand direttamente dal pannello, evitando che gli annunci compaiano su query di competitor, se non desiderato;
  • interpretare l’intento dell’utente molto meglio che in passato;
  • ottimizzare la destinazione del traffico, indirizzando automaticamente gli utenti verso le pagine più pertinenti del sito quando l’AI prevede un incremento delle performance.

2. Gruppo di annunci

Qui definisci le parole chiave che attiveranno i tuoi annunci e puoi suddividerle per tema o categoria di prodotto/servizio.

3. Annunci

Sono la parte visibile agli utenti. Ogni annuncio prevede:

  • 15 titoli da massimo 30 caratteri
  • 4 descrizioni da massimo 90 caratteri

Google combina in automatico questi elementi in base alle performance per trovare le combinazioni migliori.

Oltre a titoli e descrizioni, è fondamentale aggiungere gli asset (estensioni annuncio) per arricchire e rendere più competitivo l’annuncio. Tra i più utili:

  • Sitelink: link ad altre pagine del sito
  • Callout: testi brevi che evidenziano i punti di forza (“Spedizione gratuita”, “Assistenza h24” ecc.)
  • Snippet strutturati: liste di servizi o categorie di prodotto
  • Estensione di chiamata: numero di telefono cliccabile
  • Promozioni, prezzi, immagini e, se previsto, anche moduli di acquisizione lead direttamente sull’annuncio

Come scegliere le parole chiave giuste

La scelta delle parole chiave è il cuore di una campagna Search, in questa guida a Google Ads ti spiego come trovare keyword efficaci. Esistono diversi strumenti utili per questa fase:

Ricerca su Google

È il metodo più immediato. Scrivendo le parole chiave nella barra di ricerca, Google suggerisce query correlate. Puoi anche vedere quali brand compaiono e che tipo di annunci propongono, per prendere spunto.

Google Keyword Planner

È lo strumento gratuito di Google Ads per cercare idee e volumi di ricerca. Ti mostra quante volte al mese viene cercata una determinata keyword e il costo stimato per clic (CPC medio) nella parte superiore e inferiore della pagina di ricerca. Inoltre, è utile anche per trovare idee di parole chiave correlate.

Semrush

È un tool a pagamento molto valido per analizzare le campagne dei competitor. Puoi vedere se un competitor ha campagne attive, quali parole chiave usa e qual è la struttura dei suoi annunci. Insomma, ti aiuta a individuare opportunità, parole da evitare o alternative con CPC più sostenibili.

Ubersuggest

Simile a Semrush ma con una versione gratuita limitata. Puoi analizzare un sito e scoprire le keyword organiche e a pagamento per cui è posizionato.

Answer The Public

Ottimo per trovare long tail keyword (parole chiave più lunghe e specifiche, tipo “scarpe da running impermeabili per donna”). Anche qui c’è una versione gratuita con funzioni base. Le long tail keyword hanno spesso un volume di ricerca più basso, ma sono meno competitive e più mirate, quindi di qualità più alta e meno costose.

Screenshot dello Strumento di Pianificazione delle Parole Chiave di Google Ads che mostra la ricerca per 'scarpe da running' con volumi di ricerca e idee per nuove keyword.
Lo strumento Google Keyword Planner

La corrispondenza delle keyword

Una volta scelte le keyword, bisogna decidere con quale livello di corrispondenza inserirle. La corrispondenza definisce quanto dev’essere precisa la ricerca dell’utente affinché il tuo annuncio venga mostrato.

Le opzioni sono tre: corrispondenza generica, a frase o esatta.

Corrispondenza generica

Gli annunci possono essere pubblicati per ricerche correlate alla tua parola chiave, anche se non contengono esattamente quei termini.

Per esempio, con la keyword “piano alimentare senza carboidrati”, l’annuncio può attivarsi anche per “diete low carb”, “alimenti senza carboidrati”, ecc.

In passato questo tipo di corrispondenza era la meno utilizzata perché generava troppo traffico non qualificato e poco controllabile. Tuttavia, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale, Google lo sta riposizionando come standard di riferimento, soprattutto se abbinato a strategie di Smart Bidding.

Corrispondenza a frase

Gli annunci si attivano per ricerche che contengono il significato della parola chiave, mantenendo intatto il senso.

Per esempio, con la keyword “scarpe da tennis”, l’annuncio può attivarsi per “scarpe da tennis rosse”, “comprare scarpe da tennis online”, ecc.

Corrispondenza esatta

L’annuncio si attiva solo se la ricerca dell’utente corrisponde esattamente o quasi esattamente alla tua parola chiave.

Quindi, con la keyword [scarpe da tennis], l’annuncio apparirà solo per “scarpe da tennis” o varianti molto simili tipo “scarpe tennis”.

 

Negli ultimi anni, Google ha reso le corrispondenze meno rigide rispetto al passato (anche per l’esatta), permettendo una certa flessibilità per sinonimi o errori ortografici.

Tabella che spiega i tre tipi di corrispondenza keyword di Google Ads: generica, a frase ed esatta, usando come esempio 'scarpe da corsa uomo'.
Esempi di keyword e relative attivazioni di annunci

Broad Match: cosa cambia con l’intelligenza artificiale

Oggi Google non guarda più solo alla parola digitata, ma all’intento dietro la ricerca. Una keyword Broad come “scarpe running” può attivarsi su query come “scarpe leggere per correre maratona” o “migliori sneakers per jogging estivo”.

Con l’AI, gli annunci Broad vengono mostrati solo quando l’algoritmo prevede che possano portare a un risultato concreto (es. conversione), non semplicemente perché la query “assomiglia” alla parola chiave. Se attivi AI Max, il Broad Match diventa ancora più potente perché lavora insieme alle funzionalità di espansione degli URL e alla generazione dinamica dei testi, adattandosi in tempo reale all’utente.
Inoltre, è presente anche una reportistica avanzata con dati che distinguono quali clic provengono da Broad Match “puro” e quali da altre estensioni AI, facilitando il controllo.

Le keyword negative

Un’altra best practice – fondamentale per rendere le campagne ancora più precise – è impostare le keyword negative, ovvero le parole chiave per cui non vuoi che i tuoi annunci si attivino.

Puoi aggiungerle sia durante la creazione della campagna, sia mentre è già attiva. Le keyword negative si possono applicare a livello di singolo gruppo di annunci oppure a tutta la campagna. In questo modo eviti che gli annunci vengano mostrati per ricerche che non ti interessano o che attirano un pubblico fuori target.

Consiglio pratico: tieni sempre d’occhio i termini di ricerca mentre la campagna è attiva. Se noti query poco rilevanti o che generano solo clic costosi senza conversioni, aggiungile subito come keyword negative. In questo modo eviti di sprecare budget su termini che non portano risultati e rendi la campagna molto più efficiente. Le keyword negative possono essere aggiunte non solo a livello di gruppo di annunci o campagna, ma anche di account.

6 consigli per keyword efficaci

Chiudiamo questa guida a Google Ads con qualche consiglio pratico per impostare un elenco di parole chiave che funzioni davvero e ti aiuti a ottenere risultati concreti.

Dividi le keyword in più gruppi di annunci coerenti

Meglio pochi termini mirati in gruppi specifici che tante keyword generiche tutte insieme. Questo ti permette di creare annunci più pertinenti e migliorare il punteggio di qualità.

Parti dal Broad Match, ma con intelligenza

Usa la corrispondenza generica come base per intercettare query nuove e più conversazionali, che l’utente digita in linguaggio naturale. Abbinala sempre a Smart Bidding (es. Maximize Conversions, tROAS) per evitare sprechi di budget. Monitora i search term reports per capire quali varianti funzionano meglio.

Non dimenticare le keyword negative

Inserisci già in fase di setup le parole chiave da escludere e aggiorna la lista man mano che emergono nuove query inutili o fuori target. Ti aiuterà a non sprecare budget.

Dai spazio alle long tail keyword

Anche se hanno volumi più bassi, intercettano utenti con esigenze molto specifiche e spesso più vicini alla conversione. In più, hanno meno concorrenza e CPC più accessibili.

Sfrutta i segnali dell’AI Max

Con AI Max, Google è in grado di ottimizzare il match delle query indirizzando verso le pagine più pertinenti. In pratica, non sei più vincolato a un singolo URL per ogni keyword: lascia che l’AI indirizzi il traffico dove può convertire meglio.

Monitora e ottimizza in continuazione

Le campagne Google Ads non si impostano e si lasciano andare. Analizza periodicamente il report dei termini di ricerca, i CPC e le conversioni per aggiustare l’elenco di keyword, eliminare quelle inefficaci e scoprire nuove opportunità.

Conclusione

In questa guida a Google Ads ti ho fornito le basi per creare una campagna Search efficace e scegliere le parole chiave più adatte ai tuoi obiettivi. Ricorda che una buona strategia su Google Ads non si limita alla fase di setup, ma richiede analisi continua, ottimizzazione costante e la capacità di adattarsi ai dati raccolti.

Se vuoi approfondire altri aspetti per migliorare le tue campagne, leggi altri contenuti dedicati dal nostro blog!

Guida alle Partnership Ads di Meta: cosa sono e perché usarle

Nel panorama attuale, dove i budget pubblicitari sono sempre più sotto pressione e catturare l’attenzione degli utenti è sempre più difficile, diventa fondamentale trovare modi di promuoversi online che risultino naturali, credibili e in linea con le aspettative del pubblico.

Le inserzioni in partnership – precedentemente note come “inserzioni con contenuti brandizzati” – rispondono proprio a questa esigenza.

Meta ha rivisto e potenziato la modalità di collaborazione tra brand e creator, rendendola uno degli strumenti più performanti per raggiungere nuovi pubblici in modo autentico, misurabile e scalabile.

Rispetto ai tradizionali contenuti pubblicitari, i contenuti generati dai creator sono in grado di catturare maggiormente l’attenzione degli utenti e generare in loro fiducia nei confronti del prodotto o servizio promosso. E se supportati da un investimento media ben mirato, possono fare davvero la differenza in termini di risultati: più click, più conversioni, più ritorno sull’investimento.

In questo articolo ti spieghiamo cosa sono le Partnership Ads di Meta, perché conviene usarle (ovvero, quali sono i vantaggi per brand e creator), come si creano e – soprattutto – come misurarne l’efficacia.

E se vuoi mettere subito in pratica i nostri consigli, in fondo all’articolo trovi la guida alle Partnership Ads su Meta: un documento gratuito da scaricare, pensato sia per i brand sia per i creator, che ti guiderà passo dopo passo all’instaurazione della partnership.

Nota importante

in questo articolo useremo in modo intercambiabile i termini creator e influencer, anche se tecnicamente – lo sappiamo – non sono la stessa cosa!

  • Gli influencer sono figure in grado di influenzare opinioni e comportamenti di un pubblico ampio, spesso trasversale, e sono solitamente noti anche al di fuori del web.
  • I content creator, invece, costruiscono la loro autorevolezza su nicchie tematiche specifiche, grazie alla qualità e coerenza dei contenuti che producono. Sono più facilmente individuabili all’interno del mondo di internet.

Entrambe le figure possono essere coinvolte nelle Partnership Ads: la scelta dipende dagli obiettivi della campagna, dal target e dal tipo di contenuto che si vuole promuovere, sul cui tema però non ci soffermiamo in questo articolo.

Cosa sono le Partnership Ads di Meta?

Le inserzioni in partnership sono annunci pubblicitari che permettono a un brand di promuovere un contenuto creato da un partner – solitamente un creator o un influencer – direttamente nei feed degli utenti, su Instagram o Facebook.

Esempio visivo di partnership ads di Meta su Instagram in una campagna con creator
Un esempio di Partnership Ad su Instagram, dai canali ufficiali di Meta”.

Questi contenuti mantengono l’aspetto e il tono di un post organico, pubblicato dal creator, ma vengono potenziati tramite una sponsorizzazione a pagamento. Questo significa che possono raggiungere un pubblico più ampio e ben targettizzato (anche i follower dell’influencer, vedremo!), con le stesse opzioni di misurazione e ottimizzazione di qualsiasi altra campagna Meta. Smart, isn’t it?

In pratica, il creator realizza un qualsiasi contenuto – una foto, un Reel, una Story, ecc. –, tagga il brand e questi può poi decidere di trasformare quel contenuto in una Partnership Ad.

Una volta ottenuta l’autorizzazione (ora molto più semplice rispetto al passato) attraverso i passaggi che ti spiegheremo, il contenuto entra a far parte di una campagna pubblicitaria.

Rispetto alla vecchia modalità (Branded Content Ads), le Partnership Ads migliorano l’esperienza sia lato brand sia lato creator, semplificando il processo e potenziando l’efficacia della collaborazione.

Partnership Ads: quali sono i vantaggi per i brand?

Le inserzioni in partnership offrono un mix interessante di autenticità, performance e controllo. Ecco perché sempre più brand – dai grandi marchi ai business più piccoli e locali – le stanno includendo nelle proprie strategie pubblicitarie.

Di seguito ti elenchiamo solo alcuni dei principali vantaggi che un brand può avere utilizzando le Partnership Ads nelle sue campagne di advertising su Meta.

1. Contenuti più autentici e credibili

Uno dei limiti delle classiche inserzioni è che ormai vengono percepite come “pubblicità” – e lo sono, ovviamente – dagli utenti, abituati all’esposizione quotidiana agli annunci in tutte le piattaforme che frequentano.

Le Partnership Ads, invece, mantengono l’estetica e il tono di voce del creator, risultando di conseguenza più naturali e meno “impostate” di un annuncio pubblicato dal brand. Questo aiuta a costruire fiducia e ad aumentare l’engagement in tutte le fasce di pubblico, in particolare quelle più giovani, abituate a contenuti reali e non patinati.

2. Migliori performance rispetto agli annunci tradizionali

Studi interni di Meta dimostrano che queste inserzioni generano tassi di click più elevati (+53%) e costi per acquisizione più bassi (-19%). Il motivo è semplice: sono più rilevanti per l’utente e meno percepite come “disturbo” alla navigazione all’interno del social.

In alcuni casi studio ufficiali Meta vediamo che l’adozione delle Partnership Ads ha portato a un decremento del 69% nel costo per acquisto incrementale sul sito rispetto all’uso agli annunci tradizionali.

3. Tracciabilità e misurazione

A differenza di una semplice collaborazione organica con un creator, le Partnership Ads permettono al brand di tracciare con precisione i risultati: impression, clic, conversioni, ritorno sull’investimento sono tutti misurabili a partire dalla campagna in cui l’inserzione in partnership è inserita (ancora meglio se contiene un UTM di riferimento specifico per il singolo creator!).

Confronto tra post organico e partnership ad di Meta che mostra come un contenuto creator diventa inserzione brandizzata

È possibile, quindi, valutare davvero l’impatto della collaborazione e ottimizzarla in previsione di campagne future.

4. Maggiore varietà creativa, senza complicazioni

Coinvolgere più creator contemporaneamente in un’unica campagna – come il lancio di un nuovo prodotto – permette di veicolare contenuti diversi tra loro, ognuno con uno stile personale e su di una community fedele (su questo ti rimandiamo al punto 7).

E grazie alla struttura delle Partnership Ads, tutto questo è gestibile con facilità all’interno del Business Manager!

5. Gestione semplificata delle autorizzazioni

Una delle grandi novità con il passaggio dalle Branded Content Ads alle Partnership Ads è che oggi basta un’unica autorizzazione iniziale da parte del creator per permettere al brand la promozione del contenuto.

Prima, il processo era più macchinoso e richiedeva più passaggi, spesso fonte di errori o rallentamenti.

Ora – come vedrai nella guida scaricabile in fondo all’articolo – basterà inviare una richiesta di partnership iniziale per poter operare con maggiore libertà… e meno stress!

6. Visibilità per il brand, anche nei contenuti del creator

Anche se il contenuto è pubblicato sul profilo del creator, il brand resta ben visibile, anche per la comparsa del nome dell’azienda a fianco di quello dell’influencer stesso.

Questo mantiene alta la riconoscibilità, anche su un pubblico nuovo, e valorizza l’investimento pubblicitario.

7. Targeting avanzato, anche sul pubblico del creator

Le Partnership Ads non si limitano a spingere il contenuto: permettono di raggiungere il pubblico giusto, inclusa l’audience del creator coinvolto.

Eh sì! Ora è possibile creare un pubblico fatto di fan, follower o semplicemente di utenti che hanno ingaggiato con il profilo del creator e utilizzarlo come target nelle campagne Meta.

Per il brand questo significa poter entrare in contatto con nuove nicchie e rafforzare la propria presenza su segmenti già interessati al proprio prodotto o servizio.

Schermata di creazione di audience personalizzata su Meta Ads Manager per campagne in partnership ads di Meta
All’interno dei gruppi di inserzione, come vedremo, si possono sfruttare sia gli utenti che hanno ingaggiato con i contenuti del creator sia i suoi follower, assieme ad altri segmenti specifici di pubblico.

8. Maggiore controllo dell’output

Solitamente, l’output visivo viene concordato in uno specifico contratto di collaborazione con il creator, che comprende sia le modalità di pubblicazione sia le linee guida che l’influencer deve seguire affinché il contenuto si addica al tono di voce e allo stile del brand.

Ma l’azienda non ha potere decisionale solo in queste primissime fasi di collaborazione: come detto, le Partnership Ads permettono di mantenere anche il controllo sul contenuto (se non è conforme, si può rescindere la partnership e non promuovere in adv l’output) e sul targeting, sfruttando al tempo stesso la fiducia e il coinvolgimento che l’influencer ha già costruito con i propri follower.

Partnership Ads: quali sono i vantaggi per i creator?

Anche i creator traggono vantaggio da questa modalità di collaborazione, che apre nuove opportunità professionali e una visibilità maggiore.

1. Nuove fonti di guadagno

Grazie alla sponsorizzazione da parte del brand, un contenuto organico può diventare una vera e propria fonte di entrate, con budget più consistenti rispetto a una semplice collaborazione non sponsorizzata.

2. Maggiore visibilità, anche fuori dalla propria community

Il contenuto del creator, promosso tramite le inserzioni paid del brand, può raggiungere un pubblico ben più ampio della sua fan e follower base: con molta probabilità, infatti, il creator sarà stato scelto proprio per una certa affinità con i prodotti/servizi offerti dall’azienda.

Questo significa nuovi follower, nuovi contatti e nuove opportunità!

Come si creano le Partnership Ads: scarica la guida gratuita

Ci sono diversi modi per attivare delle Partnership Ads, a seconda del tipo di collaborazione e della strategia della campagna: si può partire da un contenuto già pubblicato (o in fase di pubblicazione) dal creator oppure creare annunci da zero con visual forniti al brand.

Abbiamo raccolto tutti i dettagli, in una guida PDF gratuita step by step.

Compila il form qui sotto e ricevila subito!

 

Misurare i risultati delle inserzioni in partnership

Uno dei vantaggi più concreti (soprattutto per i brand) delle Partnership Ads è la misurabilità.

Mentre i contenuti organici sponsorizzati dai creator sono difficili da tracciare con precisione, con questi annunci il brand ha accesso a tutti i dati rilevanti direttamente da Ads Manager: grazie alla campagna attivata con i contenuti in partnership e a seconda degli obiettivi prefissati, si possono analizzare copertura, impression, click, visualizzazioni dei video, conversioni (e relativi costi di riferimento) e chi più ne ha, più ne metta.

In questo modo è possibile capire cosa funziona, cosa funziona meno, ottimizzando quindi la strategia e le impostazioni per le campagne successive.

Vuoi usare le Partnership Ads per far crescere il tuo brand?

Le inserzioni in partnership sono uno strumento potente, ma vanno integrate in una strategia pubblicitaria ben costruita.

Se vuoi capire come sfruttarle al meglio – su Meta o su altre piattaforme – possiamo aiutarti a progettare campagne efficaci per il tuo business, a seconda dei tuoi obiettivi di marketing.

Contattaci QUI e iniziamo a lavorare insieme sulla tua prossima strategia di advertising 😉

Formati vincenti su Meta per obiettivo di campagna (e le metriche per misurarli)

Non conta solo cosa dici, ma come lo dici. Nel digital marketing è diventata una verità sacrosanta, quasi un mantra.

Se un tempo la sfida di ogni content creator era trovare l’argomento giusto e un taglio originale per trattarlo (e diciamocelo, lo è ancora!), oggi il campo di gioco si è decisamente allargato. La vera partita si gioca su una decisione che precede quasi tutto il resto: quale formato di contenuto sarà il più efficace e coinvolgente? È qui che la strategia di ogni creator prende forma.

Ti occupi di content creation e cerchi il formato Meta vincente? Non saltare questi consigli. Ti svelerò quali formati performano meglio per ogni obiettivo e le metriche chiave per misurarne il successo.

Nessuna formula magica: solo un approccio metodico con cui affrontare le tue prossime scelte!

Scegliere i formati migliori su Meta

Scegliere il formato giusto è una delle mosse determinanti quando si decidono post organici e ads di una campagna. Alla fine, sono le nostre creatività – e quindi i formati che usiamo – a decretare se un contenuto (organico o paid che sia) spacca e, quindi, se la nostra campagna funziona.

Pensiamoci:

  • creatività efficace → campagna con buone prestazioni = cliente soddisfatto e agenzia felice!
  • creatività poco performante → campagna che non raggiunge i risultati attesi = continue call con il cliente non soddisfatto

Nei prossimi paragrafi analizzeremo obiettivo per obiettivo quali sono i formati più performanti e le metriche da considerare per monitorare le performance.

1. Come massimizzare la Brand Awareness

La prima fase del funnel – o di quel che ancora ne resta – è la conoscenza del brand. Farsi notare è forse lo step più difficile. Vuol dire catturare l’attenzione del cliente, triggerarlo, essere catchy! In breve, non farlo scrollare oltre il tuo contenuto. Il segreto per riuscirci? Incuriosire!

Quali sono i formati campioni di visibilità? Senza dubbio due.

Reels

Perché funzionano? Brevi, intuitivi e gli utenti li amano. Chi non preferirebbe guardare una spiegazione video piuttosto che leggere un lungo copy sotto un post?

Inoltre, i Reel pubblicati su Instagram sono visibili sia ai follower sia ai non follower e l’algoritmo può influenzare la visibilità dei Reel – se lo ritiene adatto e performante – distribuendo il video a target più rilevanti o a un pubblico più ampio.

E ultimo ma non ultimo, i Reel hanno la capacità di catturare l’attenzione rapidamente, soprattutto se hanno un buon gancio iniziale! 😉

Il mio consiglio: punta su contenuti autentici, trend del momento e rivisitali con originalità. E non dimenticare di concentrare il main concept nei primi secondi – sono quelli a più alto impatto!

 

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Foto, immagini statiche, infografiche

Perché funzionano (soprattutto quando accompagnate da un contenuto emozionale)? Diciamocelo, l’impatto visivo è immediato. Il più delle volte una semplice grafica statica funziona più di mille caroselli, Reel o di qualsiasi trend.

L’importante è emozionare, far immedesimare lo spettatore, e soprattutto, convincerlo che la grafica è bella e il post vale la pena di essere letto.

Il mio consiglio: utilizza i colori del brand, font leggibili, un messaggio chiaro e infografiche sintetiche e visivamente accattivanti.

 

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Metriche da monitorare per la Brand Awareness

Confronta i risultati dei vari formati utilizzati (un buon media-mix è fondamentale, soprattutto all’inizio!) a seconda di queste metriche: ti faranno capire quali formati sono i migliori per obiettivi di awareness nel tuo account pubblicitario.

  • Copertura: indica il numero di utenti unici raggiunti con il nostro contenuto (ad o post organico).
  • Impression: il numero di volte che il nostro contenuto è stato visto dagli utenti.
  • Frequenza: il rapporto tra impression e copertura si chiama frequenza, ovvero il numero di volte in cui gli utenti hanno visto in media l’annuncio. Alle volte, è indicatore dell’effetto “logorio”, quindi monitorala: se il CTR cala all’aumentare della frequenza, imposta un limite o rinnova le creatività. Ti consiglio di non limitarti ai numeri assoluti, ma di considerare anche la crescita percentuale nel tempo.
  • Thruplay o Visualizzazioni Video di 15 secondi: parlando ovviamente di video, questa metrica ci dice molto sulla qualità dell’attenzione. Infatti, indica il numero di visualizzazioni video totali (se l’utente lo ha visto dall’inizio alla fine) o di almeno 15 secondi che il nostro video ha ottenuto.

2. Come generare ingaggio sui contenuti

Ora che abbiamo l’attenzione del nostro target, come dobbiamo muoverci? Costruiamo relazioni, dialogo e una fedele community, pilastri vitali per la fedeltà al brand. In poche parole, ingaggiamo!

Quali sono i formati che scatenano l’interazione?

Domande, sondaggi, quiz: i formati migliori su Meta per stimolare interazione

Perché funzionano? Costituiscono una bassa barriera all’interazione, stimolano la curiosità e la partecipazione attiva, sia se utilizzati nelle Stories sia in classici post.

Il mio consiglio: rendi le domande pertinenti agli interessi del tuo target o ai tuoi prodotti e/o servizi, stimola la risposta, la condivisione, la menzione tramite CTA ingaggianti. Soprattutto, usa emoji e grafiche per renderli più invitanti.

 

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Carosello: uno dei formati migliori su Meta per incentivare l’azione

Perché funziona? Forte incentivo all’azione, il carosello è record di incassi di reazioni, commenti, condivisioni, nonché menzioni.

Quando si parla di click sul post, i caroselli sono maestri. E tutto ha inizio con quel gesto quasi istintivo del nostro dito, che sembra quasi programmato per far scorrere quelle slide, una dopo l’altra, fino all’ultima.

 

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Contenuti creati dall’utente: User Generated Content (UGC)

Perché funziona? Questi contenuti digitali prodotti spontaneamente e in prima persona dagli utenti – recensioni, foto o post sui social – sono trasversali sulle piattaforme social e parlano del brand o del suo prodotto in modo autentico.

Ottima risorsa per il marketing, gli UGC sono abilissimi nell’aumentare la social proof, la credibilità e la fiducia nei confronti del brand.

Il mio consiglio: coinvolgi attivamente la tua community. Lancia hashtag specifici, crea challenge o semplicemente incoraggia la condivisione di esperienze legate al tuo brand. In questo senso, sono molto utili gli sticker da inserire nelle stories.

 

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Metriche Chiave per misurare l’Engagement

  • Likes, commenti, condivisioni, salvataggi: sono le metriche di maggior valore per molte aziende e quelle che si guardano per prime perché riassuntive di qual è il sentiment percepito dal pubblico. Ovviamente bisogna analizzare la qualità di questi commenti – soprattutto se sono positivi o negativi. Molto spesso è dai commenti che ricaviamo le migliori idee per i prossimi contenuti!
  • Engagement Rate (ER): sempre molto richiesto dal cliente, è la metrica regina. Indica in che percentuale gli utenti che hanno visto il post hanno anche interagito con lo stesso. Come calcolarlo? Numero di interazioni/impression o copertura.
  • Risposte agli sticker (nelle Stories): utilissimi per misurare l’efficacia degli elementi interattivi e la propensione del target all’interazione.
  • Click sul post o al link: questo secondo caso, solo se l’engagement è volto a un approfondimento.

3. Come i formati migliori su Meta guidano alla conversione

Il momento della verità: convertire l’interesse in un’azione concreta di valore per il business, che sia un acquisto, un’iscrizione o il rilascio di un contatto.

Quali sono infine i formati che convertono di più?

Annunci dinamici di prodotto: uno dei formati migliori su Meta per il retargeting

Perché funzionano? Mostrano automaticamente i prodotti più rilevanti dal tuo catalogo a persone che hanno espresso interesse per questi – o per prodotti simili.

Possono apparire come un singolo prodotto o, molto più comunemente, come un carosello dinamico, dove l’utente può scorrere diversi prodotti personalizzati.

Sono un utilissimo strumento di retargeting: se un utente ha visitato la pagina di un prodotto specifico o ha aggiunto articoli al carrello, gli verranno mostrati esattamente questi articoli (o altri correlati).

Esempio di carosello dinamico, uno dei formati migliori su Meta per mostrare prodotti personalizzati in base agli interessi degli utenti.
Il carosello dinamico di Neos sceglie quali prodotti del catalogo mostrare agli utenti sulla base dei loro interessi.

Collection (o Raccolte)

Perché funzionano? Le collection sono un formato più immersivo, una vera e propria vetrina mobile-first ottimizzata per un’esperienza fluida e veloce, dove l’utente può esplorare più prodotti rilevanti senza lasciare Facebook o Instagram.

Tipicamente la collection è formata da un’immagine o un video di copertina e, sotto di essa, da una griglia di 3-4 prodotti presi dal catalogo dinamico. Quando un utente clicca sull’annuncio, si apre un’esperienza a schermo intero (Instant Experience, ex Canvas) che può somigliare a una landing page o a una vetrina, con più prodotti da sfogliare presi dal set di riferimento.

Il mio consiglio: meglio utilizzare questi formati se hai un e-commerce con un catalogo di medie-grandi dimensioni, soprattutto su un pubblico di retargeting per il recupero carrelli abbandonati, per fare upselling o cross-selling (ma funzionano molto bene anche in prospecting!).

Collection dinamica su Meta, con un'immagine di copertina che mostra una città dall'alto e la scritta "Fly". Al di sotto, foto delle destinazioni raggiungibili in aereo con Neos Air dal Kazakhstan. La collection è tra i formati migliori su Meta per creare vetrine interattive e favorire l’esplorazione dei prodotti.
La collection è una vera e propria vetrina per l’utente, che può facilmente esplorare i tuoi prodotti.

Metriche di conversione da non perdere

  • Numero di conversioni totali: lead, vendite o iscrizioni alla newsletter che siano, sono la metrica principale.
  • Tasso di conversione (Conversion Rate): percentuale di utenti che hanno compiuto la conversione desiderata dopo aver visto e/o interagito con il post.
  • Costo per acquisizione o per lead (CPA/CPL): il costo per ottenere una singola conversione (acquisto / lead), ottenuto dividendo la spesa sostenuta per il numero di conversioni.
  • Return On Ad Spend (ROAS): cruciale per le campagne e-commerce, misura il ritorno economico rispetto alla spesa pubblicitaria.

Conclusioni

Ora che hai finalmente una mappa chiara e precisa per navigare nel mondo dei formati social è arrivato il momento di provare a sperimentare, analizzare e trovare la combinazione vincente per i tuoi obiettivi. Non avere paura di mettere in pratica la tua strategia di formati e ricordati sempre di allineare formato-obiettivo-metrica, prima di prendere qualsiasi decisione.

Per il resto, sbizzarrisciti, tenta, sbaglia all’inizio e impara alla fine! E ricorda: ogni tentativo ti porterà a migliorare nelle tue scelte, anche quelle più banali, ma sicuramente decisive per la buona riuscita di ogni tua strategia.

Ulteriori riferimenti

Vuoi scoprire come migliorare post e annunci? Scopri come scrivere copy efficaci per i social network e come creare Reel di successo per Instagram e TikTok.

Il futuro della UX/UI: automazione e creatività umana

Negli ultimi anni, il design della UX/UI ha subito una trasformazione significativa, passando da semplici progetti web a esperienze digitali interattive e complesse, che spaziano dalle app mobili ai software aziendali. Alla base del design della UX/UI rimane la comprensione dei bisogni, dei comportamenti e delle emozioni umane. Tuttavia, l’avvento dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sta cambiando il modo in cui i designer affrontano i problemi e creano soluzioni.

Queste tecnologie consentono di automatizzare attività ripetitive, analizzare rapidamente i dati e proporre soluzioni di design personalizzate basate su insight generati da strumenti avanzati.

La forza dell’AI risiede nella capacità di elaborare enormi quantità di dati, identificare schemi e suggerire soluzioni su misura per le esigenze specifiche degli utenti. Con l’automazione dei processi UX, il ruolo del designer si sta evolvendo verso decisioni strategiche e creative, mentre le attività ripetitive vengono delegate alle macchine.

Strumenti potenziati dall’AI per il processo di UX Design

Numerosi strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno rivoluzionando il modo in cui i designer lavorano, offrendo nuove possibilità per velocizzare e ottimizzare il workflow.

Ricerca utente basata su AI

La ricerca utente è un elemento fondamentale della UX design, indispensabile per comprendere le esigenze e i comportamenti degli utenti. Tradizionalmente, questa fase comporta sondaggi, interviste e test di usabilità, spesso lunghi e complessi (nonché molto costosi).

Oggi, strumenti come Hotjar velocizzano questo processo analizzando il comportamento degli utenti attraverso heatmap, registrazioni delle sessioni e tracciamento dei clic.

Visualizzazione di una heatmap con tracciamento del movimento del mouse su un’interfaccia web simulata.
Hotjar fornisce heatmap e tracciamenti per analizzare il comportamento degli utenti in modo visuale.

Quali vantaggi porta ai designer? Grazie a questi strumenti, i designer ottengono insight rapidi e precisi, riducendo il margine di errore e aumentando la qualità dei dati raccolti.

Design personalizzato tramite AI

Figma, uno degli strumenti di design più utilizzati al mondo, sta integrando sempre più funzionalità AI per rendere il processo ancora più efficiente e personalizzato. Grazie ai plugin basati su AI – come Autoflow per la creazione automatica di flussi e diagrammi – o ai suggerimenti automatici durante la prototipazione interattiva, Figma accelera il workflow e migliora la precisione.

Interfaccia di Figma che mostra un prompt AI per generare immagini durante la progettazione di un'interfaccia utente.
Figma integra sempre più funzionalità AI per velocizzare la progettazione e migliorare la prototipazione.

Inoltre, l’integrazione di plugin AI per la generazione automatica di testi e immagini consente di creare mockup realistici e prototipi avanzati senza la necessità di ricorrere a strumenti esterni.

Quali sono i vantaggi? Questo approccio permette ai designer di risparmiare tempo e di testare rapidamente diverse soluzioni grafiche, adattandosi in modo dinamico alle esigenze del progetto.

Test di usabilità con AI

Il testing di usabilità è essenziale per garantire esperienze fluide e coinvolgenti!

Strumenti come PlaybookUX simulano comportamenti utente e analizzano i prototipi per identificare problemi di navigazione o barriere all’accessibilità. Questo consente di ottimizzare l’interfaccia prima del lancio, prevenendo errori costosi.

Screenshot dell’interfaccia di PlaybookUX con selezione dei dati demografici e dettagli di un partecipante al test.
Con PlaybookUX è possibile testare prototipi raccogliendo feedback realistici e automatizzati.

Il ruolo del Designer

Nonostante l’avvento di queste tecnologie, l’intervento umano del designer resta fondamentale per garantire la coerenza visiva e il rispetto delle linee guida definite dal brand book del cliente.

Sebbene l’AI supporti il processo creativo, la sensibilità estetica e la comprensione del contesto aziendale rimangono competenze insostituibili del designer.

Conclusione

L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno rivoluzionando il design della UX/UI, rendendo i processi più veloci e precisi. Tuttavia, la componente umana resta fondamentale per creare esperienze emozionali e autentiche. Il futuro del design non sarà solo tecnologico, ma anche profondamente umano, dove la creatività e l’empatia resteranno inevitabilmente pilastri fondamentali.

Ulteriori riferimenti

Ho parlato di strumenti AI per graphic designer anche in questo articolo: scopri i 6 tool che ritengo indispensabili.

Perché gli slideshow danneggiano ancora il tuo sito nel 2025 (e cosa fare invece)

È un copione che si ripete con sorprendente regolarità nelle riunioni di web design: si discute dell’homepage, della necessità strategica di comunicare diversi messaggi chiave, di dare spazio a molteplici contenuti ritenuti importanti.

E alla fine, quasi inevitabilmente, emerge la proposta: “Mettiamo uno slideshow!”. O carosello, o slider. Un meccanismo apparentemente semplice per risolvere complesse esigenze di comunicazione visiva. Eppure, nonostante anni di analisi, dati contrari e l’evoluzione stessa del web, questa soluzione continua a essere richiesta e implementata.

Già diversi anni fa, in un nostro articolo del 2019, mettevamo in guardia contro questa pratica, analizzandone i problemi fondamentali. Oggi, nel 2025, non solo quelle ragioni restano valide, ma il quadro si è aggravato: le esigenze di performance, l’esperienza mobile e l’imprescindibile accessibilità rendono gli slideshow una scelta ancora più problematica, un vero ostacolo all’efficacia di un sito web.

È decisamente ora di voltare pagina.

I problemi fondamentali (che il tempo non ha risolto)

Le criticità intrinseche degli slideshow non sono svanite con gli anni, anzi.

L’effetto “invisibilità” (Banner Blindness)
Gli utenti hanno affinato la capacità di ignorare elementi grafici animati che interrompono la fruizione, spesso associandoli a banner pubblicitari. L’attenzione viene deviata, e se anche la prima slide riceve uno sguardo fugace, i contenuti successivi rimangono nascosti alla maggior parte dei visitatori. Un contenuto non visto è un’opportunità persa.

Fatica cognitiva e interazione frustrante
Il movimento automatico cattura l’attenzione involontaria, ma lo fa a scapito della concentrazione necessaria per leggere e comprendere. A questo si somma la confusione generata dalla mancanza di un’interfaccia standard: controlli diversi per forma, posizione e comportamento (auto-play, pausa al passaggio del mouse, ecc.) costringono l’utente a uno sforzo mentale aggiuntivo solo per capire come interagire, ammesso che ne abbia voglia.

Messaggi annacquati e attenzione frammentata
Sperare di comunicare efficacemente N messaggi nello spazio di uno è un’illusione. Ogni messaggio perde forza, la gerarchia visiva si appiattisce. Il passaggio continuo da una slide all’altra obbliga l’utente a resettare l’attenzione, rendendo difficile l’assimilazione delle informazioni.

L’impatto negativo sulle conversioni

Al di là dell’usabilità, i numeri parlano chiaro. I tassi di interazione (click-through rate, CTR) con gli slideshow sono notoriamente bassi, spesso irrisori, e quei pochi click si concentrano quasi esclusivamente sulla prima slide.

Questo si traduce in fallimento degli obiettivi di business: l’offerta speciale scompare dopo pochi secondi, il nuovo servizio non viene scoperto, l’annuncio importante rimane lettera morta. Non è infrequente osservare, tramite A/B test, come la semplice sostituzione di uno slideshow con un elemento statico ben progettato porti a un miglioramento misurabile delle conversioni sulla pagina. L’attenzione può finalmente focalizzarsi su messaggi e call-to-action chiari.

Nuove urgenze: performance, SEO e Core Web Vitals

L’ottimizzazione delle performance è oggi un pilastro fondamentale del web design, essenziale per il posizionamento sui motori di ricerca (SEO) e per non frustrare gli utenti. Gli slideshow, da questo punto di vista, rappresentano spesso un pesante fardello.

L’ostacolo alle metriche Core Web Vitals (CWV)
Google valuta l’esperienza utente tramite metriche precise, e gli slideshow tendono a peggiorarle:

  • LCP (Largest Contentful Paint): immagini multiple e spesso pesanti caricate nella parte alta della pagina rallentano il caricamento dell’elemento visivo principale.
  • CLS (Cumulative Layout Shift): se lo spazio non è correttamente riservato o il caricamento è asincrono, lo slideshow può causare fastidiosi “salti” del layout durante il caricamento.
  • TBT/INP (Total Blocking Time / Interaction to Next Paint): il codice JavaScript necessario per le animazioni e le funzionalità può appesantire la pagina, ritardando la sua capacità di rispondere alle interazioni dell’utente.

Le conseguenze per la SEO
Un sito lento e con CWV insufficienti viene valutato negativamente da Google. Inoltre, un utente che sperimenta lentezza e scatti è più incline ad abbandonare il sito rapidamente (aumentando la frequenza di rimbalzo), vanificando gli sforzi per attrarlo.

Nuove urgenze: l’esperienza mobile compromessa

Sui dispositivi mobili, con schermi più piccoli e connessioni potenzialmente meno stabili, i limiti degli slideshow diventano ancora più evidenti.

Interazione difficoltosa
Controlli minuscoli sono difficili da usare con le dita. Lo scorrimento laterale (swipe) può interferire con la navigazione verticale della pagina.

Performance critiche
Il peso aggiuntivo sul caricamento e sulla fluidità è ancora più problematico su smartphone e tablet.

Spreco di spazio prezioso
Dedicare la porzione più importante dello schermo mobile a un componente poco efficace e spesso lento è una pessima allocazione delle risorse visive.

Nuove urgenze: le barriere dell’accessibilità (A11y)

Forse il punto più critico e ancora troppo sottovalutato. Gli slideshow sono spesso un campo minato per l’accessibilità, impedendo o rendendo estremamente difficoltosa la fruizione a utenti con diverse abilità.

Navigazione da tastiera bloccata
Molti utenti navigano senza mouse. I controlli dello slideshow sono spesso irraggiungibili o non funzionanti tramite tastiera.

Incomprensibilità per gli screen reader
Gli utenti non vedenti si affidano a software che leggono il contenuto. Gli slideshow frequentemente non forniscono le informazioni necessarie: il contenuto potrebbe non essere letto, l’ordine confuso, i cambi di slide non comunicati.

Mancanza di controllo sull’animazione
L’avanzamento automatico è un ostacolo per persone con disturbi dell’attenzione o cognitivi. È essenziale poter mettere in pausa o fermare facilmente il movimento.

Movimento non rispettato
Nonostante le opzioni di sistema per ridurre le animazioni, molti slideshow le ignorano, creando disagio.

Trascurare l’accessibilità non è solo una mancanza di etica digitale e un potenziale rischio legale, ma significa escludere attivamente una parte del proprio pubblico.

Perché allora resistono? La psicologia dietro la scelta

Come mai, di fronte a tante controindicazioni, gli slideshow continuano ad apparire? Le motivazioni sono raramente tecniche:

Soluzione di compromesso
Un modo “indolore” per accontentare diverse funzioni aziendali che reclamano visibilità in homepage.

Falsa modernità
L’idea che il movimento sia intrinsecamente sinonimo di un design attuale e dinamico.

Conformismo
La tendenza a replicare ciò che fanno i concorrenti, senza analisi critica.

Difficoltà a scegliere
L’incapacità di definire un messaggio prioritario porta a volerli includere tutti, diluendoli.

Le alternative efficaci: cosa fare invece

Esistono approcci decisamente migliori per valorizzare l’apertura di un sito web e presentare contenuti chiave in modo performante, accessibile ed efficace.

  • Singola “Hero Section” d’impatto: la strategia più consigliata. Combina un visual forte (immagine o video ottimizzato), un titolo (H1) chiaro sulla proposta di valore, un testo conciso e una Call-to-Action (CTA) ben definita. Garantisce focus, performance e misurabilità. Un calendario editoriale può programmarne gli aggiornamenti per mantenerla rilevante nel tempo.
  • Layout a griglia o “Card”: ideale per presentare più elementi di pari livello (es. categorie, servizi, news). Tutti i contenuti sono subito visibili, l’utente sceglie cosa approfondire, il design risulta ordinato e moderno.
  • Contenuto diretto: per siti molto specifici o per audience con obiettivi chiari, si può eliminare la sezione introduttiva e presentare subito i contenuti principali (es. catalogo prodotti, articoli). Massima efficienza.
  • Pagine di destinazione (Landing Page) specifiche: spesso la soluzione migliore non è affollare l’homepage, ma creare pagine dedicate per segmenti di pubblico, campagne o parole chiave. Massimizzano la rilevanza e le conversioni.
  • (Con cautela) Video breve ottimizzato: un video di sfondo, muto o con controlli, può creare engagement se leggerissimo, ottimizzato, con testo e CTA sovrimpressi e un’immagine di fallback. Richiede grande attenzione tecnica.

Conclusione: scegliere l’efficacia, non l’abitudine

Ribadiamolo: nel 2025, gli slideshow rappresentano una tecnica superata, che introduce problemi significativi di usabilità, conversione, performance, SEO e accessibilità. Continuare a usarli significa privilegiare un’abitudine o un’estetica superficiale rispetto all’efficacia reale e alle esigenze degli utenti.

La vera sfida progettuale sta nel fare scelte strategiche, definire priorità e comunicare con chiarezza. Le alternative valide ci sono, funzionano meglio e sono più rispettose del pubblico. È il momento di abbandonare gli slideshow e adottare soluzioni che portino risultati concreti. Se serve aiuto per identificare e implementare l’approccio migliore, affidarsi a professionisti focalizzati sull’efficacia è la scelta più saggia.

Risorse utili

Il nostro articolo originale del 2019
Per un approfondimento storico.

shouldiuseacarousel.com
Sempre valido nella sua sinteticità.

Carousel UX Best Practices for Better Engagement – Cantilever
Un articolo recente (2025) che riassume i problemi (inclusi CWV e mobile UX) e mostra alternative concrete con esempi.

Do Rotating Sliders Help or Hurt Your Website? [Research Roundup] – Orbit Media Studios
Una raccolta di studi e dati (anche se alcuni datati) che quantificano la scarsa interazione e l’impatto negativo sulle conversioni.

Make carousels accessible – Centre for Excellence in Universal Design
Linee guida dettagliate sull’accessibilità dei caroselli, con enfasi sulle tecniche WCAG e sul perché sarebbe meglio evitarli.

Carousels – Accessibility Design Guide
Una guida pratica canadese sull’accessibilità dei caroselli, con best practice specifiche per diversi tipi di disabilità.

 

6 strumenti di IA indispensabili per i graphic designer

Come designer, conosco bene la soddisfazione di dare vita a un progetto visivo da zero, ma non posso negare che alcune attività ripetitive e meccaniche possano rallentare il flusso creativo.

L’intelligenza artificiale sta cambiando questo scenario. Non si tratta di sostituire il talento umano ma di valorizzarlo e potenziarlo. In questo articolo esploreremo alcuni strumenti di IA che possono davvero fare la differenza nel lavoro quotidiano di un designer, ottimizzando i processi e aprendo nuove possibilità creative.

Diciamolo chiaramente: se c’è una parte del lavoro che la maggior parte dei graphic designer non ama particolarmente, è sicuramente quella delle attività ripetitive e noiose, come la rimozione degli sfondi o la formattazione del testo.

Fortunatamente, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha portato alla creazione di strumenti sempre più sofisticati, che non solo velocizzano i compiti più tediosi, ma offrono anche un supporto creativo prezioso. Questi strumenti diventano una fonte di ispirazione quando si è bloccati o alla ricerca di nuove idee.

In questo articolo esploreremo alcuni dei migliori software di progettazione IA disponibili, analizzando le loro funzionalità principali, i vantaggi e i casi d’uso.

Cosa sono gli strumenti di IA per i designer?

Gli strumenti di intelligenza artificiale per il graphic design automatizzano attività ripetitive e supportano la creatività tramite l’elaborazione di immagini, testi e altri elementi grafici.

Questi software aiutano i designer a liberarsi da compiti meccanici come la rimozione di sfondi o il ridimensionamento delle immagini, offrendo più spazio alla sperimentazione visiva. Grazie al machine learning e all’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), generano contenuti personalizzati e si adattano progressivamente alle esigenze dell’utente.

Tuttavia, nonostante la loro potenza, è fondamentale mantenere una solida conoscenza delle regole del buon design e dei software professionali tradizionali. L’IA è un prezioso alleato, ma non può sostituire la competenza e l’esperienza acquisite nel tempo.

6 strumenti di IA indispensabili per i graphic designer

Adobe Firefly: creatività potenziata dall’IA

Adobe Firefly è l’ultima novità della suite Adobe, pensata per potenziare il lavoro creativo attraverso l’intelligenza artificiale. Questo strumento permette di generare effetti di testo innovativi, trasformare il testo in immagini e ricolorare vettori con un’ampia gamma di variazioni cromatiche.

Firefly è disponibile per gli abbonati ai programmi cloud di Adobe, come Illustrator, Photoshop, Premiere Pro (beta) e Lightroom. L’integrazione con il flusso di lavoro esistente lo rende un’aggiunta preziosa.

 

Let’s Enhance: immagini di alta qualità in un click

Let’s Enhance è uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che migliora la qualità delle immagini senza perdere dettagli preziosi. Ideale per ingrandire foto a bassa risoluzione o restaurare immagini datate, utilizza reti neurali per ricostruire e potenziare i dettagli, garantendo risultati di alta qualità anche partendo da immagini pixelate.

Perfetto per chi ha bisogno di preparare immagini per la stampa o per l’uso digitale senza compromettere la nitidezza, Let’s Enhance rappresenta una soluzione rapida e affidabile per ottimizzare il materiale visivo.

 

Fontjoy: abbinamenti tipografici ottimizzati dall’IA

Fontjoy è uno strumento innovativo che utilizza reti neurali per creare abbinamenti di caratteri armoniosi e visivamente attraenti. Grazie ad algoritmi avanzati di intelligenza artificiale, analizza una vasta gamma di font per suggerire coppie tipografiche coerenti, perfette per progetti di branding, web design e marketing.

Ideale per graphic designer e professionisti del branding, Fontjoy elimina il fastidio della selezione manuale dei caratteri, offrendo combinazioni pronte all’uso e visualizzazioni in tempo reale per verificare l’effetto finale. Un vero alleato per ottimizzare l’appeal visivo dei progetti senza sacrificare il tempo e la qualità.

 

Khroma: palette cromatiche su misura

Khroma è uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che aiuta i designer a creare combinazioni di colori personalizzate in base alle proprie preferenze. Ideale per chi cerca uniformità cromatica tra diversi progetti, Khroma offre una vasta gamma di palette già pronte o personalizzabili.

Grazie alla capacità di apprendere dai gusti dell’utente, lo strumento suggerisce colori coerenti e armoniosi, facilitando il processo di scelta e garantendo una coerenza estetica ottimale.

 

AutoDraw: schizzi raffinati in un attimo

AutoDraw, sviluppato da Google, è uno strumento intelligente che converte schizzi grezzi in illustrazioni pulite e professionali. Grazie all’uso dell’apprendimento automatico, riesce a prevedere cosa stai cercando di disegnare, suggerendo varianti più curate e stilizzate.

Ideale per schizzi rapidi e ideazione visiva, AutoDraw è adatto sia ai designer professionisti che a chi si diletta con il disegno. La sua interfaccia intuitiva lo rende accessibile a tutti, semplificando la fase di brainstorming e garantendo risultati visivamente piacevoli.

 

Alpaca: dal 2D al 3D in pochi click

Alpaca è uno strumento innovativo che utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare progetti bidimensionali in modelli tridimensionali. Ideale per designer di prodotti e architetti, Alpaca interpreta profondità e prospettiva, creando rendering 3D accurati e realistici a partire da semplici schizzi 2D.

Grazie alla capacità di comprendere proporzioni e angoli, offre un’esperienza immersiva e consente di visualizzare in modo dinamico i propri progetti, rendendo la presentazione dei concept ancora più coinvolgente.

Conclusioni

L’adozione dell’intelligenza artificiale nel graphic design non significa abbandonare le competenze tradizionali, ma arricchire il proprio processo creativo con nuove possibilità. Gli strumenti di IA possono accelerare attività ripetitive, suggerire combinazioni visive inaspettate e offrire spunti innovativi, ma non devono sostituire il talento e la sensibilità acquisiti nel tempo.

I designer più efficaci sono quelli che riescono a combinare l’uso consapevole della tecnologia con una solida padronanza delle regole del buon design. Solo così l’IA diventa un potente alleato, capace di amplificare il valore del lavoro creativo senza mai comprometterne l’autenticità e l’impatto visivo.

8+1 consigli per campagne ecommerce su Meta

Fare Meta Advertising non è semplice: mille variabili, ottimizzazioni e opzioni tra cui scegliere.

Le campagne di conversione Meta sono però incredibilmente efficaci per chi deve gestire un e-commerce… se impostate nel modo giusto.

E come si impostano nel modo giusto? Lo scoprirai nei prossimi 9 punti.

1. Tracciamenti

Il primo consiglio che mi sento di darti è il più importante, la base senza cui tutto il resto non conta: per ottimizzare le tue campagne ecommerce su Meta, i tracciamenti devono funzionare alla perfezione.

Pixel e Conversion API devono essere entrambi impostati correttamente, perché altrimenti l’algoritmo lavorerà senza alcuna direzione e avrai buttato i soldi dell’advertising.

Assicurati quindi che tutte le fasi del funnel di acquisto (aggiunte al carrello, inizi di checkout, etc.) e i relativi parametri (costo dei prodotti, ID, etc.) vengano tracciati.

La tabella illustra gli eventi impostati per un'ecommerce.
Un classico esempio di eventi impostati per un ecommerce

Tip: se utilizzi un catalogo dinamico controlla periodicamente anche quello.

2. Definire un budget adeguato

Secondo punto fondamentale per le tue campagne ecommerce su Meta: la benzina. Se vuoi ottenere molti risultati dovrai prevedere un investimento sufficiente, soprattutto perché questi risultati in particolare sono l’azione più difficile da far eseguire ad un utente: lasciarti i suoi soldi.

Se vuoi conoscere quanto budget per una campagna Facebook ti serve ecco qui la guida perfetta per te: quanto budget investire e come allocarlo nelle campagne Meta.

3. Scegliere la giusta finestra di attribuzione

Argomento tecnico ma non per questo da sottovalutare, le finestre di attribuzione sono indispensabili per far capire all’algoritmo che tipo di acquirenti cercare.

Le principali sono due:

  • 7-day click, per acquisti effettuati entro 7 giorni dal click sull’inserzione,
  • oppure 7-day click + 1-day view, che include anche gli acquisti effettuati entro 1 giorno dalla visione dell’inserzione, senza per forza averla cliccata.

Ok, ma qual è la differenza in parole povere?

L’attribuzione 7-day click indica che una persona ha almeno cliccato sulla nostra ad. È di solito più difficile da ottenere, ma indica probabilmente che l’inserzione ha avuto un forte impatto nella decisione dell’utente.

Gli acquisti 1-day view invece vengono attribuiti alle nostre campagne, ma le persone hanno soltanto visto l’inserzione. Ed effettuato l’acquisto in altro modo – per esempio, andando direttamente sul sito. Non è chiaro quindi quanto l’ad abbia impattato sulla decisione dell’utente, che probabilmente aveva già intenzione di comprare.

La questione dell’attribuzione è complessa e delicata, ma è importante comunque avere un’idea di base.

Semplificandola molto, ti consiglio di scegliere:

  • 7-day click se hai un brand avviato, presente anche su altri canali e che vuole lavorare sull’incrementalità di Meta;
  • 7-day click + 1-day view se invece sei agli inizi e preferisci dare all’algoritmo più dati su cui lavorare e su cui costruire un pubblico iniziale.
I risultati delle due finestre di attribuzione possono variare tantissimo tra loro.

4. Trovare la frequenza ideale

La frequenza è il rapporto tra le impression e la copertura, ovvero il numero di utenti unici raggiunti.
La frequenza è il rapporto tra le impression e la copertura, ovvero il numero di utenti unici raggiunti.

Tradotto? La frequenza indica quante volte le persone vedono un’ad.

Ottimizzare la frequenza significa mostrare le inserzioni quanto basta per far sì che le persone si ricordino del nostro messaggio, ma senza infastidirle.

Perché, ripetiamo insieme: le persone su Facebook e Instagram non vogliono vedere le nostre pubblicità. Non sono lì per questo. Se volessero farlo, andrebbero su Google. Quindi dobbiamo approcciarci a loro con cautela ed educazione.

Mercati e target sono estremamente diversi tra loro, ma per avere un riferimento molto generico puoi basarti su questi valori:

  • tra 1 e 2 volte alla settimana per campagne rivolte a pubblici freddi, di prospecting;
  • circa 7 volte a settimana (quindi una volta al giorno) per il retargeting dei pubblici caldi.
In media, buona parte delle persone che raggiungiamo con l’adv vede le inserzioni una volta sola. Ma è troppo poco perché abbiano un impatto sul ricordo del brand.

5. Scegliere la giusta Call to Action

Le CTA che Meta mette a disposizione nelle campagne di conversione sono molte e specifiche, ed è compito dell’advertiser scegliere la migliore.

Molto spesso si vede utilizzare il generico “Scopri di più”, ma se vuoi promuovere un ecommerce su Meta non puoi lasciare spazio a dubbi o interpretazioni.

Vuoi che una persona compri? Allora scegli la Call to Action “Acquista ora”. E basta.

6. Produrre creatività ad hoc

Segue il punto precedente: le creatività devono essere chiare ed esplicite.

Via libera quindi a scritte grandi e prodotti in primo piano, con foto di buona qualità.

Se poi vuoi lavorare in retargeting allora vai sul sicuro con i miei consigli per creare inserzioni che convertano.

7. Usare inserzioni con catalogo dinamico

Concludiamo il trittico di consigli sulle ads menzionando i formati nati appositamente per gli ecommerce: le inserzioni dinamiche, di cui puoi scoprire ogni segreto in questo articolo.

Utilizzare collection, caroselli o immagini dinamiche con un bel catalogo prodotti è fondamentale per promuovere un ecommerce su Meta.

I caroselli dinamici sono formati molto efficaci per gli ecommerce.

 

8. Scegliere un obiettivo di campagna adatto

La quantità di opzioni che abbiamo a disposizione per ottimizzare le campagne Meta è davvero ampia. Anche nel caso specifico degli ecommerce, nonostante l’obiettivo di campagna generico sia “Vendite”, possiamo scegliere tra diverse varianti.

Advantage+ o conversione manuale?

Le prime sono il più recente gioiellino algoritmico di Meta, mentre le seconde le campagne “tradizionali” di vendita che permettono di personalizzare in modo più specifico pubblici e posizionamenti.

La piattaforma spinge molto le campagne algoritmiche ed effettivamente il machine learning migliora di giorno in giorno, ma prima di riempire il vostro account di Advantage+ ti suggerisco di leggere questo articolo fino in fondo…

Catalogo: sì o no?

Nelle campagne manuali puoi scegliere di utilizzare le inserzioni del catalogo. Come detto prima sono molto utili, ma attenzione: attivare l’opzione significa poter usare solo inserzioni con catalogo, che peraltro deve essere lo stesso per tutta la campagna.

Anche a livello di gruppi di inserzione avrai l’obbligo di scegliere un set di prodotti e utilizzare solo quello per tutte le tue ads.

Valuta quindi se è questa l’opzione che fa per te e, se hai dubbi, non attivarla. Potrai comunque utilizzare le inserzioni con catalogo dinamico (e anche tutti gli altri formati).

Nelle impostazioni della campagna di vendita possiamo scegliere se utilizzare solo inserzioni con catalogo

Numero o valore?

Infine, in entrambe le tipologie di campagna puoi scegliere tra due obiettivi di prestazioni: il numero di conversioni, oppure il valore delle stesse. Quantità o qualità.

La scelta dipende dal tuo business e da che tipo di prodotti vendi, ma tieni presente che ottimizzare per valore in modo efficace richiede una buona quantità di dati.

Se sei agli inizi della vostra attività di advertising potrebbe quindi essere più efficace puntare sulla quantità.

9. Bonus: occhio alle trappole!

I consigli per campagne di ecommerce che abbiamo visto fino adesso sono generici e offrono un’ottima base per capire come migliorare l’advertising su Meta, ma attenzione: sono solo l’inizio.

Ogni situazione è diversa dalle altre e le piattaforme stesse offrono così tante possibilità che è impossibile esista una sola soluzione per tutti i casi.

Se vuoi davvero fare un salto di qualità allora devi assolutamente leggere il mio articolo su come evitare le trappole delle best practice, di cui onestamente vado molto fiera. Ti aprirà un mondo.

Le Advantage+ sembrano performare molto meglio delle campagne tradizionali. Ma è sempre vero?
Le Advantage+ sembrano performare molto meglio delle campagne tradizionali. Ma è sempre vero?

Conclusioni

Arrivati a questo punto puoi vantarti di sapere cosa serve per condurre campagne ecommerce su Meta efficaci.

Il prossimo passo sarà mettere tutto in discussione. Regolarmente, con metodo, per migliorare sempre di più.

Concludo quindi con un articolo su come analizzare o ottimizzare un account pubblicitario su Meta. Da aggiungere ai preferiti!

Ulteriori riferimenti

Ti interessano il settore turistico o beauty? Allora approfondisci l’argomento scoprendo perché Meta è la piattaforma giusta per il settore turistico e cosa può fare la piattaforma per il mercato beauty & pharma.

5 step per una strategia di Lead Generation efficace su Meta

La Lead Generation su Meta, che include Facebook e Instagram, può essere un potente alleato per acquisire nuovi contatti qualificati. Tuttavia, per ottenere risultati concreti, è essenziale pianificare una strategia ben strutturata. Ecco i 5 step fondamentali per massimizzare l’efficacia delle tue campagne.

1. Definisci il tuo pubblico con precisione

Una strategia di successo parte da una chiara comprensione di chi vuoi, ma soprattutto di chi non vuoi raggiungere. Meta offre strumenti avanzati per la segmentazione, tra cui:

  • audience personalizzate: ti basterà caricare un database di contatti già ottenuti di modo da poterli escludere dal tuo target;
  • audience simili (o Lookalike): si possono creare pubblici che condividono caratteristiche simili ai tuoi contatti già acquisiti;
  • target dettagliato: sfrutta parametri come interessi, comportamenti e dati demografici per raggiungere potenziali nuovi utenti.

2. Scegli il form più adatto

Meta offre due opzioni per la Lead Generation: i lead ads nativi (interni alla piattaforma) o i form su landing page esterne.

Lead Ads native su Meta

Le Lead Ads sono annunci che permettono agli utenti di lasciare i propri dati senza uscire da Facebook o Instagram tramite dei moduli interni a Meta. Ne è un esempio il modulo qui sotto — creato per Veralab — dove l’utente deve solo selezionare le sue preferenze di prodotto (il resto dei campi – nome, cognome e mail è già precompilato).

Esempio di annuncio di Lead Generation utilizzato dal brand Veralab.
Esempio di annuncio di Lead Generation su Meta utilizzato dal brand Veralab.

Un esempio di modulo più complesso — sempre da sfruttare attraverso le Lead Ads — è questo di Turisanda, dove l’utente deve compilare 10 domande personalizzate (oltre a nome, cognome, numero di telefono ed e-mail), per poi scoprire “Che viaggio di nozze sei”. Questo form richiede più tempo e sforzi per essere compilato, quindi il lead finale sarà di maggiore qualità, visto che l’utente si è impegnato particolarmente per poi lasciare il contatto.

Le prime domande fatte in questo form nativo per Turisanda sono tutte utili a scoprire poi a quale viaggio di nozze ideale si corrisponde.
Le prime domande fatte in questo form nativo per Turisanda sono tutte utili a scoprire poi a quale viaggio di nozze ideale si corrisponde.
Dopo aver inviato le proprie risponde, alla fine del form si ricorda di controllare il risultato del test nella propria posta elettronica.
Dopo aver inviato le proprie risponde, alla fine del form si ricorda di controllare il risultato del test nella propria posta elettronica.

Lead form su landing page esterne

Se il funnel è più complesso, è meglio indirizzare gli utenti a una pagina ottimizzata per ottenere nuovi contatti, come abbiamo fatto (inizialmente, prima di implementare anche qui i form nativi) per Tognana.

Annuncio utilizzato per l'acquisizione di nuovi contatti per il brand Tognana
Annuncio utilizzato per l’acquisizione di nuovi contatti per il brand Tognana
Il form su landing page da compilare per iscriversi alla newsletter di Tognana
Il form su landing page da compilare per iscriversi alla newsletter di Tognana

Quindi, quale strategia è più performante?

Il lead ad nativo porta molto spesso a un costo per lead inferiore, perché è molto più semplice da ottenere (le informazioni in possesso di Meta sono spesso già precompilate), mentre i contatti ottenuti su landing page sono solitamente di maggior qualità, proprio perché richiedono uno sforzo maggiore per l’utente e maggiori step per ottenerli.

Ti consigliamo, quindi, di analizzare i lead ottenuti nel CRM, al fine di valutare quale tipo di modulo (lead nativo o esterno) ha portato poi a maggiori acquisti e/o sottoscrizioni finali: solo così facendo puoi valutare la qualità dei contatti e stabilire quale strategia è qualitativamente più efficace.

3. Crea un’offerta irresistibile per i nuovi iscritti

Le persone sono più inclini a lasciare i propri dati se ricevono qualcosa in cambio. Offri valore ai tuoi utenti!

Ecco alcune idee molto efficaci per ottenere nuovi contatti con le tue campagne di Lead Generation:

  • contenuti esclusivi: ebook, guide, white paper o webinar scaricabili gratuitamente dopo aver lasciato i propri dati;
  • sconti personalizzati: un incentivo economico può essere molto persuasivo in cambio dell’iscrizione al sito o alla newsletter;
  • accesso anticipato: promuovi un prodotto o un servizio in anteprima per gli iscritti.

4. Monitora e ottimizza le campagne

L’analisi dei risultati è fondamentale per migliorare continuamente le tue strategie. Affidati quindi a:

  • Meta Ads Manager per monitorare metriche come CTR (Click-Through Rate), CPC (Costo Per Click) e soprattutto CPL (Costo Per Lead) e ottimizza le campagne per la target audience più performante;
  • dati CRM: traccia il comportamento degli post-iscrizione, per valutare quanti nuovi lead poi convertono o quanti abbandonano la mailing list;
  • test A/B: sperimenta con varianti di creatività, testi, moduli lead e offerte per identificare ciò che funziona meglio sul tuo pubblico.

5. Sfrutta le lead raccolte con strategie mirate

Dopo aver ottenuto i contatti, inizia il vero lavoro: trasformare queste lead in clienti! Ecco alcune azioni che puoi mettere in pratica per massimizzare il valore delle lead raccolte su Meta:

  • retargeting dinamico: le lead raccolte possono essere inserite come pubblico nelle campagne di retargeting, in modo da mantenerle coinvolte e attive con annunci mirati e aumentare così le probabilità che convertano;
  • upselling e cross-selling: se hai già trasformato una lead in cliente, non fermarti lì! Proponi offerte cross-sell (invogliandolo ad aggiungere al carrello prodotti complementari a quello selezionato) o up-sell (suggerendo l’acquisto di una versione più costosa di quella scelta);
  • offri upgrade o abbonamenti per aumentare il valore del cliente nel tempo (CLTV).

Conclusioni

Una strategia di Lead Generation efficace su Meta richiede pianificazione, sperimentazione e un costante affinamento. Seguendo questi 5 step, potrai massimizzare il numero di contatti qualificati e creare un funnel che converte.

Ricorda, però, che l’elemento chiave è il valore offerto al tuo pubblico: sii rilevante, autentico e orientato ai bisogni degli utenti.

Sei pronto a mettere in pratica questi consigli? Testa subito la tua strategia e inizia a generare nuovi lead!

Approfondimenti sulla Lead Generation su Meta

Come sfruttare i trend ecommerce Beauty & Pharma nel 2025 con Meta Ads e Content Marketing

In un nostro procedente articolo abbiamo fatto una panoramica del mercato del settore Beauty & Pharma per il 2025, riassumendo quanto detto dagli speaker della prima edizione dell’Ecommerce Beauty & Pharma Conference.

In questo, invece, vogliamo andare più in profondità e capire come sfruttare i trend ecommerce 2025 con le Meta Ads, dando anche importanza al ruolo che avrà il Content Marketing quest’anno e in futuro.

Fidelizzazione & Engagement al centro

Nel panorama ecommerce attuale per il settore Beauty & Pharma, acquisire nuovi clienti sta diventando sempre più costoso, rendendo la fidelizzazione un elemento strategico imprescindibile, soprattutto se consideriamo quelli che potremmo definire i “problemi” dei settori Beauty & Pharma.

I problemi delle aziende dei settori Beauty & Pharma: regolamentazioni ferree, uno specifico ciclo di vita del prodotto, la sensibilità dei consumatori ai loro bisogni e problemi comuni, come il sovraccarico di dati e le comunicazioni generiche.
I problemi delle aziende dei settori Beauty & Pharma: regolamentazioni ferree, uno specifico ciclo di vita del prodotto, la sensibilità dei consumatori ai loro bisogni e problemi comuni, come il sovraccarico di dati e le comunicazioni generiche (alessio Sorrentino, Business Developer di Floox).

Qualche dato:

  • un cliente ha una probabilità del 65% di riacquistare da un brand, contro una tra il 5% e il 20% di un nuovo utente (fonte: Insvep, Boston Consulting);
  • mantenere un cliente costa un quinto rispetto ad acquisirne uno nuovo;
  • la motivazione principale per cui un cliente non riacquista o si allontana dal brand è perché pensa che questo non è interessato ai suoi bisogni e desideri.
I principali motivi per cui un cliente abbandona un'azienda: al primo posto il fatto che il cliente crede che l'azienda non si interessi di lui.
I principali motivi per cui un cliente abbandona un’azienda, secondo Superoffice.

Ecco che, quindi, in materia di fatturato la retention è un tema fondamentale, soprattutto se si pensa che — secondo SimplicityDX — migliorare il tasso di fidelizzazione degli utenti anche solo del 5% può portare a un aumento del fatturato compreso tra il 25% e il 95% (un risultato che, ovviamente, dipende dal tipo di prodotto offerto e dal vertical in cui il brand compete).

Sappiamo, infatti, che oltre il 41% del fatturato ecommerce proviene da clienti di ritorno, confermando l’importanza di strategie mirate per mantenere attiva la customer base.

Strategie per migliorare la retention del tuo ecommerce

D’accordo, ma quali sono queste strategie? In primis la marketing automation che, soprattutto se integrata con l’intelligenza artificiale, consente di personalizzare le comunicazioni, anticipare le esigenze degli utenti e offrire esperienze su misura, incrementando così il tasso di fidelizzazione.

Come tutti gli strumenti, anche la marketing automation va strutturata in modo strategico, soprattutto considerando quali sono i motivi per cui gli iscritti a una newsletter rimangono tali:

Perché gli utenti rimangono iscritti alle newsletter? Il 35% perché i contenuti sono utili; il 30% perché hanno avuto un'esperienza positiva con il brand e sono soddisfatti dell'engagement; il 25% perché l'azienda fornisce sconti e vantaggi esclusivi.
Secondo Omeda, questi sono i principali motivi per cui gli utenti rimangono iscritti alle newsletter.

Un altro strumento sono i programmi di loyalty, che permettono un maggiore ingaggio dei clienti con l’azienda e allo stesso tempo creano un senso di appartenenza più forte.

A supporto di questa ci sono anche altri strumenti interattivi come quiz, test personalizzati e gamification on-site, che si rivelano particolarmente efficaci nell’aumentare l’engagement (soprattutto nel caso di un beauty brand).

Advertising su Meta: i trend ecommerce per il 2025

Con l’aumento della saturazione pubblicitaria e il conseguente incremento dei costi per acquisire visibilità sui social, è necessario che le aziende ripensino alle proprie strategie di advertising.

Aumento globale in $USD del CPM (Costo per Mille Impression) dal 2020 a oggi.
Aumento globale in $USD del CPM (Costo per Mille Impression) dal 2020 a oggi, in una slide dall’intervento di Micheal Vittori (Ecommerce School).

In particolare, tra i pilastri fondamentali troviamo:

  • la generazione (e l’uso) di dati di prima parte, perché — soprattutto in questo settore — sono sempre meno i segnali ottenibili da parte delle piattaforme pubblicitarie, proprio per una maggiore tutela della privacy degli utenti;
  • una semplificazione della struttura delle campagne adv, che deve andare di pari passo con…
  • un sempre maggiore sforzo creativo e una diversificazione dei concetti e dei formati utilizzati negli annunci, per soddisfare le “esigenze” dell’algoritmo.

Certo, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la creazione di asset pubblicitari, accelerando la produzione di contenuti. Tuttavia, questa rapidità influisce sulla già presente saturazione dei messaggi a cui gli utenti sono esposti, riducendone l’impatto degli annunci pubblicitari.

Per emergere in questo contesto “affollato”, i brand devono puntare su qualità e autenticità, usando l’AI solo come supporto alla creazione di contenuti, senza perdere però il cosiddetto “human touch”. Secondo Nielsen IQ, infatti, molti utenti trovano i contenuti generati dall’AI noiosi e poco coinvolgenti, evidenziando la necessità di un marketing più empatico e centrato sulla persona.

Un altro trend è il ritorno ai contenuti long-form: se in passato l’attenzione si concentrava su formati brevi e immediati, oggi gli utenti mostrano un crescente apprezzamento per contenuti educativi e approfonditi.

È un cambio di paradigma, che offre ai brand l’opportunità di creare valore, andando oltre alla mera promozione del proprio prodotto o servizio. Per catturare l’attenzione, sarà essenziale un linguaggio autentico e coinvolgente: l’intelligenza artificiale può aiutare a ottimizzare la distribuzione dei contenuti, ma il vero successo del messaggio dipenderà dalla capacità di raccontare storie autentiche, creando così un legame emotivo con il pubblico.

I trend creativi del 2025 per Facebook e Instagram individuati da Michael Vittori (Ecommerce School).
I trend creativi del 2025 per Facebook e Instagram individuati da Michael Vittori (Ecommerce School).

L’importanza del Content Marketing nel 2025

La domanda latente sta evolvendo: il numero di utenti che scoprono nuovi brand attraverso i social network è in crescita. Allo stesso tempo, la domanda diretta si sta sempre più affidando a strumenti AI per ricercare informazioni specifiche su prodotti e servizi, come prezzi e modalità di pagamento, mettendo da parte i motori di ricerca tradizionali.

In questo scenario, una content strategy efficace è l’elemento chiave per consolidare l’autorevolezza del brand, curare la fidelizzazione dei clienti e aumentare il tasso di conversione. Inoltre, una strategia ben strutturata contribuisce alla monetizzazione e ottimizza il traffico organico verso il sito web del brand, riducendo potenzialmente anche la spesa pubblicitaria.

Ma quali sono i contenuti migliori che un brand dovrebbe prevedere nella sua strategia per supportare tutti questi obiettivi? Contenuti educativi, recensioni dei clienti, applicazioni e comparazioni tra prodotti, unboxing, live shopping e UGC (User-Generated Content) sono solo alcuni esempi.

Video, podcast, infografiche, live stream sono solo alcuni dei contenuti da proporre alla propria audience per migliorare la presenza online del brand.
Video, podcast, infografiche, live stream sono solo alcuni dei contenuti da proporre alla propria audience per migliorare la presenza online del brand (Francesco Chiappini, Ecommerce School).

Dobbiamo ricordarci, infatti, che oggi non sono più i brand a vendere i loro prodotti ma i consumatori stessi, attraverso le loro esperienze condivise sui social. Creare contenuti di valore, dunque, permette di intercettare il pubblico giusto e di distanziarsi da logiche puramente basate sul prezzo.

Con l’AI che gioca un ruolo sempre più centrale nella creazione e distribuzione dei contenuti (mantenendo a mente tutte le premesse del paragrafo precedente), è essenziale definire i canali giusti e diversificare i format per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più informato ed esigente, spostando il focus dal puro “marketing di prodotto”.

Conclusioni

Nel 2025 e nel prossimo futuro le strategie ecommerce del settore Beauty & Pharma dovranno evolversi per rispondere a un mercato sempre più competitivo e a consumatori più esigenti. La fidelizzazione sarà cruciale, supportata da strumenti come la marketing automation e i programmi di loyalty.

Allo stesso tempo, l’advertising su Meta dovrà puntare su dati di prima parte, creatività diversificate e dall’approccio più umano, per distinguersi in un contesto sempre più saturo di contenuti AI-based.

Anche il content marketing avrà un ruolo centrale nel posizionamento del brand, se verrà data importanza a contenuti maggiormente educativi e autentici, capaci di generare fiducia e un valore per il cliente.

Adattarsi a questi trend sarà essenziale per costruire strategie vincenti e sostenibili nel lungo periodo.

Contattaci!

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Trend 2025 del settore Beauty & Pharma: cosa aspettarsi lato ecommerce

Il 31 gennaio e il 1 febbraio scorsi abbiamo partecipato alla prima edizione dell’Ecommerce Beauty & Pharma Conference a Bologna, con l’obiettivo di esplorare le tendenze del settore e comprendere le strategie vincenti per affrontare un mercato sempre più competitivo.

Ecco le principali riflessioni emerse da queste due giornate.

Panoramica del settore

Negli ultimi anni, il settore Beauty & Pharma ha registrato una forte crescita del canale ecommerce, trainata in particolare dal comparto Igiene e Bellezza, che tra il 2022 e il 2024 ha segnato un incremento del 17,4%.

Secondo i dati IQVIA, il comparto Igiene e Bellezza guida la crescita dell'ecommerce, con un impatto del +17,4% tra 2022 e 2024.
Secondo i dati IQVIA, il comparto Igiene e Bellezza guida la crescita dell’ecommerce, con un impatto del +17,4% tra 2022 e 2024.

Nonostante ciò, questo mercato pone obiettivi sfidanti: a livello globale, secondo Statista il Conversion Rate medio per gli ecommerce si è attestato sull’1,8%, mentre in Italia il make-up ha raggiunto il 2,3% e la skincare il 2%. Questi dati evidenziano quindi la necessità di strategie mirate per ottimizzare l’esperienza utente e incrementare la fidelizzazione, fattori chiave per raggiungere e superare questo benchmark.

Chi sono i clienti del settore Beauty & Pharma?

Secondo NIQ Digital Purchases, questi sono i profili degli shopper in Italia con focus sui comparti Bellezza e Salute & Cura personale nel 2024.

Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Beauty, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Beauty, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Health & Personal Care, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Health & Personal Care, secondo NielsenIQ.

Cosa li caratterizza?

  • Innanzitutto, una richiesta di alta personalizzazione dell’offerta, che diventa un’ottima opportunità per i brand per distinguersi dai competitors in questo settore che è estremamente competitivo, ma non sempre offre opportunità in questo senso ai consumatori.
  • In secondo luogo, hanno bisogno di percepire una totale trasparenza e fiducia nei confronti del brand, in quanto — come vedremo — detentore di una serie di dati sensibili, a cui gli stessi consumatori sono sempre più attenti.
  • E, infine, una maggiore predisposizione ad acquisti ricorrenti, rispetto ad altri settori.

Da cosa vengono influenzati?

Parleremo del Direct-To-Consumer più diffusamente tra poco, ma tra i primi fattori che influenzano i consumatori nell’acquistare direttamente dai brand troviamo un prezzo migliore, la consegna gratuita, veloce e conveniente, nonché anche il reso gratis.

I principali fattori che influenzano i consumatori nell'acquisto direttamente dai brand, secondo Jessica Franceschini (Ecommerce School).
I principali fattori che influenzano i consumatori nell’acquisto direttamente dai brand, secondo Jessica Franceschini (Ecommerce School).

L’importanza di un approccio omnicanale

I settori del Beauty e del Pharma stanno vivendo una trasformazione significativa, in cui l’omnicanalità non è più un’opzione ma una necessità.

Sempre più consumatori cercano informazioni sui prodotti online prima di finalizzare l’acquisto, che per l’80% di questi avviene in negozio; inoltre, il customer journey è sempre più lungo, stimando che per l’89% dei consumatori questo superi i 6 touchpoint. Per questo, un’integrazione coerente tra i vari canali è essenziale: i clienti si aspettano un’esperienza d’acquisto fluida, senza discrepanze nei prezzi, nelle informazioni o nei servizi offerti.

Le aziende che hanno adottato una strategia omnicanale ben strutturata hanno registrato un aumento del fatturato del 9,5% e una riduzione dei costi operativi del 7,5%, confermando che la sinergia tra online e offline è un fattore chiave di successo.

Il Direct-To-Consumer in un approccio omnicanale

In questo contesto, un ruolo fondamentale assume il canale Direct-To-Consumer (DTC), grazie al quale nel 2024 — secondo dati NielsenIQ — il settore Beauty ha generato entrate per €474 milioni, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.

Nel settore Beauty, ecco i migliori 5 merchants per aumento di quota e per share in Italia, in cui troviamo anche Veralab, nostro cliente dal 2021.

I migliori 5 merchants per aumento di quota e per share nel 2024 in Italia, secondo NielsenIQ.
I migliori 5 merchants per aumento di quota e per share nel 2024 in Italia, secondo NielsenIQ.

Il DTC non è (e non dev’essere) solo un canale di vendita, ma anche un potente strumento per raccogliere dati sui clienti, informare il pubblico e fornire servizi personalizzati. Certo, grazie alla vendita diretta i brand possono colmare le lacune della distribuzione tradizionale, offrendo assortimenti più ampi, promozioni mirate e un rapporto diretto con i consumatori.

Tuttavia, il ruolo del Direct-To-Consumer è anche quello di perseguire gli scopri che gli altri touchpoint non riescono a raggiungere: se tutti i canali online e offline hanno come obiettivo la vendita, allora tutti svolgono lo stesso ruolo, seppur con modalità differenti.

Il DTC, infatti, si distingue per la possibilità di creare una relazione diretta con il consumatore, offrendo non solo prodotti ma anche esperienze personalizzate e un contatto esclusivo con il brand. Come brevemente anticipato, questo canale permette di raccogliere dati fondamentali sul comportamento d’acquisto, sulle preferenze e sulle esigenze degli utenti, dati che possono essere raccolti attraverso — come vedremo — attraverso la marketing automation, la gamification e programmi di loyalty, per poi venir utilizzati per l’ottimizzazione delle strategie di marketing e il miglioramento della customer experience.

Inoltre, il Direct-To-Consumer gioca un ruolo essenziale nel posizionamento aziendale sul mercato, perché è proprio attraverso la comunicazione diretta, i contenuti esclusivi e le iniziative di fidelizzazione, che si può costruire una community di clienti affezionati, aumentando il CLTV (Customer Lifetime Value) del brand stesso. Non a caso, il DTC è spesso il canale ideale per:

  • testare nuove linee di prodotto non presenti in store;
  • valutare la risposta del mercato;
  • sperimentare strategie di pricing o promozionali senza l’intermediazione della distribuzione tradizionale.

Infine, è importante sottolineare che ogni canale distributivo ha il suo ruolo specifico e deve essere valorizzato in funzione delle sue caratteristiche. Un DTC ben strutturato non deve entrare in conflitto con altri canali, ma li deve integrare e rafforzare, contribuendo a una strategia omnicanale efficace e sostenibile. L’equilibrio tra vendita diretta, retail tradizionale e marketplace è la chiave per garantire una crescita solida e un rapporto duraturo con il consumatore.

I ruoli di ciascun canale distributivo: quello del DTC è prevalentemente quello di attrarre, informare, raccogliere dati e fornire servizi.
Marco Biasin (Ecommerce School) ha individuato visivamente i ruoli di ciascun canale distributivo, in un grafico che riproponiamo: quello del DTC è prevalentemente quello di attrarre, informare, raccogliere dati e fornire servizi.

La complessità è un ostacolo

Se da un lato la personalizzazione è essenziale per coinvolgere i clienti, dall’altro la semplicità resta un fattore determinante per migliorare le conversioni: processi di checkout troppo lunghi e complessi compromettono una fetta significativa delle vendite. Si stima che il 60% degli utenti abbandoni l’acquisto proprio per la presenza di troppi passaggi (molto spesso inutili).

Gli ecommerce complessi hanno rischiano di compromettere le conversioni, avere costi operativi più alti e perdere il loro focus strategico.
Gli ecommerce complessi hanno rischiano di compromettere le conversioni, avere costi operativi più alti e perdere il loro focus strategico (Francesca Sollo, Armah eCommerce Agency).

Quindi cosa fare? Semplificare, semplificare, semplificare!

Ma anche cercare di adattare i processi a contesti e scenari sempre diversi, rendendo gli ostacoli delle opportunità.

L’adozione di interfacce intuitive, l’abbattimento del numero di click necessari per finalizzare un acquisto (se ne consigliamo massimo 3) e l’implementazione di automazioni nei processi ripetitivi — da parte delle aziende — non solo migliorano l’esperienza utente, ma consentono anche alle aziende di focalizzarsi sulla raccolta di dati utili per un’ulteriore ottimizzazione della propria strategia, ottenendo così un tasso di conversione più alto.

In questo contesto è fondamentale leggere sì il mercato, ma andando ad analizzare tutti i dati che gli utenti lasciano lungo il percorso (per esempio, le recensioni) e sfruttandoli per proporre un livello maggiore di personalizzazione dell’esperienza e di fidelizzazione, attraverso suggerimenti mirati.

Conclusioni

In un mercato in continua evoluzione, il settore Beauty & Pharma si trova di fronte a sfide e opportunità uniche. L’integrazione omnicanale, la trasparenza e la personalizzazione dell’offerta si confermano elementi chiave per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più informati ed esigenti.

Il Direct-To-Consumer emerge come una strategia vincente, non solo per ottimizzare le vendite, ma anche per costruire relazioni solide e durature con il pubblico.

Guardando al futuro, l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie saranno fondamentali per mantenere la competitività e sfruttare al meglio le tendenze emergenti.

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