Come sfruttare i trend ecommerce Beauty & Pharma nel 2025 con Meta Ads e Content Marketing

In un nostro procedente articolo abbiamo fatto una panoramica del mercato del settore Beauty & Pharma per il 2025, riassumendo quanto detto dagli speaker della prima edizione dell’Ecommerce Beauty & Pharma Conference.

In questo, invece, vogliamo andare più in profondità e capire come sfruttare i trend ecommerce 2025 con le Meta Ads, dando anche importanza al ruolo che avrà il Content Marketing quest’anno e in futuro.

Fidelizzazione & Engagement al centro

Nel panorama ecommerce attuale per il settore Beauty & Pharma, acquisire nuovi clienti sta diventando sempre più costoso, rendendo la fidelizzazione un elemento strategico imprescindibile, soprattutto se consideriamo quelli che potremmo definire i “problemi” dei settori Beauty & Pharma.

I problemi delle aziende dei settori Beauty & Pharma: regolamentazioni ferree, uno specifico ciclo di vita del prodotto, la sensibilità dei consumatori ai loro bisogni e problemi comuni, come il sovraccarico di dati e le comunicazioni generiche.
I problemi delle aziende dei settori Beauty & Pharma: regolamentazioni ferree, uno specifico ciclo di vita del prodotto, la sensibilità dei consumatori ai loro bisogni e problemi comuni, come il sovraccarico di dati e le comunicazioni generiche (alessio Sorrentino, Business Developer di Floox).

Qualche dato:

  • un cliente ha una probabilità del 65% di riacquistare da un brand, contro una tra il 5% e il 20% di un nuovo utente (fonte: Insvep, Boston Consulting);
  • mantenere un cliente costa un quinto rispetto ad acquisirne uno nuovo;
  • la motivazione principale per cui un cliente non riacquista o si allontana dal brand è perché pensa che questo non è interessato ai suoi bisogni e desideri.
I principali motivi per cui un cliente abbandona un'azienda: al primo posto il fatto che il cliente crede che l'azienda non si interessi di lui.
I principali motivi per cui un cliente abbandona un’azienda, secondo Superoffice.

Ecco che, quindi, in materia di fatturato la retention è un tema fondamentale, soprattutto se si pensa che — secondo SimplicityDX — migliorare il tasso di fidelizzazione degli utenti anche solo del 5% può portare a un aumento del fatturato compreso tra il 25% e il 95% (un risultato che, ovviamente, dipende dal tipo di prodotto offerto e dal vertical in cui il brand compete).

Sappiamo, infatti, che oltre il 41% del fatturato ecommerce proviene da clienti di ritorno, confermando l’importanza di strategie mirate per mantenere attiva la customer base.

Strategie per migliorare la retention del tuo ecommerce

D’accordo, ma quali sono queste strategie? In primis la marketing automation che, soprattutto se integrata con l’intelligenza artificiale, consente di personalizzare le comunicazioni, anticipare le esigenze degli utenti e offrire esperienze su misura, incrementando così il tasso di fidelizzazione.

Come tutti gli strumenti, anche la marketing automation va strutturata in modo strategico, soprattutto considerando quali sono i motivi per cui gli iscritti a una newsletter rimangono tali:

Perché gli utenti rimangono iscritti alle newsletter? Il 35% perché i contenuti sono utili; il 30% perché hanno avuto un'esperienza positiva con il brand e sono soddisfatti dell'engagement; il 25% perché l'azienda fornisce sconti e vantaggi esclusivi.
Secondo Omeda, questi sono i principali motivi per cui gli utenti rimangono iscritti alle newsletter.

Un altro strumento sono i programmi di loyalty, che permettono un maggiore ingaggio dei clienti con l’azienda e allo stesso tempo creano un senso di appartenenza più forte.

A supporto di questa ci sono anche altri strumenti interattivi come quiz, test personalizzati e gamification on-site, che si rivelano particolarmente efficaci nell’aumentare l’engagement (soprattutto nel caso di un beauty brand).

Advertising su Meta: i trend ecommerce per il 2025

Con l’aumento della saturazione pubblicitaria e il conseguente incremento dei costi per acquisire visibilità sui social, è necessario che le aziende ripensino alle proprie strategie di advertising.

Aumento globale in $USD del CPM (Costo per Mille Impression) dal 2020 a oggi.
Aumento globale in $USD del CPM (Costo per Mille Impression) dal 2020 a oggi, in una slide dall’intervento di Micheal Vittori (Ecommerce School).

In particolare, tra i pilastri fondamentali troviamo:

  • la generazione (e l’uso) di dati di prima parte, perché — soprattutto in questo settore — sono sempre meno i segnali ottenibili da parte delle piattaforme pubblicitarie, proprio per una maggiore tutela della privacy degli utenti;
  • una semplificazione della struttura delle campagne adv, che deve andare di pari passo con…
  • un sempre maggiore sforzo creativo e una diversificazione dei concetti e dei formati utilizzati negli annunci, per soddisfare le “esigenze” dell’algoritmo.

Certo, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la creazione di asset pubblicitari, accelerando la produzione di contenuti. Tuttavia, questa rapidità influisce sulla già presente saturazione dei messaggi a cui gli utenti sono esposti, riducendone l’impatto degli annunci pubblicitari.

Per emergere in questo contesto “affollato”, i brand devono puntare su qualità e autenticità, usando l’AI solo come supporto alla creazione di contenuti, senza perdere però il cosiddetto “human touch”. Secondo Nielsen IQ, infatti, molti utenti trovano i contenuti generati dall’AI noiosi e poco coinvolgenti, evidenziando la necessità di un marketing più empatico e centrato sulla persona.

Un altro trend è il ritorno ai contenuti long-form: se in passato l’attenzione si concentrava su formati brevi e immediati, oggi gli utenti mostrano un crescente apprezzamento per contenuti educativi e approfonditi.

È un cambio di paradigma, che offre ai brand l’opportunità di creare valore, andando oltre alla mera promozione del proprio prodotto o servizio. Per catturare l’attenzione, sarà essenziale un linguaggio autentico e coinvolgente: l’intelligenza artificiale può aiutare a ottimizzare la distribuzione dei contenuti, ma il vero successo del messaggio dipenderà dalla capacità di raccontare storie autentiche, creando così un legame emotivo con il pubblico.

I trend creativi del 2025 per Facebook e Instagram individuati da Michael Vittori (Ecommerce School).
I trend creativi del 2025 per Facebook e Instagram individuati da Michael Vittori (Ecommerce School).

L’importanza del Content Marketing nel 2025

La domanda latente sta evolvendo: il numero di utenti che scoprono nuovi brand attraverso i social network è in crescita. Allo stesso tempo, la domanda diretta si sta sempre più affidando a strumenti AI per ricercare informazioni specifiche su prodotti e servizi, come prezzi e modalità di pagamento, mettendo da parte i motori di ricerca tradizionali.

In questo scenario, una content strategy efficace è l’elemento chiave per consolidare l’autorevolezza del brand, curare la fidelizzazione dei clienti e aumentare il tasso di conversione. Inoltre, una strategia ben strutturata contribuisce alla monetizzazione e ottimizza il traffico organico verso il sito web del brand, riducendo potenzialmente anche la spesa pubblicitaria.

Ma quali sono i contenuti migliori che un brand dovrebbe prevedere nella sua strategia per supportare tutti questi obiettivi? Contenuti educativi, recensioni dei clienti, applicazioni e comparazioni tra prodotti, unboxing, live shopping e UGC (User-Generated Content) sono solo alcuni esempi.

Video, podcast, infografiche, live stream sono solo alcuni dei contenuti da proporre alla propria audience per migliorare la presenza online del brand.
Video, podcast, infografiche, live stream sono solo alcuni dei contenuti da proporre alla propria audience per migliorare la presenza online del brand (Francesco Chiappini, Ecommerce School).

Dobbiamo ricordarci, infatti, che oggi non sono più i brand a vendere i loro prodotti ma i consumatori stessi, attraverso le loro esperienze condivise sui social. Creare contenuti di valore, dunque, permette di intercettare il pubblico giusto e di distanziarsi da logiche puramente basate sul prezzo.

Con l’AI che gioca un ruolo sempre più centrale nella creazione e distribuzione dei contenuti (mantenendo a mente tutte le premesse del paragrafo precedente), è essenziale definire i canali giusti e diversificare i format per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più informato ed esigente, spostando il focus dal puro “marketing di prodotto”.

Conclusioni

Nel 2025 e nel prossimo futuro le strategie ecommerce del settore Beauty & Pharma dovranno evolversi per rispondere a un mercato sempre più competitivo e a consumatori più esigenti. La fidelizzazione sarà cruciale, supportata da strumenti come la marketing automation e i programmi di loyalty.

Allo stesso tempo, l’advertising su Meta dovrà puntare su dati di prima parte, creatività diversificate e dall’approccio più umano, per distinguersi in un contesto sempre più saturo di contenuti AI-based.

Anche il content marketing avrà un ruolo centrale nel posizionamento del brand, se verrà data importanza a contenuti maggiormente educativi e autentici, capaci di generare fiducia e un valore per il cliente.

Adattarsi a questi trend sarà essenziale per costruire strategie vincenti e sostenibili nel lungo periodo.

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Trend 2025 del settore Beauty & Pharma: cosa aspettarsi lato ecommerce

Il 31 gennaio e il 1 febbraio scorsi abbiamo partecipato alla prima edizione dell’Ecommerce Beauty & Pharma Conference a Bologna, con l’obiettivo di esplorare le tendenze del settore e comprendere le strategie vincenti per affrontare un mercato sempre più competitivo.

Ecco le principali riflessioni emerse da queste due giornate.

Panoramica del settore

Negli ultimi anni, il settore Beauty & Pharma ha registrato una forte crescita del canale ecommerce, trainata in particolare dal comparto Igiene e Bellezza, che tra il 2022 e il 2024 ha segnato un incremento del 17,4%.

Secondo i dati IQVIA, il comparto Igiene e Bellezza guida la crescita dell'ecommerce, con un impatto del +17,4% tra 2022 e 2024.
Secondo i dati IQVIA, il comparto Igiene e Bellezza guida la crescita dell’ecommerce, con un impatto del +17,4% tra 2022 e 2024.

Nonostante ciò, questo mercato pone obiettivi sfidanti: a livello globale, secondo Statista il Conversion Rate medio per gli ecommerce si è attestato sull’1,8%, mentre in Italia il make-up ha raggiunto il 2,3% e la skincare il 2%. Questi dati evidenziano quindi la necessità di strategie mirate per ottimizzare l’esperienza utente e incrementare la fidelizzazione, fattori chiave per raggiungere e superare questo benchmark.

Chi sono i clienti del settore Beauty & Pharma?

Secondo NIQ Digital Purchases, questi sono i profili degli shopper in Italia con focus sui comparti Bellezza e Salute & Cura personale nel 2024.

Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Beauty, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Beauty, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Health & Personal Care, secondo NielsenIQ.
Profili degli acquirenti in Italia per il comparto Health & Personal Care, secondo NielsenIQ.

Cosa li caratterizza?

  • Innanzitutto, una richiesta di alta personalizzazione dell’offerta, che diventa un’ottima opportunità per i brand per distinguersi dai competitors in questo settore che è estremamente competitivo, ma non sempre offre opportunità in questo senso ai consumatori.
  • In secondo luogo, hanno bisogno di percepire una totale trasparenza e fiducia nei confronti del brand, in quanto — come vedremo — detentore di una serie di dati sensibili, a cui gli stessi consumatori sono sempre più attenti.
  • E, infine, una maggiore predisposizione ad acquisti ricorrenti, rispetto ad altri settori.

Da cosa vengono influenzati?

Parleremo del Direct-To-Consumer più diffusamente tra poco, ma tra i primi fattori che influenzano i consumatori nell’acquistare direttamente dai brand troviamo un prezzo migliore, la consegna gratuita, veloce e conveniente, nonché anche il reso gratis.

I principali fattori che influenzano i consumatori nell'acquisto direttamente dai brand, secondo Jessica Franceschini (Ecommerce School).
I principali fattori che influenzano i consumatori nell’acquisto direttamente dai brand, secondo Jessica Franceschini (Ecommerce School).

L’importanza di un approccio omnicanale

I settori del Beauty e del Pharma stanno vivendo una trasformazione significativa, in cui l’omnicanalità non è più un’opzione ma una necessità.

Sempre più consumatori cercano informazioni sui prodotti online prima di finalizzare l’acquisto, che per l’80% di questi avviene in negozio; inoltre, il customer journey è sempre più lungo, stimando che per l’89% dei consumatori questo superi i 6 touchpoint. Per questo, un’integrazione coerente tra i vari canali è essenziale: i clienti si aspettano un’esperienza d’acquisto fluida, senza discrepanze nei prezzi, nelle informazioni o nei servizi offerti.

Le aziende che hanno adottato una strategia omnicanale ben strutturata hanno registrato un aumento del fatturato del 9,5% e una riduzione dei costi operativi del 7,5%, confermando che la sinergia tra online e offline è un fattore chiave di successo.

Il Direct-To-Consumer in un approccio omnicanale

In questo contesto, un ruolo fondamentale assume il canale Direct-To-Consumer (DTC), grazie al quale nel 2024 — secondo dati NielsenIQ — il settore Beauty ha generato entrate per €474 milioni, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.

Nel settore Beauty, ecco i migliori 5 merchants per aumento di quota e per share in Italia, in cui troviamo anche Veralab, nostro cliente dal 2021.

I migliori 5 merchants per aumento di quota e per share nel 2024 in Italia, secondo NielsenIQ.
I migliori 5 merchants per aumento di quota e per share nel 2024 in Italia, secondo NielsenIQ.

Il DTC non è (e non dev’essere) solo un canale di vendita, ma anche un potente strumento per raccogliere dati sui clienti, informare il pubblico e fornire servizi personalizzati. Certo, grazie alla vendita diretta i brand possono colmare le lacune della distribuzione tradizionale, offrendo assortimenti più ampi, promozioni mirate e un rapporto diretto con i consumatori.

Tuttavia, il ruolo del Direct-To-Consumer è anche quello di perseguire gli scopri che gli altri touchpoint non riescono a raggiungere: se tutti i canali online e offline hanno come obiettivo la vendita, allora tutti svolgono lo stesso ruolo, seppur con modalità differenti.

Il DTC, infatti, si distingue per la possibilità di creare una relazione diretta con il consumatore, offrendo non solo prodotti ma anche esperienze personalizzate e un contatto esclusivo con il brand. Come brevemente anticipato, questo canale permette di raccogliere dati fondamentali sul comportamento d’acquisto, sulle preferenze e sulle esigenze degli utenti, dati che possono essere raccolti attraverso — come vedremo — attraverso la marketing automation, la gamification e programmi di loyalty, per poi venir utilizzati per l’ottimizzazione delle strategie di marketing e il miglioramento della customer experience.

Inoltre, il Direct-To-Consumer gioca un ruolo essenziale nel posizionamento aziendale sul mercato, perché è proprio attraverso la comunicazione diretta, i contenuti esclusivi e le iniziative di fidelizzazione, che si può costruire una community di clienti affezionati, aumentando il CLTV (Customer Lifetime Value) del brand stesso. Non a caso, il DTC è spesso il canale ideale per:

  • testare nuove linee di prodotto non presenti in store;
  • valutare la risposta del mercato;
  • sperimentare strategie di pricing o promozionali senza l’intermediazione della distribuzione tradizionale.

Infine, è importante sottolineare che ogni canale distributivo ha il suo ruolo specifico e deve essere valorizzato in funzione delle sue caratteristiche. Un DTC ben strutturato non deve entrare in conflitto con altri canali, ma li deve integrare e rafforzare, contribuendo a una strategia omnicanale efficace e sostenibile. L’equilibrio tra vendita diretta, retail tradizionale e marketplace è la chiave per garantire una crescita solida e un rapporto duraturo con il consumatore.

I ruoli di ciascun canale distributivo: quello del DTC è prevalentemente quello di attrarre, informare, raccogliere dati e fornire servizi.
Marco Biasin (Ecommerce School) ha individuato visivamente i ruoli di ciascun canale distributivo, in un grafico che riproponiamo: quello del DTC è prevalentemente quello di attrarre, informare, raccogliere dati e fornire servizi.

La complessità è un ostacolo

Se da un lato la personalizzazione è essenziale per coinvolgere i clienti, dall’altro la semplicità resta un fattore determinante per migliorare le conversioni: processi di checkout troppo lunghi e complessi compromettono una fetta significativa delle vendite. Si stima che il 60% degli utenti abbandoni l’acquisto proprio per la presenza di troppi passaggi (molto spesso inutili).

Gli ecommerce complessi hanno rischiano di compromettere le conversioni, avere costi operativi più alti e perdere il loro focus strategico.
Gli ecommerce complessi hanno rischiano di compromettere le conversioni, avere costi operativi più alti e perdere il loro focus strategico (Francesca Sollo, Armah eCommerce Agency).

Quindi cosa fare? Semplificare, semplificare, semplificare!

Ma anche cercare di adattare i processi a contesti e scenari sempre diversi, rendendo gli ostacoli delle opportunità.

L’adozione di interfacce intuitive, l’abbattimento del numero di click necessari per finalizzare un acquisto (se ne consigliamo massimo 3) e l’implementazione di automazioni nei processi ripetitivi — da parte delle aziende — non solo migliorano l’esperienza utente, ma consentono anche alle aziende di focalizzarsi sulla raccolta di dati utili per un’ulteriore ottimizzazione della propria strategia, ottenendo così un tasso di conversione più alto.

In questo contesto è fondamentale leggere sì il mercato, ma andando ad analizzare tutti i dati che gli utenti lasciano lungo il percorso (per esempio, le recensioni) e sfruttandoli per proporre un livello maggiore di personalizzazione dell’esperienza e di fidelizzazione, attraverso suggerimenti mirati.

Conclusioni

In un mercato in continua evoluzione, il settore Beauty & Pharma si trova di fronte a sfide e opportunità uniche. L’integrazione omnicanale, la trasparenza e la personalizzazione dell’offerta si confermano elementi chiave per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più informati ed esigenti.

Il Direct-To-Consumer emerge come una strategia vincente, non solo per ottimizzare le vendite, ma anche per costruire relazioni solide e durature con il pubblico.

Guardando al futuro, l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie saranno fondamentali per mantenere la competitività e sfruttare al meglio le tendenze emergenti.

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Sanremo 2025: l’impatto pubblicitario e social del Festival della Canzone Italiana

Il Festival di Sanremo non è solo un evento musicale, ma anche un fenomeno pubblicitario e social di enorme portata. Con l’addio di Amadeus e l’arrivo di Carlo Conti alla conduzione, in molti si sono chiesti se il Festival avrebbe saputo mantenere la sua capacità di attrarre pubblico e investimenti pubblicitari, e finalmente abbiamo la risposta dal punto di vista pubblicitario: i dati parlano chiaro, Sanremo continua a crescere senza sosta, sia in termini di interazioni sui social che di investimenti pubblicitari.

L’ascesa di Sanremo sui social media

Sanremo 2024 ha segnato il record di engagement per un evento televisivo in Italia, totalizzando 356 milioni di interazioni (+76% rispetto al 2023), di cui circa la metà solo su TikTok. Il profilo TikTok ufficiale di Sanremo ha visto una crescita fortissima negli ultimi mesi, arrivando oggi a 633k follower, dato davvero impressionante se consideriamo che era a 240k follower al termine della scorsa edizione. E il Fantasanremo, con oltre 4 milioni di squadre registrate nel 2024, ha ulteriormente amplificato il buzz online, contribuendo a rendere l’evento ancora più virale.

Nonostante la crescita generale, il sentiment su YouTube è stato meno positivo rispetto ad altre piattaforme, a dimostrazione di una diversificazione nelle preferenze del pubblico.

I tre artisti che hanno guadagnato più follower dall’annuncio della loro partecipazione all’edizione 2025 sono Olly (+110k), Tony Effe e Irama (+100k). Tuttavia, rispetto al 2024, questa edizione si annuncia leggermente meno social, con una diminuzione nella base di partenza dei follower degli artisti in gara. E questo al netto della presenza di Fedez, un vero peso massimo di Instagram coi suoi 13,8 milioni di follower.

I profili social ufficiali del Festival di Sanremo e di Fedez
I profili social ufficiali del Festival di Sanremo e di Fedez

Questo dato potrebbe indicare una segmentazione diversa del pubblico in target, coerente con l’innalzamento dell’età media degli artisti in gara, salita a 37 anni. Pare che Sanremo abbia dato per vinta la battaglia per l’attenzione della Gen Z, e abbia deciso di riaprirsi maggiormente a pubblici come Millennial e Gen X.

Età media degli artisti in gara al Festival di Sanremo, dal 2010 al 2025
Età media degli artisti in gara al Festival di Sanremo, dal 2010 al 2025

L’orientamento leggermente più trasversale rispetto all’edizione 24 pare confermato dai fortissimi numeri degli artisti presenti in gara su Spotify – piattaforma meno polarizzata demograficamente – con una line-up dominata da artisti che superano il milione di ascoltatori mensili, guidati da Tony Effe, Rose Villain, Bresh e Guè.

Ultima conferma della forte vocazione social di Sanremo sta nell’annuncio di Bazr come uno degli sponsor dell’evento: si tratta di una piattaforma di social commerce basata su creator e influencer, per cui il palco dell’Ariston sarà proprio il megafono che supporterà il lancio ufficiale della piattaforma.

Investimenti pubblicitari e sponsor 

Parlando di sponsor, i numeri pubblicitari di Sanremo parlano di una crescita costante: l’investimento pubblicitario per l’edizione 2025 è stimato a 67 milioni di euro, in aumento del 12% rispetto ai 60 milioni del 2024. Il costo di uno spot in prima serata ha ormai superato i 136.000 euro, evidenziando quanto sia ancora fortemente attrattivo per i brand.

Entrate pubblicitarie del Festival di Sanremo per anno, dal 2018 al 2025
Entrate pubblicitarie del Festival di Sanremo per anno, dal 2018 al 2025
Costi per passaggi pubblicitari per l'edizione 2024 del Festival di Sanremo
Costi per passaggi pubblicitari per l’edizione 2024 del Festival di Sanremo

Tra gli sponsor di quest’anno troviamo nomi importanti come Zalando, Generali, Eni, Coca Cola, Novi, Costa Crociere, Tim e Veralab. Da segnalare anche Perlana, nuovo main sponsor del FantaSanremo. Mentre escono dagli sponsor Poltrone Sofà e Sephora.

Sanremo 2025: riuscirà a replicare il successo?

Nonostante il cambio alla conduzione e un innalzamento dell’età media degli artisti in gara, il festival si appresta a confermarsi un evento mediatico di primo piano. La grande popolarità degli artisti e il supporto di piattaforme come TikTok e Spotify suggeriscono che Sanremo continuerà a dominare la scena musicale e pubblicitaria anche nel 2025: non a caso, nel 2024 il 57% dei brani in gara è entrato nella Top 100 dei singoli più venduti dell’anno, con 7 canzoni nella Top 20 annuale.

Sanremo rimane, quindi, un evento irrinunciabile per i brand che vogliono posizionarsi davanti a milioni di spettatori, cavalcando il trend del momento tra social media e advertising televisivo.

Come scrivere copy efficaci per i social network nel 2025

Uno dei miei libri preferiti sulla scrittura insegna che il mestiere dello scrittore è simile a quello del falegname: si prepara la propria cassetta e ci si infila dentro tutto il necessario da usare al momento del bisogno. Dice anche che in fondo siamo tutti degli scrittori, ma che il segreto per scrivere davvero bene è leggere, leggere, leggere: tanto e di tutto. Sto parlando del libro On writing di Stephen King, uno dei più prolifici scrittori degli ultimi decenni.

I suoi consigli sono perfetti per gli scrittori in erba, ma valgono anche per chi lavora tutti i giorni con i social media?

Vediamo insieme alcuni suggerimenti su come scrivere copy efficaci per i social.

Le competenze di un bravo digital copywriter

Prima di pensare a cosa e come scrivere sui social media bisogna imparare a scrivere bene, pensando ai destinatari del messaggio e con delle solide basi di italiano scritto.

Occhio all’italiano!

Se è vero che con l’avvento dei social media è cambiato il modo di comunicare, spostato sempre di più verso un’oralità scritta, non c’è scusa che regga per evitare errori grammaticali e imprecisioni.

Rispetta la punteggiatura

Attenzione al suo uso corretto, ma non dimentichiamoci mai di aggiungere un pizzico di fluidità ai nostri testi.

Oggi la punteggiatura aiuta anche a veicolare le emozioni, non solo la logica e la sintattica di un testo. Un punto messo alla fine di un copy per Facebook potrebbe ad esempio trasmettere un certo distacco al lettore.

Moderiamo l’utilizzo dei tre punti esclamativi o di sospensione: l’enfasi la possiamo ottenere impegnandoci di più nella creazione del giusto copy.

Cosa dire poi delle care e insidiose virgolette: usiamole solo se necessario, per riportare delle citazioni famose e non per bloccare la magia di un bel copy.

I segni di interpunzione non vogliono mai lo spazio dopo la parola che seguono, al contrario serve invece prima.

Massima attenzione infine agli accenti acuti e gravi e a non cadere in qualche apostrofo sbagliato.

Come scrivere copy efficaci su Facebook

Facebook è la piazza virtuale per eccellenza dedicata al coinvolgimento e alla discussione. Ed è proprio attraverso commenti, reazioni e condivisioni che le persone diventano parte del gradimento della comunicazione.

Il messaggio va progettato immaginando come le persone interagiranno con esso e cosa vogliamo far fare loro dopo aver letto il nostro post.

Alcuni suggerimenti utili:

  • inizia il copy con una domanda o un dato rilevante;
  • usa la forma attiva;
  • semplifica il linguaggio;
  • fornisci soluzioni e vantaggi;
  • introduci elenchi e punti elenco;
  • fai un uso strategico degli spazi bianchi per facilitare la leggibilità del testo;
  • chiudi con una CTA.

Ma prima di tutto: sintonizzati con la voce del brand per cui parlerai.

Altro punto fondamentale da tenere in considerazione è la brevità dei copy: la capacità media di attenzione umana è calata drasticamente nell’ultimo ventennio. Inoltre, la brevità migliora il coinvolgimento dei lettori, la comprensione e le prestazioni SEO.

Come scrivere copy efficaci su Instagram

A differenza di Facebook, Instagram è il social per eccellenza dell’estetica e delle emozioni.

La didascalia ha l’obiettivo di integrare e creare un dialogo con il visual.

Le prime tre righe (circa 125 caratteri) sono fondamentali in quanto valgono come gancio per il lettore e invito a proseguire la visualizzazione del contenuto.

Non c’è una regola nella lunghezza dei copy, anche se di solito i post più brevi ricevono più like, commenti e condivisioni. I copy più lunghi e corposi sono perfetti per contenuti con un taglio scientifico o di approfondimento.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Neos Air (@neosair)

Ecco alcuni consigli che possono tornare utili:

  • lo storytelling su Instagram funziona molto bene;
  • per ottenere più interazioni gioca con indovinelli e domande;
  • citazioni e curiosità sono degli ottimi ganci per la lettura;
  • usa emoticons e spazi bianchi per facilitare la lettura del copy;
  • inserisci una CTA finale per stimolare tag e commenti.

Come scrivere copy efficaci su Tik Tok

TikTok premia la creatività e l’autenticità, in sintonia con il tono vivace della piattaforma. È importante catturare l’attenzione fin dai primissimi secondi e creare un contenuto che intrattenga e spinga gli utenti a interagire.

Come farlo?

  • inizia con un gancio irresistibile che crei suspense e spinga gli utenti a guardare il video;
  • inserisci un testo in sovrimpressione per sottolineare i punti principali del contenuto;
  • punta su uno stile colloquiale e diretto, con frasi semplici e magari un po’ ironiche;
  • termina il copy con una CTA che inviti gli utenti a salvare il video, taggare un amico o rispondere nei commenti.

Altri consigli sono quelli di provare a raccontare una storia in pochi secondi, raccontando un problema, la soluzione ad esso e chiudendo con un invito.

Sfrutta i trend della piattaforma e aggiungi un tocco di umorismo ai tuoi copy. Infine, non avere mai paura di sperimentare!

@angietutorials Giochiamo a 4 verità e 1 bugia 😏🪄 #angietutorials #appleproducts #applewatch #appleecosystem #applegirl #applemaniac #techcontent #techtok #techtoktips #techtutorial #accadeoggi ♬ suono originale – Angie | Tech & Content Tips

Come scrivere copy efficaci su LinkedIn

Scrivere copy efficaci su LinkedIn richiede di adattare stile e messaggio a un pubblico professionale e condividere contenuti di valore, esperienze personali e riflessioni sul mondo lavorativo.

Come scrivere un post su LinkedIn?

  • Inizia con una domanda, un dato interessante o una frase che stimoli la curiosità;
  • condividi esperienze personali, successi o lezioni apprese per attirare l’interesse del pubblico;
  • offri valore, quindi consigli pratici, risorse utili o insight di settore;
  • mantieni i paragrafi brevi e utilizza elementi visivi per guidare l’attenzione;
  • non dimenticarti della CTA finale;
  • esprimi la tua opinione su un argomento, ma assicurati di sostenere le tue affermazioni con fatti o esperienze personali.

Come scrivere copy efficaci per degli annunci Ads?

Il copywriting è un’arte che non va mai trascurata, ancora di più se stiamo progettando della campagne di social advertising.

Scrivere copy efficace per le inserzioni richiede infatti un approccio strategico che catturi l’attenzione e spinga ad agire in pochissimo spazio e tempo.

Creare copy persuasivi per annunci pubblicitari richiede di base:

  • un gancio efficace nella prima riga;
  • una buona conoscenza del proprio target (i messaggi devono risuonare con le loro esigenze, desideri e sfide quotidiane);
  • evocare sensazioni come urgenza, curiosità, gioia o sollievo;
  • la promozione di valori;
  • CTA semplici, dirette e persuasive;
  • l’utilizzo di recensioni, testimonianze o dati per dare credibilità all’annuncio.
Esempio di copy efficace per i social network: post natalizio del brand Luca Barra dedicato alla mamma
Le festività sono un ottimo gancio per le inserzioni social: l’esempio del brand Luca Barra per la Festa della Mamma mostra come creare copy efficaci per i social network.

E ricorda, ogni piattaforma richiede un approccio diverso per il copy delle Ads: più conciso su Meta, professionale su LinkedIn e giovane e diretto su TikTok.

Un content marketing efficace inizia sempre da te!

Scrivere efficacemente per i social media richiede un approccio personalizzato per ciascuna piattaforma, ma soprattutto intuizione e una buona base comunicativa di partenza.

Affina la tua tecnica, e come detto all’inizio di questo articolo, non smettere mai di formarti!

Perché Meta è la piattaforma giusta per le aziende che operano nel settore turistico

Il mondo del turismo è un universo fatto di emozioni, sogni e desideri: le persone non comprano semplicemente una vacanza ma un’esperienza, un ricordo da portare con sé.

Ecco perché, per chi lavora nel settore turistico, è fondamentale capire come parlare a quel pubblico, che ancora non sa dove andrà ma che è (inconsapevolmente) già alla ricerca di ispirazione. Nel loro contesto tipico di domanda latente, i social media possono essere un alleato prezioso.

In questo articolo esploreremo perché Facebook e Instagram sono le piattaforme giuste per chi opera nel settore travel e come possono trasformarsi in potenti strumenti per promuovere destinazioni lontane e valorizzare il territorio locale.

Customer journey: un viaggio… verso il viaggio!

Il turismo outbound, ovvero quel turismo di persone che si recano all’estero rispetto a un paese di riferimento (spesso riferito a viaggi verso destinazioni internazionali), rappresenta una delle sfide più interessanti per chi lavora in questo settore.

Quando si tratta di ispirare un utente a scegliere la meta del prossimo viaggio i social media si dimostrano il mezzo ideale per accompagnarlo lungo tutto il customer journey.

In questo Meta è uno strumento molto potente perché sfrutta il concetto di domanda latente, influenzando quindi l’utente mentre non è alla ricerca attiva di informazioni, ma quando sta semplicemente scrollando il proprio feed di Instagram o Facebook per intrattenersi.

Infatti, grazie ai dati che l’algoritmo raccoglie ogni giorno sulla piattaforma abbiamo la possibilità di utilizzare l’advertising per raggiungere tutte quelle persone che, per esempio, sono interessate a programmare un viaggio ma hanno le idee poco chiare sulla destinazione (o a quale agenzia rivolgersi).

1. Inizia a stimolare la domanda latente

Come possiamo invogliare un utente a prendere in considerazione l’idea di prenotare un viaggio? Sicuramente la soluzione migliore è quella di sfruttare contenuti visual come i video.

Formati come i Reels ad esempio possono avere un impatto elevato nel ricordo dell’annuncio appena visto, se ben costruiti (dai un’occhiata a questo articolo su come creare video efficaci e di successo per i social 😉).

Mostrare spiagge paradisiache, città pulsanti di vita o esperienze uniche può catturare l’attenzione dell’utente e influenzare la domanda latente, di modo che si traduca — in un secondo momento — nel desiderio di viaggiare.

Questo è ciò che abbiamo fatto con Neos, compagnia aerea di proprietà del gruppo Alpitour: abbiamo puntato molto sui Reels, mostrando per esempio scorci dell’estate italiana per promuovere voli verso l’Italia oppure frame suggestivi della Repubblica Dominicana (da capire se usare questi video e/o se sceglierne solo uno).

 

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Un post condiviso da Neos Air (@neosair)

2. Genera un interesse reale

Una volta che abbiamo attivato l’attenzione dell’utente, possiamo spostarci verso la seconda fase del customer journey, ovvero il passaggio dall’ispirazione all’interesse concreto.

Anche in questo caso, piattaforme come Meta hanno degli strumenti ad hoc per personalizzare messaggi e contenuti delle inserzioni.

Innanzitutto, le inserzioni dinamiche. Le funzionalità avanzate di Meta permettono di mostrare prodotti specifici al singolo utente, ottimizzando i contenuti in base ai suoi interessi o alle sue interazioni online (ad esempio prodotti visualizzati o aggiunti al carrello).

Per esempio, se una persona ha sfogliato sul nostro sito le offerte per i viaggi verso l’Egitto, allora l’algoritmo le mostrerà delle inserzioni con proposte per Marsa Alam, Sharm El Sheik o Marsa Matrouh.

C’è poi la possibilità di collegare alle inserzioni un catalogo prodotti, uno strumento molto efficace che prevede che l’algoritmo proponga soluzioni “su misura” all’utente.

Su Meta possiamo impostare delle inserzioni generiche (nell’esempio vediamo le “Offerte di Novembre”) con due diversi formati di inserzioni: la collection e il carosello.

Esempio di formato Collection su Facebook sul tema "vacanza di Nalale al caldo"
Esempio di formato Collection su Facebook
Esempio di formato Carosello su Facebook con le migliori proposte
Esempio di formato Carosello su Facebook

In questo caso, l’utente aveva cercato in precedenza delle offerte per un viaggio in Thailandia: con i dati a sua disposizione, infatti, l’algoritmo ha deciso di mettere al primo posto di entrambi gli annunci proprio un’offerta su Khao Lak.

Se vuoi saperne di più sulle inserzioni dinamiche, ti suggeriamo di leggere questo nostro articolo sul blog.

3. La prenotazione e l’importanza della riprova sociale

Se il viaggio dell’utente procede come previsto, è altamente probabile che si arrivi alla tanto ambita conversione, ovvero alla prenotazione del viaggio — da parte dell’utente — sul sito.

Tuttavia, il nostro lavoro non finisce qui!

Le nostre inserzioni sono in grado di raccogliere, oltre a interessantissimi dati, anche i feedback degli utenti. Leggere i commenti dei clienti ci permette di migliorare la nostra comunicazione, dentro e fuori i social, e cercare quel bisogno (pain point) che possiamo sfruttare per le offerte future.

Proprio su Alpitour, leader italiano nel settore del tour operating, abbiamo sfruttato uno di questi punti comunicati dagli utenti, per impostare una serie di offerte incentrate sui viaggi senza passaporto.

In un periodo in cui per ottenere un passaporto l’attesa media era di 6 mesi, il topic è stato vincente, permettendo alle inserzioni di generare prenotazioni per un valore di oltre un milione di euro.

Una delle migliori inserzioni dove abbiamo sfruttato il pain point degli utenti che volevano viaggiare senza passaporto
Una delle migliori inserzioni dove abbiamo sfruttato il pain point degli utenti che volevano viaggiare senza passaporto

Turismo inbound

Abbiamo parlato finora di viaggi verso destinazioni lontane dall’Italia, ma questo non vuol dire che Meta non fornisca soluzioni anche per il turismo locale (o turismo inbound, quindi proveniente da un paese diverso da quello di riferimento). Vediamo ora alcuni esempi di strumenti per migliorare la nostra comunicazione e la nostra strategia sui social grazie all’advertising.

Massimizzare i risultati: il targeting locale

Quando promuoviamo eventi come mostre o spettacoli sportivi a livello regionale vogliamo fare vedere i nostri annunci a un pubblico specifico, che sia vicino geograficamente all’evento di riferimento.

Prendiamo come esempio il lavoro che svolgiamo per Promoturismo FVG, ente regionale che si occupa della promozione turistica del Friuli-Venezia Giulia. In questo caso vogliamo che le inserzioni che promuovono le realtà o gli eventi sul territorio vengano viste:

  • sia da persone residenti in FVG
  • sia da turisti che si trovano in quel momento in regione.

A differenza di Alpitour infatti, dove il target è molto più ampio, qui c’è bisogno di segmentare maggiormente il pubblico, in modo da massimizzare i risultati e raggiungere utenti che potrebbero essere coinvolti da ciò che si sta promuovendo.

Ed ecco che Meta mette a disposizione questa impostazione. E non solo!

Abbiamo modo di selezionare uno o più interessi del nostro pubblico.

Vogliamo promuovere un evento locale di food & wine? Allora possiamo chiedere all’algoritmo che faccia vedere le nostre inserzioni a un pubblico interessato al cibo e al vino e che, magari, parli italiano (andando a escludere chi non lo parla e, dunque, potenzialmente non residente).

In questo esempio andiamo a targettare un pubblico di persone interessati al food&wine che vivono in Friuli Venezia Giulia
In questo esempio andiamo a targettare un pubblico di persone interessati al food&wine che vivono in Friuli Venezia Giulia

Questo tipo di strumento ci permette di essere precisi anche qualora volessimo targettare dei turisti che sono in visita in una città, per esempio per promuovere una mostra.

Post promosso per la fiera dei Gusti di Frontiera a Gorizia
Post promosso per la fiera dei Gusti di Frontiera a Gorizia

Non ci basterà far altro che selezionare Gorizia come luogo di interesse, scegliere il raggio chilometrico di copertura che vogliamo raggiungere e inserire diverse lingue straniere (oppure specificare meglio il tipo di audience selezionando interessi specifici).

Esempio di impostazione di geolocalizzazione delle nostre inserzioni su Gorizia con un raggio di 25 miglia
Esempio di impostazione di geolocalizzazione delle nostre inserzioni su Gorizia con un raggio di 25 miglia

Turismo outbound e inbound: Meta è la scelta giusta

Come abbiamo visto assieme in questo articolo, sia che si parli di grosse realtà di turismo outbound (come Alpitour e Neos) sia di promozione di attività di inbound locali (come Promoturismo FVG), Facebook e Instagram si rivelano piattaforme che offrono strumenti fondamentali per portare avanti una strategia di comunicazione efficace dei nostri prodotti turistici.

Campagne di Meta Ads ben impostate possono fare la differenza nel trasformare una semplice idea di viaggio in una prenotazione reale.

Il futuro del marketing turistico passa da qui: dalla capacità di utilizzare i social media non solo per vendere, ma anche per raccontare, ispirare e connettersi con i desideri profondi dei viaggiatori.

Advertising Best Practice: come NON seguirle!

Oggi ci parliamo – anzi, leggiamo – guardandoci negli occhi, da advertiser ad advertiser.

Quante volte è capitato di sentirci onnipotenti di fronte al pannello di Ads Manager? Tante, spero. Ma probabilmente non sono nemmeno la metà di quelle in cui… non ci abbiamo capito niente.

Questo perché l’advertising non è una scienza esatta. Non c’è una sola strategia funzionante, un solo metodo, una sola soluzione. Nonostante ciò, il numero di persone che dispensano consigli che spacciano come verità assoluta è sorprendentemente alto. E spesso arrivano dalle piattaforme stesse!

Il che non significa ovviamente che queste best practice siano fuffa o vadano ignorate; semplicemente, non vanno venerate. E, soprattutto, non vanno considerate come dogmi intoccabili.

Vediamo allora come fare l’esatto contrario: facciamoci domande sulle più comuni best practice dell’advertising, poniamoci dei dubbi, analizziamo, svisceriamo e proviamo invece a tracciare delle linee guida libere, morbide e adattabili che possano aiutarci quando facciamo campagne di advertising su Meta (ma anche Google, TikTok…).

Trappole di basso livello

Cominciamo con alcune frasi che chiunque lavori nell’advertising avrà sentito almeno una volta – più probabilmente da dieci a venti.

“Crea campagne Advantage+”

Le figlie predilette delle piattaforme: che siano Advantage+, Performance Max, Smart+ o altro, le campagne algoritmiche sono senza dubbio il trend più in voga degli ultimi anni (e sicuramente anche dei prossimi). Si impostano con due click e portano acquisti, tanti e basso costo. Il sogno di ogni brand.

Confronto tra una campagna di conversione tradizionale e una Advantage+ nuova fiammante. La superiorità di quest'ultima è schiacciante.
Confronto tra una campagna di conversione tradizionale e una Advantage+ nuova fiammante. La superiorità di quest’ultima è schiacciante.

Da early adopters quali ci piace essere a Noiza, le abbiamo testate fin da subito ed effettivamente la differenza con le normali campagne di conversione si vedeva, e tanto. Il punto è che non si vedeva sempre.

Un secondo confronto, in cui le Advantage+ si trovano in difficoltà.
Un secondo confronto, in cui le Advantage+ si trovano in difficoltà.

Abbiamo cominciato a notare che ci sono dei casi, ben specifici, in cui le campagne Advantage+ è meglio lasciarle perdere.

I più comuni di questi casi sono quando:

  • il brand ha bisogno ancora di tanto “building”,
  • la strategia prevede campagne “spot” o con limiti temporali (es. promozioni);
  • i tracciamenti non sono ben impostati;
  • il pubblico è molto di nicchia;
  • l’investimento è basso;
  • non ci sono molti asset.

“Usa inserzioni basate sul catalogo”

Si cambia parrucca ma non concetto: tu advertiser mettici gli asset, e poi ci pensa l’algoritmo a portare vendite.

Una classica inserzione con catalogo dinamico, con il prodotto selezionato dall'algoritmo sulla base di tutti quelli presenti in catalogo.
Una classica inserzione con catalogo dinamico, con il prodotto selezionato dall’algoritmo sulla base di tutti quelli presenti in catalogo.

È un altro esempio di best practice spesso elevata a dogma assoluto. Hai dei prodotti? Crea un catalogo dinamico e associalo alle inserzioni: che tu venda gioielli, vestiti, banane o catapulte funzionerà in ogni caso.

Ma, come abbiamo già visto, assoluti nell’advertising non ce ne sono.

Ecco allora qualche altro esempio di casi dove è meglio non usare inserzioni con catalogo dinamico:

  • il catalogo non ha molti prodotti;
  • i dati dei prodotti non sono aggiornati;
  • il target ha bisogni molto specifici;
  • vendiamo servizi;
  • vendiamo prodotti con un lungo customer journey (es. auto) o di prezzo molto elevato (es. gioielleria di lusso);
  • le campagne non sono di conversione.

“Attiva le ottimizzazioni per le creatività”

Negli ultimi mesi Meta ha sviluppato tutta una serie di modifiche automatiche per “migliorare le nostre creatività”.

Alcune delle ottimizzazioni per le creatività di Meta
Alcune delle ottimizzazioni per le creatività di Meta

Se non le avete mai provate, non fatelo. È il miglior consiglio che possiamo darvi a questo punto.

Ma il punto, qual è? Molto semplice: non sempre ciò che le piattaforme propongono corrisponde a ciò che noi vogliamo per il nostro cliente o prodotto.

 

Se, negli esempi che abbiamo visto fino a ora, le “trappole” sono state relativamente evidenti da trovare ed evitare – al netto del fatto che, per arrivare a queste conclusioni, sono stati fatti numerosi test che non sempre ci si può permettere – non sempre gli elementi che ci permettono di capire che stiamo andando fuori strada ci vengono messi davanti agli occhi.

E per questo rischiano di causare molti più danni.

Trappole di alto livello

“Fate campagne di traffico così prendete più dati”

La pericolosità di questa affermazione sta nel fatto che sembra avere senso.

E in parte lo ha.

Più utenti porto al sito, più possibilità ho che vogliano comprare i miei prodotti. Quindi utilizziamo campagne con obiettivi che portano tanti utenti, come ad esempio: traffico, copertura, visualizzazioni video, eccetera.

Perché allora stiamo parlando di trappole?

Perché il problema non è quanti dati stiamo portando, ma quali.

La spesa di una campagna di traffico splittata in base all'età.
La spesa di una campagna di traffico splittata in base all’età.

La tabella mostra come l’algoritmo ha suddiviso la spesa tra i vari range d’età del pubblico di questa campagna di traffico. Si nota una grossa percentuale di investimento sulle persone 65+, giustificata dal fatto che portano un gran numero di click / visualizzazioni della pagina di destinazione.

A prima vista è facile credere che l’algoritmo abbia trovato una nicchia di utenti che probabilmente non abbiamo sfruttato prima, e quindi ci abbia investito su.

Il problema è quello che succede dopo, nelle campagne di conversione…

Gli acquisti di una campagna di conversione splittati in base all'età.
Gli acquisti di una campagna di conversione splittati in base all’età.

…comparato con la spesa della campagna traffico.

I due grafici a torta comparano i risultati riportati dalle diverse fasce d'età per ogni obiettivo
I due grafici a torta comparano i risultati riportati dalle diverse fasce d’età per ogni obiettivo

Sorpresa! Il 65+ del budget della campagna di traffico è stato investito su un target che ha portato meno dell’8% degli acquisti.

Perché la superiore intelligenza artificiale ha scelto di commettere un crimine del genere? Perché la suddetta è incredibilmente brava a raggiungere l’obiettivo impostato nella campagna, e SOLO quello.

Non si dimostra quindi altrettanto capace quando si tratta di trovare utenti di qualità per il brand in generale, che siano effettivamente in target e che convertano.

E questo non succede soltanto con le campagne di traffico, ma con qualsiasi altro obiettivo di ottimizzazione. Provate per esempio a promuovere un video in una campagna di interazione: vi porterà pochissimi commenti, reazioni e condivisioni ma una marea di visualizzazioni video. Perché? Perché sono considerate interazioni. E costano meno.

“Lascia fare tutto alle Advantage+ e non ti preoccupare”

Spoiler: c’è da preoccuparsi. E tanto.

Chiudiamo il cerchio tornando all’inizio con le adorate Advantage+, ma esaminandole più nel dettaglio.

Le impostazioni di pubblico delle Advantage+, diverse da tutte le altre campagne
Le impostazioni di pubblico delle Advantage+, diverse da tutte le altre campagne

Andando a frugare nelle impostazioni possiamo notare che Meta offre la possibilità di caricare una lista di “Clienti esistenti” ed eventualmente porre un limite al budget investito su questo segmento di pubblico. Le best practice invitano però a lasciare l’algoritmo libero e spensierato, perché tanto sa dove andare.

Peccato che anche in questo caso accade ciò che abbiamo visto nel punto precedente: l’algoritmo ha sì una bussola ben orientata, ma verso la quantità, non la qualità.

L'algoritmo ha allocato solo il 28% del budget sui clienti esistenti e il restante 78% su un pubblico nuovo.
L’algoritmo ha allocato solo il 28% del budget sui clienti esistenti e il restante 78% su un pubblico nuovo.

Ed ecco il risultato: quasi il 30% del budget speso su persone che già sono nostre clienti.

Ma perché accontentarci di questo già doloroso spaccato quando possiamo soffrire ancora di più?

Andiamo a confrontare gli acquisti e le finestre di attribuzione.

La percentuale di acquisti per pubblico e finestra di attribuzione
La percentuale di acquisti per pubblico e finestra di attribuzione

Più di 8 conversioni su 10 sono 1-day view. 8 acquisti su 10 sono stati fatti senza che le persone nemmeno cliccassero sull’inserzione.

E cosa vuol dire? Vuol dire che quelle persone non hanno nemmeno avuto bisogno di cliccare sull’ad per convincersi a comprare.

Perché erano già convinte.

Ergo, abbiamo speso circa il 20% del budget su persone che molto probabilmente avrebbero acquistato comunque.

Il 20% del budget è parecchio.

Tantopiù che le peggiori conseguenze di questa impostazione si vedono sul lungo periodo, come ad esempio:

  • bassa incrementalità;
  • poco prospecting;
  • frequenze altissime in retargeting e troppo basse sul pubblico freddo;
  • ROAS drogati.

Conclusioni

Per mantenere la rotta nel burrascoso mare dell’advertising aiuta molto aver ben chiaro il funzionamento delle piattaforme.

Il prodotto di Meta, Google e affini sono le impression, ovvero spazi pubblicitari. E per venderne il più possibile l’algoritmo che gestisce le aste deve avere meno vincoli possibili.

Perché l’obiettivo delle piattaforme è vendere il loro prodotto, mentre il nostro obiettivo è vendere il nostro prodotto.

Una volta chiarita questa differenza si riesce a far luce sui motivi che stanno dietro ad alcune decisioni, ai “consigli utili a migliorare le campagne” e a capire cosa invece dovremmo fare noi, come advertiser, se vogliamo effettivamente migliorarle.

Se volete creare campagne di advertising che funzionino quindi il consiglio finale è: prestate orecchio alle best practice, ma mantenete sempre voi il controllo!

Quali sono i temi caldi degli eventi di digital marketing in Italia oggi?

In queste prime due settimane di dicembre alcuni membri del nostro team hanno partecipato al Digital Strategy di Torino e al Social Media Strategies di Bologna, due appuntamenti in cui hanno partecipato numerosi professionisti del settore.

Ma quali sono stati i temi caldi trattati dagli ospiti? In questo articolo ti faremo un riassunto degli argomenti che — secondo noi — hanno un peso rilevante per il nostro lavoro quotidiano di advertiser.

Intelligenza artificiale

In generale, a fare da padrona a questi eventi è stata senza dubbio l’Intelligenza Artificiale: dall’analisi dei dati alla creazione di testi e immagini, l’IA ha ormai travolto ogni campo dell’advertising – e del marketing in generale – come un’onda che dobbiamo imparare a controllare.

Il cuore - anzi, il cervello - dello speech di Jacopo Matteuzzi (contenuto per l'evento Digital Strategy di Torino)
Il cuore – anzi, il cervello – dello speech di Jacopo Matteuzzi (contenuto per l’evento Digital Strategy di Torino)

Jacopo Matteuzzi, per esempio, ha aperto i lavori del Digital Strategy riflettendo sul ruolo dell’AI come supporto per ottimizzare le attività operative, rimarcando come in futuro sarà sempre più fondamentale il ruolo della strategia.

IA e advertising

Moltissime piattaforme hanno adottato ormai da diverso tempo le campagne algoritmiche (Advantage+, Performance Max, Smart+ etc) che fanno massiccio affidamento sul machine learning per identificare il nostro target e distribuire i nostri contenuti nel modo più efficace possibile.

A Bologna, Desireé Bonaldo ha sottolineato come l’IA sia uno strumento potentissimo per organizzare, analizzare e rielaborare i dati, soprattutto in caso di nuovi clienti.

La chiave sta nella qualità dei dati che inseriamo come fonte: se è ottima, saranno ottimi anche gli output. Massima attenzione allora a tracciamenti, advanced matching tra sito e piattaforme, liste clienti e sistemi per l’organizzazione dei dati come Looker Studio.

Desireé ci ha ricordato inoltre che l’IA è molto utile anche per trovare e testare tante piccole variabili da inserire nei nostri testi e nelle nostre grafiche, in modo da avere a disposizione molteplici versioni dei nostri contenuti che possano adattarsi ai vari cluster di target che vogliamo raggiungere.

Dello stesso avviso era anche Francesca Bernini, che si è invece soffermata sulle possibilità – ma anche sui rischi – delle campagne AI driven.

Non è detto infatti che siano sempre la soluzione giusta per noi. Se per esempio vogliamo raggiungere un pubblico molto specifico, oppure vogliamo controllare la frequenza dei nostri annunci, allora sarà meglio virare le nostre scelte verso campagne di conversione “vecchio stile”.

Non è detto che le performance delle campagne AI driven siano sempre migliori di quelle “normali” (dall'intervento di Silvia Filippi per Social Media Strategies di Bologna)
Non è detto che le performance delle campagne AI driven siano sempre migliori di quelle “normali” (dall’intervento di Silvia Filippi per Social Media Strategies di Bologna)

Francesca ha inoltre fatto notare come Andromeda, la nuova IA di Meta, tende a spingere le creatività generate con l’IA anche quando queste sono in realtà degli orrori. Negli esempi che ci ha mostrato l’IA storpiava addirittura il nome e il logo del brand – e noi non lo vogliamo! È importantissimo quindi mantenere sempre un certo margine di controllo.

A Torino, invece, il tema è stato ripreso anche da Flavio Mazzanti, che ha esplorato il concetto di messy middle, evidenziando come le decisioni degli utenti siano sempre meno lineari e richiedono soluzioni che rispondano ai problemi reali, in modo tale da comprendere — nel miglior modo possibile con la realtà dei fatti — il customer journey dei consumatori.

Social Strategy & contest online

Un tema che di certo non poteva mancare all’evento di Bologna. Nel suo intervento, Marco Rossi ha mostrato come i concorsi online rappresentino un potente strumento di Social Media Strategy, ma che per avere successo sia fondamentale partire da una solida pianificazione strategica. Prima di scegliere strumenti e piattaforme, è essenziale definire con il cliente gli obiettivi del contest, adottando un approccio design thinking per creare soluzioni funzionali e personalizzate.

Un contest efficace deve essere coerente con la content strategy del brand e rispondere alla value proposition dei social media, favorendo interazioni, dialoghi tra utenti e connessioni autentiche. In questo modo, non solo si aumenta la brand awareness, ma si rafforza anche il senso di appartenenza al marchio, premiando la fedeltà dei clienti e generando fiducia.

La progettazione di un concorso online inizia con la definizione degli obiettivi: dal miglioramento della visibilità del brand alla fidelizzazione dei clienti. È altrettanto importante conoscere a fondo il proprio pubblico, analizzando i suoi comportamenti sui social per alcuni mesi, così da creare iniziative mirate e coinvolgenti. La pianificazione deve includere un budget ben definito, che consideri sia i costi del progetto sia le spese per la promozione sui media.

Anche il premio scelto gioca un ruolo fondamentale, ovviamente: deve essere rilevante e desiderabile, in quanto elemento chiave per attirare partecipanti. Infine, è indispensabile misurare i risultati attraverso KPI ben definiti, come l’aumento dell’engagement, dei follower o delle iscrizioni alla newsletter.

Tra le tipologie di concorsi più efficaci ci sono:

  • i freebie, che prevedono piccoli omaggi in cambio di azioni semplici come seguire una pagina;
  • i giveaway, che richiedono azioni più specifiche, come l’iscrizione a un form, offrendo un premio esclusivo al vincitore;
  • e i più nuovi winaway, intesa come evoluzione del giveaway, che migliora l’esperienza utente attraverso chatbot e interazioni personalizzate via DM.

Per il successo di un contest è fondamentale creare contenuti autentici, irresistibili e allineati alla strategia aziendale, al fine di non solo migliorare l’engagement, ma anche contribuire alla costruzione di relazioni durature con il pubblico, generando valore sia per il brand sia per i partecipanti.

Content creation e branding

Il segreto di Matteo Bortolotti è creare personaggi memorabili (contenuto per l'evento Digital Strategy di Torino)
Il segreto di Matteo Bortolotti è creare personaggi memorabili (contenuto per l’evento Digital Strategy di Torino)

In un modo digitale sempre più automatizzato e guidato dall’intelligenza artificiale, un’attenzione particolare va data al potere dello storytelling, come spiegato da Matteo Bortolotti, che al Digital Strategy ha dato i suoi suggerimenti per creare narrazioni autentiche e coinvolgenti, che siano capaci di connettersi emotivamente con il pubblico attraverso una comunicazione transmediale. In particolare, ha suggerito di trasformare i prodotti in personaggi memorabili e autentici, raccontandoli attraverso narrazioni coerenti, affidabili e coinvolgenti.

Questo percorso narrativo può includere colpi di scena e suspense per sorprendere il pubblico, mantenendo sempre un filo logico riconoscibile. Le storie possono essere distribuite su diversi media, garantendo però una coerenza narrativa che rafforzi l’identità del brand.

Un altro elemento cruciale è l’interazione empatica, da costruire ascoltando i feedback e le preferenze del pubblico, senza mai perdere di vista la propria autenticità.

Inoltre, si è sottolineata l’importanza di mostrare il lato umano del brand: pur sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale, è fondamentale che sia il controllo umano a definire la strategia e a indirizzare l’AI nel modo più efficace.

Elisa Contessotto, invece, durante il suo intervento ha evidenziato strategie pratiche per un content marketing efficace. Tra i suggerimenti più rilevanti, ha sottolineato l’uso delle keyword correlate, delle domande “People also asked” di Google e dei suggest su YouTube per scoprire nuovi spunti e angolazioni per i contenuti.

Un aspetto cruciale del suo discorso è stato il focus sull’empatia come chiave per connettersi con il pubblico, anche attraverso l’utilizzo della — già ampiamente citata — intelligenza artificiale. Questa tecnologia, oltre a supportare la ricerca di argomenti, può essere impiegata per individuare il tone of voice più adatto a raccontare l’identità di un brand, creando così una comunicazione autentica e coinvolgente. Diventa quindi importante arricchire la propria cassetta degli attrezzi digitali testando più tool possibili, restando però coerenti con la propria strategia e imparando a scegliere gli argomenti utili.

Un esempio di strategia con più strumenti AI (contenuto di Elisa Contessotto per l'evento Digital Strategy di Torino)
Un esempio di strategia con più strumenti AI (contenuto di Elisa Contessotto per l’evento Digital Strategy di Torino)

Nel corso del panel “Blog, TikTok e Telegram”, Mattia Cantoni, Lucia Guerra e Flavius Florin Harabor hanno fatto emergere l’importanza di combinare i contenuti originali e — allo stesso tempo — le peculiarità di ciascuna piattaforma per ottimizzare i risultati. In particolare è stato messo in evidenza come:

  • TikTok svolga un ruolo sempre più orientato all’autenticità e all’intrattenimento;
  • Telegram sia una piattaforma altamente versatile per intraprendere strategie di comunicazione mirate (in particolare, con l’aiuto di strumenti di marketing automation);
  • i blog siano dei mezzi molto potenti per dare valore ai contenuti digitali.

Brand advertising

Soprattutto per le attività di advertising finalizzate alla vendita, è necessario creare l’atmosfera giusta: ce lo ha ricordato Alessandro Frangioni al Social Media Strategies, secondo cui per scalare il sistema è necessario spostare il focus dal prodotto. Sembrerà banale ma a volte ci dimentichiamo del destinatario del nostro messaggio e trascuriamo la strategia vera e propria, perché siamo troppo ossessionati dalle conversioni: è fondamentale adattare la creatività al pubblico a cui ci rivolgiamo, andando ad analizzare le nicchie e i loro bisogni e fissando un elemento di ancoraggio all’interno dei visual che attragga prima — in una fase di prospecting — l’utente al prodotto (o servizio) e, poi, lo porti all’acquisto. Dobbiamo sensibilizzare la nostra audience.

Un esempio portato da Alessandro è quello del brand Sarfiatti, suo cliente: un prima e dopo in cui è evidente l’importanza della creazione dell’atmosfera giusta attraverso gli asset creativi (non solo le immagini, anche il testo), declinandoli per le singole buyer personas.

Asset base della lampada Siena by Sarfiatti, in cui il focus è sul mero prodotto (contenuto di Alessandro Frangioni per l'evento Social Media Strategies di Bologna)
Asset base della lampada Siena by Sarfiatti, in cui il focus è sul mero prodotto (contenuto di Alessandro Frangioni per l’evento Social Media Strategies di Bologna)
Asset creativi della stessa lampada, ma in cui si cerca di creare un'emozione attorno al prodotto (contenuto di Alessandro Frangioni per l'evento Social Media Strategies di Bologna)
Asset creativi della stessa lampada, ma in cui si cerca di creare un’emozione attorno al prodotto (contenuto di Alessandro Frangioni per l’evento Social Media Strategies di Bologna)

Attraverso poi una solida stratificazione delle campagne, una diversificazione delle strategie e degli obiettivi e un’ottimizzazione di tutti i touchpoint del customer journey (migliorando la presenza digitale dei vari canali e integrando le informazioni presenti in essi) è possibile consolidare la riconoscibilità del marchio e portare a conversioni “organiche”, non per forza sostenute dall’advertising.

SEO & LinkedIn

Cosa dire poi del social media BTB per eccellenza, LinkedIn?

Gli elementi da poter ottimizzare su LinkedIn per migliorare la SEO (contenuto di Laura Copelli per l'evento Social Media Strategies di Bologna)
Gli elementi da poter ottimizzare su LinkedIn per migliorare la SEO (contenuto di Laura Copelli per l’evento Social Media Strategies di Bologna)

Laura Copelli, SEO Specialist che ama definirsi “la paladina dei copywriter”, ci ha fatto capire l’importanza della connessione tra SEO e LinkedIn, e quanto quest’ultimo sia un amplificatore del posizionamento online.

I commenti di Linkedin, così come molti altri contenuti del Profilo Personale e della Pagina Aziendale, si posizionano infatti su Google. Presta attenzione quindi quando scriverai il tuo prossimo post, commento o articolo sulla piattaforma!

Conclusioni

Gli eventi di Torino e Bologna ci hanno lasciato una consapevolezza chiara: l’intelligenza artificiale non è più solo un trend, ma una realtà consolidata che sta trasformando profondamente il mondo del digital marketing. Che si tratti di analizzare i dati, ottimizzare campagne pubblicitarie o generare contenuti personalizzati, l’IA offre strumenti potenti e versatili per supportarci nel nostro lavoro quotidiano.

Le sue applicazioni, come abbiamo visto, sono potenzialmente infinite; tuttavia, il vero valore emerge quando l’intelligenza artificiale si combina con una strategia ben definita e un controllo umano attento, per garantire risultati efficaci e autentici.

Questa tecnologia ci spinge sempre di più, come professionisti del marketing, ad aggiornare costantemente le nostre competenze, sperimentare nuovi strumenti e mantenere il giusto equilibrio tra creatività, empatia e innovazione, avendo come obiettivo la creazione di valore per i nostri clienti e connessioni significative con il pubblico.

Come creare Reel di successo per Instagram e TikTok

In un’epoca dove ogni utente è bombardato da continui stimoli, è purtroppo sempre più complicato far spiccare i tuoi contenuti sui social, lo sappiamo.

Generalmente hai soli pochi secondi per attirare l’attenzione sui tuoi video e devono essere sin da subito convincenti e lasciare un’impronta e una certa curiosità nella mente degli utenti.

In questo articolo ti darò i miei 5 migliori consigli per creare Reel di successo, video efficaci e d’effetto per spaccare sui social!

Conquista il tuo pubblico

I Reel offrono un modo completamente nuovo di connettersi con il pubblico rispetto ai visual statici. La loro dinamicità permette di coinvolgere gli utenti a un livello più profondo, suscitando emozioni, divertimento oppure stupore.

Per creare Reel di successo, prima di metterti all’opera, è fondamentale definire il tuo target e l’obiettivo che vuoi raggiungere. Solo comprendendo a fondo gli interessi e i bisogni del tuo pubblico, potrai creare contenuti più efficaci e ottenere risultati migliori.

La scelta della piattaforma giusta è un altro tassello essenziale: ogni social network ha un linguaggio visivo e un pubblico specifico. Instagram, TikTok e Facebook sono solo alcuni esempi. Il mio consiglio, dunque, è quello di analizzare attentamente i contenuti su ciascuna di queste piattaforme, capire cosa li differenziano e quali formati e stili funzionano meglio; infine, puoi individuare trend da riproporre sullo stile del brand. Questo ti permetterà di creare Reel su misura per il tuo pubblico e per la piattaforma scelta, con la tua unicità.

5 consigli per creare Reel di successo

Quali sono, quindi, gli elementi e gli attivatori funzionali necessari a elevare i tuoi video? Scopriamoli insieme!

1. Scegli la musica adatta all’emozione che vuoi suscitare

 

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Un post condiviso da Neos Air (@neosair)

La comunicazione non passa solamente attraverso ciò che si vede: anche la musica è un elemento fondamentale di un video. Ci permette di comprendere sin dai primi secondi che emozioni susciterà, se sarà un video dinamico, romantico, illustrativo.

Grazie alla musica l’utente — in base al proprio stato d’animo — capirà subito se soffermarsi a guardare il contenuto oppure se procedere oltre. Va da sé che questo è un aspetto molto soggettivo, che non puoi di certo controllare, ma puoi influenzare l’utente scegliendo una colonna sonora che lo invogli a immergersi nel tuo video.

La musica è la voce del tuo lavoro: racconta ciò che le immagini non dicono.

Cerca di comprendere quali emozioni vuoi trasmettere al pubblico; immagina di metterti nei loro panni: cosa vorresti sentire mentre guardi le tue riprese?

Nell’esempio qua sopra, lo scopo è proprio quello di emozionare e romanzare le semplici scene che appaiono, e questa musica soft e rilassante ha l’obiettivo — direi perfettamente centrato — di generare una dolce malinconia, che ci porta a sognare il prossimo viaggio!

2. Cura i dettagli e aumenta la qualità

 

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Un post condiviso da Pasta Garofalo (@pastagarofaloit)

Un video curato, con immagini di qualità, inquadrature giuste (anche se molto semplici) e soggetti attentamente centrati e movimenti dolci.

Il prodotto finale è un video ovviamente ‘ripulito’ e rifinito dai giusti tagli e dai filtri applicati, ma il cuore di questo risultato è dato dalle giuste riprese.

Sembrerà forse banale, ma la qualità ripaga. Siamo tutti attratti dal “bello” e questo vale anche per i Reel!

È molto importante utilizzare gli strumenti adatti: ti semplificheranno tutto il processo di post editing e miglioreranno la qualità dell’effetto finale.

Un contenuto che viene girato con le corrette inquadrature, le giuste luci ed un’alta qualità video, comunicherà l’attenzione e la cura che hai dedicato al progetto.

Quindi, armati di macchina fotografica (se ne hai la possibilità, ma anche i nuovi smartphone sono dotati di ottime telecamere, quindi non hai scuse!) e comincia a filmare!

Qualche consiglio:

  • non tagliare teste o gambe (se non è quello l’obiettivo);
  • sfrutta la luce naturale oppure procurati delle luci artificiali;
  • cerca un equilibrio tra il soggetto e l’ambiente circostante.

3. Anima il tuo video con effetti visivi

 

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Un post condiviso da MoratoPane (@moratopane)

DINAMICITÀ, DINAMICITÀ, DINAMICITÀ!

È la parola chiave di questo paragrafo, se non si era capito.

Il post-editing riveste una parte molto importante nella realizzazione dei Reel: cattura i primi frangenti d’attenzione e guida l’osservatore durante tutta la narrazione, come nel video qui sopra.

Sfrutta le transizioni, ovvero i cambi improvvisi di scena che collegano in maniera divertente ed originale le diverse parti: ti permetteranno di stupire e non annoiare l’utente. Cerca la transizione che si adatta meglio al tuo contenuto, sperimenta diversi stili ma soprattutto… divertiti!

Utilizza filtri e animazioni grafiche (come colori o forme) per aggiungere, enfatizzare e sottolineare uno o più elementi.

Fai uso di testi o singole parole per comunicare un messaggio chiaro e diretto! Gioca d’astuzia: sfrutta questi effetti per nascondere piccole imperfezioni 😉

Combinando tutti questi fattori in maniera armoniosa, sono sicura che riuscirai a produrre un contenuto che coinvolge, ispira ed incuriosisce l’utente.

4. Dona il giusto ritmo al racconto

Il video è un chiaro esempio di un ottimo risultato nell’utilizzo del ritmo: la piena armonia tra la musica e la scena garantisce un’esperienza unica per l’utente.

Non perdere troppo tempo! Taglia e cuci le parti del tuo Reel, alterna momenti lenti e veloci per donare un ritmo al tuo racconto. In questo la musica è il tuo migliore alleato: segui le sue melodie e gli effetti sonori.

I giri di parole non piacciono a nessuno: fanno perdere concentrazione e tempo, che hai ormai capito essere una cosa essenziale! I video non dovrebbero essere né inutilmente lunghi né troppo corti (per non rischiare di svalorizzare il contenuto): cerca il giusto compromesso.

5. Rimani aggiornato e sfrutta i Trend

 

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Scorri, guarda, prova, ma soprattutto… rimani al passo con gli aggiornamenti delle piattaforme!

Internet corre veloce (e, di certo, non ti aspetta): studia i trend virali per proporre contenuti sempre freschi e interessanti.

Coinvolgi e ascolta, rispondi alle esigenze del pubblico e valuta consigli e proposte: le opinioni sono sempre utili e ti aiuteranno a migliorare le tue capacità personali.

Come detto all’inizio, dipende molto anche dalla piattaforma su cui caricherai questi Reel: ognuna di queste funziona a modo proprio, con linguaggi e stili specifici, quindi studia il mercato e adatta di conseguenza il contenuto.

Ma attenzione! Non si tratta solo di inseguire le mode del momento. È importante trovare un equilibrio tra aggiornamento e fedeltà al tuo stile e alla tua voce.

E ora tocca a te creare Reel di successo!

Questi erano secondo me gli aspetti più importanti da tenere in considerazione per creare un Reel di successo per i social. Sono sicura che con il tempo e la pratica potrai aggiungere al tuo bagaglio personale altri aspetti che faranno la differenza!

Ricorda: un pizzico di personalità e di divertimento renderanno sicuramente unici e inconfondibili i tuoi progetti.

Natale 2024: i migliori regali per colleghi e colleghe in ufficio

Sta arrivando il Natale e noi sappiamo già che stai iniziando a fantasticare su cosa vorresti ricevere: una scrivania che si riordina da sola, un computer che risponde alle email in autonomia o l’approvazione di una grafica al primo invio.

Poi però arriva il momento di pensare agli altri: regali veri, preferibilmente utili o creativi.

Quest’anno, invece di impazzire, perché non lasciarti consigliare e scegliere qualcosa che possa davvero migliorare la giornata lavorativa dei tuoi colleghi?

Che si tratti di un grafico sempre alle prese con la palette di colori perfetta, un web designer ossessionato dai dettagli, o un advertiser sempre di corsa tra campagne e report, abbiamo stilato una lista di regali originali e pratici, perfetti per ogni professionista del digital marketing.

Sì, abbiamo aggiunto delle idee che possano andare bene proprio per tutti, anche social media manager, developer e content strategist. Tutto sotto i €30, così da fare bella figura senza svuotare il portafoglio.

[Disclaimer: i link non sono affiliati.]

Regali di Natale per social media manager, copywriter e content strategist

Passiamo ora a dei ruoli che fanno della parola un’arma potentissima. Secondo noi, due sono i libri fondamentali per questi colleghi: Il potere delle parole di Massimo Faranda e La parola immaginata di Annamaria Testa.

Un regalo utile per il collega che stressa tutto l’ufficio per partecipare “volontariamente” ai video per l’account TikTok dell’agenzia: un treppiede multiuso per smartphone.

Qualcosa per la collega social media manager che impazzisce ogni mese con la programmazione dei post per il PED? Una lavagna mensile cancellabile!

Regali di Natale per gli advertiser

Cominciamo subito con i colleghi problematici: quelli che parlano sempre di numeri e non capisci mai quando parlano.

Una lettura fondamentale per l’advertising – come suggerisce il titolo – è Cashvertising, il famoso testo di Drew Eric Whitman sull’uso della psicologia nelle strategie pubblicitarie.

Il libro del momento (appena pubblicato, fresco fresco di stampa 😉) è Confessioni di un marketer. Le logiche pubblicitarie di Facebook e Instagram di Enrico Marchetto, un viaggio dietro le quinte dell’advertising su Meta e degli ecosistemi digitali, per smascherare il mito del consumatore informato e consapevole.

Sempreverdi dei regali utili per i meeting che quotidianamente gli attanagliano: un taccuino da appunti con copertina divertente e delle cuffie wireless, per cercare di calmarsi camminando su e giù per l’ufficio mentre il cliente in call cambia il planning delle campagne per l’ennesima volta.

Regali di Natale per designer

Dei must-have per il collega che si occupa di design? I libri di Riccardo Falcinelli: Cromorama, Figure o il nuovissimo Visus. Pieni di immagini, colori e di aneddoti interessanti, da raccontare davanti alla macchinetta del caffè.

Una guida alla creatività nell’era digitale? Steal like an artist di Austin Kleon è il regalo perfetto per ogni grafico!

Per il sottotipo “colleghi collezionisti” ti consigliamo delle raccolte delle migliori pubblicità americane del secolo scorso, divise per decenni.

Infine, se vuoi che vengano sfornati visual come fossero pagnotte in un panificio, ti consigliamo di investire in un sottomano da scrivania (diciamo basta ai tappetini che si spostano sempre!) o in un buon mouse ergonomico.

Regali di Natale per sviluppatori web

Un libro interessante da regalare a Natale ai colleghi che sembrano parlare un linguaggio tutto loro? The Singularity Is Nearer, dove Ray Kurzweil dà una nuova (in verità, rinnovata) prospettiva sull’Intelligenza Artificiale e sul futuro che ci aspetta nei decenni a venire.

Due idee regalo utili per dei web developer? Uno supporto per smartphone o un powerbank (mai restare senza batteria!).

Se, invece, vuoi puntare su un regalo divertente per gli “smanettoni” dell’ufficio, allora abbiamo la soluzione perfetta: una paperella di gomma. No, non siamo impazziti: è utilissima per fare rubber duck debugging! Ti ricordi quando esponevi ciò che avevi studiato al tuo pubblico di peluches? Ecco, una tecnica simile. Te lo spiega meglio Wikipedia.

Regali di Natale per il proprio capo

È sempre difficile fare regali di Natale per il proprio capo, lo sappiamo. Dipende anche che tipo è! Ecco qui alcune idee.

Se vuoi rimanere su regali più seri, potresti pensare a dei libri utili alle sue mansioni quotidiane, come Sell like crazy di Sabri Suby o The Minimalist Entrepreneur di Sahil Lavingia.

Altrimenti, punta sul… caffè! È una persona a cui piace berlo fuori dall’ufficio? Chiedi una tessera di “abbonamento” al suo bar preferito. Se, invece, preferisce sorseggiarlo mentre lavora al computer, allora punta su una tazza personalizzata e magari a un pacchetto di caffè più pregiato.

Altre idee per regali di Natale economici per colleghi e colleghe

Per il collega che non sa mai che giorno è

Un bel calendario da scrivania o un sottomano cartaceo settimanale.

Per il collega sempre stressato

Un libro dal titolo inequivocabile: It Doesn’t Have to Be Crazy at Work di Jason Fried e David Heinemeier Hansson.

Per il collega che ama scrivere su carta

Nonostante lavori nel digital, è un grande amante della carta? Allora vai sul classico, con un set di penne Muji o un taccuino Moleskine.

Per il collega gourmand

Un consiglio? Prendilo per la gola! Metaforicamente, è ovvio.

Cerca dei prodotti tipici e artigianali di qualità in qualche negozietto della città e dai spazio alla fantasia! Per un collega goloso, un regalo culinario sarà sempre apprezzato.

Per il collega che ha tutto

Se già possiede qualsiasi cosa, allora quello che ci vuole è un’esperienza!

  • Regalagli un corso online per un suo hobby preferito.
  • Adotta un albero su Treedom
  • …o un alveare su 3Bee!

Come sfruttare i trend TikTok per un Black Friday vincente: 6 esempi facili ed efficaci!

Ci siamo quasi. Il conto alla rovescia per il Black Friday è iniziato!

È ormai uno dei momenti più attesi dell’anno, non solo dai consumatori ma anche dalle aziende stesse. Come mai?

La risposta è molto semplice: il Black Friday è l’occasione ideale per le imprese di aumentare le vendite, attirare nuovi utenti e far conoscere il proprio brand, fidelizzando allo stesso tempo i clienti esistenti con offerte accattivanti.

Sfruttare questo momento commerciale è dunque fondamentale per ottenere risultati significativi non solo in termini di fatturato, ma anche di visibilità.

Vietato farsi cogliere impreparati!

La competizione online nel periodo del Black Friday (e nelle settimane precedenti) aumenta moltissimo. Perciò, se non l’hai ancora fatto, questo è il momento di iniziare a preparare una strategia d’attacco.

In un’occasione come questa, devi dare spazio alla creatività e puntare su contenuti efficaci, che si distinguano dalla massa e che non implichino uno sforzo (economico e non solo) troppo elevato!

Cavalcare i trend del momento, per esempio, è un ottimo modo per far emergere il proprio brand e monetizzare. Catturare l’attenzione del pubblico sfruttando contenuti creativi che rispecchiano le tendenze più popolari è importante al fine di aumentare la visibilità del marchio, attraendo nuovi clienti e massimizzando le opportunità di vendita.

Abbiamo pensato ad alcuni trend TikTok (utilizzabili anche su Facebook e Instagram) che ti possano servire come spunto per la tua strategia creativa durante il Black Friday.

Inutile, quindi, dire che ciascun esempio va interpretato e adattato in base alle tue esigenze specifiche e allo stile creativo del tuo brand.

6 trend Tiktok semplici e versatili per il Black Friday

Bene, dopo tutte queste premesse, passiamo al sodo e vediamo nel dettaglio alcuni esempi di trend TikTok per questo Black Friday 2024.

1. Distrarsi (troppo) facilmente!

@seven.bison I get very easily distracted #fyp #foryou #foryourpage #work #office #funny #friends ♬ original sound – Seven Bison

Ti ha fatto sorridere, vero? 😛

Ecco un esempio semplicissimo, applicabile a qualsiasi settore, di una creatività che richiede davvero pochissimo tempo di realizzazione.

Come adattarlo al Black Friday? Per esempio, potresti mostrare lo stupore e la gioia di un utente che viene travolto dalle offerte Black Friday, dimenticandosi totalmente di ciò che accade attorno a lui!

2. Tell me, without telling me.

@giulc__ 🤌🏻 #tellmewithouttellingme #italy #summer #foryou #fypシ #italiansummer #italiancheck ♬ Bongo Cha Cha Cha – Goodboys

Questo trend consiste nel dare una risposta implicita – attraverso l’uso di immagini o suoni, azioni o descrizionia un’ipotetica affermazione o domanda.

In breve, si forniscono indizi o dimostrazioni, lasciando però agli altri il compito di dedurre la risposta. Un vero e proprio gioco di sottintesi!

Come riproporlo, quindi, al tuo pubblico? Potresti dire “Dimmi che ami il Black Friday, senza dirmi che ami il Black Friday” 😉

Un valido esempio potrebbe essere quello di mostrare dei carrelli (virtuali o meno) belli pieni, o persone che ricevono a casa molti pacchi in consegna dopo una sessione di acquisti online (grazie alle imperdibili offerte del brand).

3. POV: Scopri un affare che non ti aspettavi!

@giorgiamenzietti 🫢 #harrods #london #givenchy ♬ original sound – rxnplify

Con le super offerte del Black Friday, si può solo rimanere a bocca aperta!

Per questo trend viene creato un video POV (Point of View) che simula la reazione alla scoperta di un’offerta inaspettata.

In questo caso, per esempio, il video può rappresentare il POV di una persona che naviga sull’e-commerce del brand senza aspettarsi nulla di particolare, quando all’improvviso… BAM! Vede un’offerta irrinunciabile.

Consiglio aggiuntivo: la musica enfatizza l’elemento sorpresa 😉

4. Cascasse il mondo…

Guarda lo slideshow su tik tok

Questo trend, che spopola sui social da diverso tempo (ma continua ad avere ottimi risultati!), utilizza immagini di sfondo con scenari apocalittici, abbinate a persone in primo piano che sono invece serene e concentrate su tutt’altro.

Questo contrasto tra caos e indifferenza crea un effetto ironico, trasmettendo l’idea che nulla può fermarci dal fare ciò che realmente ci fa stare bene.

Mantenendo sfondi caotici, potresti adattarlo mostrando in primo piano persone sorridenti che pensano “Ah beh, tanto c’è il Black Friday!“.

Quale messaggio vogliamo veicolare in questo esempio specifico? Che qualunque cosa accada, i mega-sconti del tuo brand per il Black Friday rimangono una certezza a cui nessuno può rinunciare!

5. Emergency dance!

@uwantisell Part two because you all loved the first one so much 🥹💕🫶🏼 #uwantisell #emergency #trend #dresses #summerdresses #emergencydance #foryou ♬ original sound – Ride the Trend

Questo, invece, è un trend (prettamente utilizzato in ambito fashion) che si basa puramente sul suono utilizzato! Quindi, occhio al montaggio 😉

Come mostra il video qui sopra, vengono ripetuti dei movimenti molto semplici (a ritmo di musica) per mostrare diversi look.

È vero, questo trend viene usato principalmente nel settore moda / abbigliamento, ma non vuol dire che non possa essere replicato e riapplicato anche in altri contesti.

Per esempio, perché non usarlo per mostrare alcuni dei principali articoli in promozione durante il Black Friday?! Potrebbero essere abbinati magari a dei brevi testi descrittivi alla percentuale di sconto applicata, in modo da catturare ancora di più l’attenzione dell’utente.

6. Expectation vs. Reality

@_s_s____ sinking town of venice #venice #funny #expectationvreality #venezia #travel ♬ september on crack ft. a recorder (Earth, Wind & Fire – September) – frickin weeb

Concludiamo questa lista di esempi con un grande classico: Aspettativa VS Realtà.

Il trend si spiega da solo, lo conoscono davvero tutti. È un format che confronta le aspettative ideali con la realtà spesso comica o sorprendente di una situazione.

Lo sappiamo, ti starai chiedendo: perché mostrare il lato negativo del Black Friday se vogliamo che gli utenti acquistino di più?

Quello che ti suggeriamo in questo caso è di dargli un twist ironico “al contrario”. Per esempio, puoi giocare sul fatto che tutti si aspettano il caos (confusione, siti web bloccati, offerte ridicole) in questa intensa settimana dell’anno, rimanendo invece sorpresi da una realtà positiva, un sito efficiente e delle offerte davvero convenienti.

Puoi accompagnarlo con una didascalia, qualcosa tipo “Ti aspetti questo: confusione, poche vere offerte, stress alle stelle… ma la realtà è tutt’altra! Offerte incredibili e shopping senza stress.

Un ironico capovolgimento delle aspettative!

Adesso hai davvero tutti gli strumenti necessari per un Black Friday di successo!

La creatività è la chiave giusta per trasformare ogni trend in un’opportunità vincente, rendendo la tua strategia efficace e controcorrente.

Testa questi trend TikTok per il Black Friday (anche su Meta!) e non esitare a condividere con noi i tuoi pareri o nuovi spunti creativi: siamo curiosi di sapere come stai pianificando di far brillare il tuo brand!

Ulteriori riferimenti

Stai cercando una guida sulle Meta Ads per affrontare il Black Friday? La trovi sul nostro blog.