Meta Advertising 2026: le best practice per muoversi in sintonia con la piattaforma
C’è stato un tempo – che nel digital marketing equivale a un’era geologica fa – in cui ci sentivamo dei cecchini. Aprivamo il Business Manager, creavamo decine di gruppi di annunci, incrociavamo interessi improbabili e avevamo il controllo totale (o forse era comunque illusione?).
Se stai leggendo questo articolo e gestisci un budget pubblicitario, sai bene che quel tempo è finito. Se invece non lo fai giornalmente, fidati: è così.
Come sottolinea spesso Jon Loomer, una delle voci più autorevoli del settore, oggi la complessità non è più una strategia: è un ostacolo. Chi cerca ancora la “formula magica” nel micro-management delle campagne si sta scontrando contro un muro.
La verità – emersa chiaramente anche durante l’ultimo Opportunity Day di Meta, a cui siamo stati invitati in qualità di Partner – è che la piattaforma è cambiata strutturalmente: non ci chiede più di dirle chi cercare, ma di fornirle i dati e i contenuti giusti per farlo da sola, meglio di quanto potremmo fare noi.
Siamo passati quindi dall’era del targeting a quella dell’automazione strategica. Ma attenzione: con “automazione” non intendo “pilota automatico”. Intendo che, in quanto inserzionisti, dobbiamo spostarci dal sedile del guidatore alla torre di controllo.
In questo articolo ti spiego come governare questo cambiamento attraverso quattro pilastri fondamentali per le tue campagne su Meta nel 2026.
1. Andromeda: quando la creatività diventa il vero targeting
Se in agenzia ci sentite ripetere come un mantra che “la creatività è il nuovo targeting”, non è perché siamo diventati improvvisamente dei direttori artistici. È colpa (o merito) di Andromeda.
Andromeda non è un semplice aggiornamento dell’algoritmo: è il “cervello” che decide a chi mostrare le tue ads.
Come anticipavo, in passato eravamo noi a dire a Meta: “Trova persone a cui interessano le creme idratanti per il viso”. Oggi, con Andromeda, l’algoritmo analizza il tuo video, legge il tuo copy, capisce il contesto e va a cercare gli utenti che risponderanno a quello stimolo, spesso ignorando le gabbie degli interessi che avevamo impostato (e, a questo punto, direi per fortuna).
Questo porta a due conseguenze immediate, spesso controintuitive per chi fa questo mestiere da anni.
- Il targeting manuale è obsoleto: le audience broad (ampie) funzionano meglio perché lasciano spazio di manovra all’AI. Segmentare troppo oggi significa letteralmente tagliare le gambe all’algoritmo.
- L’apprendimento è spietato: il sistema decide molto in fretta quale creatività funziona e quale no (il famoso budget hogging). Se i tuoi asset non sono vari, interessanti per l’utente e se non contengono alcun trigger point, allora la campagna non decolla.
Non serve più cercare il pubblico perfetto: serve costruire l’annuncio perfetto per il pubblico che vuoi attrarre.
Abbiamo parlato più diffusamente di Meta Andromeda in questo articolo, se vuoi andare più a fondo.
2. Value Rules: il nuovo modo di avere controllo sulle campagne
Ok, quindi devo lasciare che l’algoritmo faccia tutto da solo e sperare che non bruci il budget su utenti di bassa qualità?
Assolutamente no. È qui che entrano in gioco le Value Rules (o, in italiano, Regole per i valori).
Immagina le Value Rules come delle istruzioni speciali che diamo all’AI. Invece di bloccare l’algoritmo con delle impostazioni rigide, usiamo dei suggerimenti basati sul vero valore per il business.
Quindi, invece di dire a Meta: “Non mostrare l’ad a chi ha meno di 25 anni”
…diremo: “Sei libero di cercare clienti ovunque, ma sappi che per me un utente che vive a Milano, che ha almeno 25 anni e che acquista da iOS vale il 30% in più. Quindi, sentiti libero di spendere di più per acquisirlo.”

È uno strumento potentissimo perché unisce la potenza di calcolo di Meta con l’intelligenza dei tuoi dati di business, come il CRM, il LTV o la marginalità. Ci permette di consolidare l’account (meno campagne, più insights per l’apprendimento) senza perdere la capacità di direzionare la spesa dove il ROI è reale.
Scopri come usare le Value Rules di Meta e migliorare i risultati delle tue campagne, senza limitare l’algoritmo.
3. Opportunity Score: un check-up, non una pagella
Avrai notato che in cima al tuo Account Pubblicitario troneggia da un po’ un numero da 0 a 100. È il Punteggio di opportunità.

“Opportunità di che?” ti chiederai. Di piacere di più a Meta! Ora ti spiego meglio.
Molti inserzionisti lo ignorano, altri vanno nel panico se lo vedono basso e accettano qualsiasi modifica pur di farlo risalire. Come spesso accade, la virtù sta nel mezzo.
L’Opportunity Score non è un voto alla bravura del media buyer, ma un indice della salute tecnica dell’account. Meta ci sta dicendo quanto sei allineato alle sue best practice (uso di Advantage+, CAPI, strutture semplificate).
Perché ti dovrebbe interessare? Perché un account con un punteggio alto tende ad avere CPM più stabili e una delivery più fluida. Meta premia chi gioca secondo le sue regole.
Tuttavia non tutti i consigli dell’AI vanno accettati alla cieca.
- Alcune automazioni creative (come gli overlay automatici o i ritocchi visivi pesanti) possono essere rischiose per la brand identity.
- Altre, come l’aggiunta della musica o i miglioramenti del testo, sono low risk e aiutano il punteggio senza fare danni.
Il segreto è usare questo punteggio come un cruscotto di diagnostica, non come un dogma.
Approfondisci cos’è il Punteggio di opportunità su Meta e come sfruttarlo nel nostro articolo.
4. Conversion Lift Study: le supposizioni non servono a niente
In un mondo senza cookies, dove l’attribuzione è diventata un campo minato, come facciamo a sapere se quell’utente ha comprato grazie alle inserzioni che ha visto o se avrebbe comprato comunque? Smettiamo di guardare vanity metrics e iniziamo a parlare di incrementalità (questa è davvero la parola dell’anno, ricordala bene).
Il Conversion Lift Study (spesso abbreviato in CLS) è lo strumento più sofisticato che abbiamo per rispondere a questa domanda. È una metodologia di misurazione avanzata che consente di valutare in modo rigoroso il reale impatto incrementale delle campagne su Meta (ma ogni piattaforma ha il suo CLS).
Come funziona, in soldoni? L’algoritmo divide il pubblico in due gruppi, espone alle ads uno solo di questi gruppi, poi misura la differenza nelle conversioni tra questo insieme di utenti esposti e un insieme “di controllo”.

Quello che si ottiene è il dato più puro possibile: il valore incrementale generato dalle inserzioni su Meta, appunto. È la prova del nove per validare le decisioni di budget.
Se sei un CMO e vuoi sapere dove investire il prossimo milione, non guardare il ROAS di piattaforma (spesso drogato da attività di remarketing), guarda i risultati di un Conversion Lift.
In conclusione, come sopravvivere (e prosperare) nel 2026
Il digital advertising non è morto, si è solo evoluto. Ha smesso di essere un videogioco arcade dove vinceva chi cliccava più velocemente sui tasti del targeting ed è diventato un gioco di strategia a lungo termine.
Per vincere oggi servono tre cose.
- Fiducia nei dati (quelli veri): strutturare l’account per nutrire l’algoritmo di Andromeda.
- Controllo intelligente: usare le Value Rules e l’Opportunity Score per guidare la macchina, senza volerle insegnare come funziona il motore.
- Misurazione scientifica: validare tutto con i Conversion Lift.
Se pensi che il tuo account sia rimasto fermo alle logiche del 2024, forse è il momento di fare un check-up completo. Noi siamo qui per questo.