Perché stai buttando soldi se investi senza un Measurement Plan

Il mondo del digital marketing si basa su dati e numeri.
Eppure, molte aziende continuano a investire budget anche molto importanti senza un framework chiaro per interpretarli.

Come agenzia, abbiamo accompagnato organizzazioni di ogni dimensione nel loro percorso verso una cultura del dato. Se per le realtà più piccole la sfida spesso è quella di iniziare a misurare, per quelle più mature l’errore comune non è “non misurare”, quanto voler misurare e valutare tutto.

Sfortunatamente, avere il proprio focus su tutto non è molto differente da non averlo su nulla: senza un fulcro preciso della propria attenzione, ci si ritrova a gestire un mare di dati, senza che ci sia una visione d’insieme coerente, e soprattutto senza che dai dati e dai numeri misurati emerga un chiaro piano d’azione.

Da CMO potresti avere tante domande:

  • “Com’è il trend del tempo trascorso sul sito?”
  • “Come vanno le iscrizioni alla newsletter?”
  • “Come performano le campagne Google Ads rispetto all’anno scorso?”

Ma senza una struttura nella quale far rientrare le risposte a queste domande, tutto ciò che otterrai saranno altre domande: su quali aree devi intervenire? E a quale attività devi dare priorità in termini di attenzione e di budget?

Risultato? Budget investiti senza sapere se hanno contribuito al successo, poca chiarezza sulle priorità su cui concentrarsi, stress alle stelle.

Per questo, secondo noi qualsiasi investimento significativo in attività di marketing oggi non può prescindere dallo sviluppo di un Measurement Plan.

Cosa si intende per Measurement Plan?

Il Measurement Plan è il sistema di controllo necessario per qualsiasi strategia digitale efficace. Definisce in anticipo cosa è importante per il business, cosa misurare e da dove prendere quel dato in modo affidabile. Diventa la bussola che indirizza ogni azione, assicurando che ogni mossa sia un tassello coerente della strategia complessiva, evitando sprechi e aiutando a individuare le azioni più importanti da intraprendere.

È la pietra angolare di un approccio data-driven, che ti consente di evitare azioni inutili o addirittura dannose. In concreto, definisce:

  • quali sono gli obiettivi misurabili di business e marketing che l’organizzazione vuole raggiungere (es. aumento delle vendite del 20%, 50.000 nuovi lead qualificati nell’anno, ecc.);
  • i Key Performance Indicator specifici per tenere traccia dei progressi verso questi obiettivi (es. tasso di conversione sito, costo per acquisizione, ROAS, ecc.);
  • le metriche e le dimensioni da analizzare per ogni KPI (es. conversioni per canale, dispositivo, fascia d’età, ecc.);
  • la fonte dati primaria considerata più affidabile per ciascun KPI (es. Fatturato → Backend E-commerce; Leads → CRM; Sessioni Utente → Web Analytics);
  • i processi di monitoraggio, con cadenza di reportistica e di revisione dei target.

Avere tutte queste componenti raccolte all’interno di un unico documento programmatico rende il Measurement Plan la base per un marketing digitale performante.

L’importanza di un approccio strutturato

Senza una visione d’insieme chiara e obiettiva, è facile commettere errori: uno molto comune è quello di definire obiettivi in competizione tra loro.

Per esempio, ci siamo confrontati più di qualche volta con aziende i cui obiettivi prevedevano contemporaneamente di accrescere il numero di nuovi clienti, tramite un aumento della spesa pubblicitaria, e di migliorare anche il conversion rate del sito. Tuttavia, normalmente i tassi di conversione si abbassano man mano che raggiungiamo un numero sempre maggiore di utenti che sono realmente nuovi per il brand, in quanto questi utenti necessitano di più tempo e sessioni per convincersi a convertire.

Quando gli obiettivi vengono definiti bene, queste tensioni ideali vengono meno: se l’obiettivo è accrescere la propria quota di mercato e quindi aumentare il fatturato e il numero di nuovi clienti, il focus sarà sul NCAC (costo di acquisizione di un nuovo cliente), e NON sul conversion rate.
Sapendo che possiamo evitare di concentrarci sul tasso di conversione — in quanto ci aspettiamo che questo cali — saremo liberi di concentrarci sulla metrica che porta realmente crescita, senza essere distratti da metriche a cui non dobbiamo prestare eccessiva attenzione, quantomeno a livello aggregato.

Un altro errore comune è quello di definire degli obiettivi senza delle azioni a supporto del raggiungimento degli stessi: ci siamo trovati a discutere con organizzazioni che avevano un focus totale su CRO e UX, ma che si stupivano se il traffico al sito non cresceva a parità di investimenti pubblicitari.

Un piano di misurazione aiuta a individuare il bilanciamento corretto tra le leve pubblicitarie, di retention e di UX, misurando puntualmente l’impatto di ogni iniziativa per una strategia digitale integrata ed efficiente. E soprattutto, permette di distinguere con chiarezza segnale e rumore nei dati, evitando di basare decisioni su insight fuorvianti.

Per esempio: il tuo obiettivo è quello di aumentare i contatti qualificati (MQL) che arrivano dal sito. Noti che sta diminuendo il tempo medio trascorso sul sito. Se a fronte di questo vedi dei miglioramenti in termini di contatti acquisiti, potresti decidere di ignorare questa metrica ed etichettarla, almeno temporaneamente, come “rumore”.

Se invece vedi che questa metrica cala assieme agli MQL (la tua stella polare), potresti decidere di intervenire, magari cambiando il targeting delle tue campagne pubblicitarie, o lavorando sul contenuto della tua landing page.

Oppure potresti notare che al calo dei returning user sul tuo sito si accompagna un calo di transazioni e di entrate, e scegliere di intervenire intervenendo sulle tue campagne di retargeting.

Senza un piano di misurazione strutturato, questi insight rimarrebbero sommersi dal “rumore” dei dati grezzi. Con un Measurement Plan, invece, acquisisci la capacità di riconoscere prontamente i trend significativi e agire di conseguenza.

Inoltre, un piano di misurazione completo ti permette anche di pianificare l’uso di strumenti come Lift Studies (per validare l’effettivo impatto incrementale delle tue attività) o MMM (per valutare l’impatto dei diversi canali nel tempo) all’interno della tua misurazione, per raggiungere il massimo della chiarezza possibile nell’ecosistema frammentato in cui viviamo.

Come sviluppare un Measurement Plan

La realizzazione di un Measurement Plan efficace prevede alcuni step fondamentali.

1. Definizione obiettivi business

Il punto di partenza è definire con chiarezza gli obiettivi di business della tua organizzazione. Questa prima parte, apparentemente semplicissima, deve essere svolta assieme a chi controlla “i cordoni della borsa”, quindi CFO, owner, o board dell’organizzazione, per far sì che tutta l’organizzazione sia allineata.

2. Definizione degli obiettivi di marketing

Una volta ottenuti gli obiettivi di business, chi si occupa di marketing deve tradurre i macro–obiettivi di business in obiettivi di marketing precisi, rendendoli misurabili.

3. Definizione delle azioni di marketing

A supporto di ciascun obiettivo di marketing verranno definite delle azioni, tenendo in considerazioni eventuali “tensioni ideali” e potenziali sinergie.

4. Identificazione di data source, KPI e dimensioni

A partire dagli obiettivi di marketing, andranno poi identificate le data source corrette (per esempio Klaviyo per la newsletter, Shopify per i dati di vendita, Meta Ads per i dati delle campagne social, GA4 per il traffico del sito, e così via) e i Key Performance Indicator più pertinenti per tenerne traccia nel modo corretto.

Ma non è tutto, perché dovrai:

  • identificare le azioni specifiche che ti permetteranno di far muovere quei KPI nella direzione desiderata (es. ottimizzazioni tecniche, test di campagne, ideazione di nuovi contenuti, ecc.);
  • definire i cluster e segmenti di utenti/clienti che andrai a valutare per ciascun KPI (es. nuovi vs esistenti, per canale di acquisizione, per località, ecc.);
  • impostare dei target precisi e misurabili per ogni metrica, in modo da poter valutare chiaramente cosa rappresenta un successo e quali attività invece necessitano di essere riviste, in quanto non stanno portando i risultati desiderati.

5. Definizione dei target

Partendo dai benchmark misurati nel passato recente (usando per esempio i dati dell’anno precedente) e ipotizzando l’impatto delle azioni di marketing che verranno messe in campo, verranno definiti dei target per l’anno successivo.

6. Setup tracciamento

Dovranno, quindi, essere implementati tutti gli strumenti tecnici necessari per il tracciamento: da sistemi di tag management all’integrazione di piattaforme pubblicitarie, analytics, CRM e così via.

7. Processi di reportistica e ottimizzazione

Verrà definita una reportistica settimanale che permetterà una costante ottimizzazione basata sui dati raccolti.

Idealmente, vorremmo portare tutte le fonti dati all’interno di uno strumento di Business Intelligence (come Looker Studio, Power BI, Tableau, Qlik, Domo, e simili) e importare le metriche e dimensioni che abbiamo definito come rilevanti nel punto 3 di questo processo.

Seguendo questi passaggi avrai un Measurement Plan completo, con obiettivi chiari, metriche mirate, piani d’azione definiti per influenzare ciascun KPI e target prestabiliti per valutare i tuoi risultati.

Un esempio di measurement plan per un ecommerce monomarca B2C
Un esempio di measurement plan per un ecommerce monomarca B2C. Formato originale

Un esempio?

Supponiamo di voler aumentare il fatturato (+10% transazioni) di un e-commerce B2C senza impattare sul margine (obiettivo di business), incrementando il budget paid (+25% su Meta/Google) per aumentare carrelli e acquisti (obiettivo marketing/azione).

Monitoreremo le performance delle campagne dividendole per canale di acquisizione e per cluster di utenti.

Come lo misuriamo efficacemente?

  • Fatturato e transazioni (+10%): prendiamo i dati dal backend e-commerce (es. Shopify). Questa è la source of truth.
  • Spesa pubblicitaria (+25%), Impression, Click: dati importati da Google Ads e Meta Ads.
  • CPA, nCAC, MER: calcolati all’interno dello strumento di BI, combinando i dati affidabili di costo (da Ads), fatturato (da e-commerce) e potenzialmente dati sui nuovi clienti (da e-commerce o CRM).

Queste ultime metriche diventeranno le bussole che guideranno:

  • i nostri test di campagne e creatività pubblicitarie;
  • l’ottimizzazione degli ambienti di atterraggio per massimizzare i tassi di conversione;
  • il perfezionamento delle strategie di targeting e la scelta degli obiettivi di campagna.

Saremo disponibili ad accettare un calo di conversion rate del sito, perché sappiamo che stiamo andando a cercare nuovi prospect per esporli al nostro brand – quindi non integreremo questa metrica nelle nostre dashboard.

E non reagiremo eccessivamente se il ROAS di un canale cala, a patto che il rapporto tra fatturato e spesa media totale (MER) tenga e, soprattutto, che si stiano raggiungendo gli obiettivi prefissati.

Per confermare che entrambi i canali stiano effettivamente generando vendite incrementali — e non solo spostando conversioni che sarebbero avvenute comunque! — potremmo anche ipotizzare di realizzare dei Conversion Lift Studies, così da rivalutare l’allocazione del budget e l’eventuale impatto sul MER.

L’implementazione è fondamentale

Uno dei passaggi chiave per un Measurement Plan efficace è la sua corretta implementazione tecnica: dobbiamo misurare correttamente ciò che accade sul nostro sito. Sembra una banalità, ma non lo è. Questo porta allo sviluppo di un Tag Implementation Plan per tracciare in modo coerente tutti i touchpoint del percorso di conversione, e per configurare successivamente gli strumenti di analytics.

Ma affidarsi unicamente alle piattaforme di web analytics presenta delle sfide intrinseche che possono limitare l’accuratezza e la completezza della nostra misurazione:

  • restrizioni tecniche: limitazioni sui cookie (third-party e first-party), normative privacy (GDPR), crescente uso di ad-blocker e browser con protezioni anti-tracciamento possono portare a dati incompleti;
  • visibilità parziale: la web analytics fatica a tracciare l’intero percorso del cliente, specialmente eventi offline, resi, rimborsi, margini di prodotto o l’evoluzione di un lead nel CRM B2B.

Per ottenere una visione completa e affidabile, è quindi essenziale integrare i dati dalle loro fonti native, dove l’informazione è più diretta e accurata.

Un approccio integrato di questo tipo garantisce accuratezza, in quanto i KPI critici sono basati su dati di prima parte, e resilienza, in quanto si minimizza l’impatto della fragilità dei tracciamenti client-side che si effettuano nei browser.

Un processo continuo, non un punto di arrivo

Realizzare un Measurement Plan richiede impegno, ma è solo l’inizio. La sua piena valorizzazione arriva attraverso una gestione costante e dinamica:

  • revisione periodica di KPI e obiettivi in base all’evoluzione del business;
  • analisi approfondita e continuativa dei dati e identificazione di tendenze;
  • ottimizzazioni e sperimentazioni per migliorare performance e risultati.

Solo con questo approccio progressivo si ottiene un quadro limpido e sempre aggiornato dell’impatto delle proprie strategie, prendendo decisioni data–driven.

Conclusione? Metti il Measurement Plan al centro!

Un’ultima considerazione importante: tradurre il vostro Measurement Plan all’interno della vostra piattaforma di web analytics, come GA4, è senza dubbio il primo passo corretto verso un approccio data–driven al marketing digitale.

Molti dei KPI del vostro Measurement Plan possono essere portati in GA4 e analizzati tramite esplorazioni o semplici dashboard Looker Studio, per rendere facilmente accessibile la visualizzazione di questi dati ai C–Level della vostra organizzazione.

Questi due esempi realizzati assieme a dei nostri clienti:

La dashboard che il dipartimento marketing Pratic utilizza per tenere monitorato il progresso nelle dimensioni più rilevanti per il business
La dashboard che il dipartimento marketing Pratic utilizza per tenere monitorato il progresso nelle dimensioni più rilevanti per il business. Formato originale

Un esempio di esplorazione custom in GA4 per analizzare entrate e AOV per Cluster e Canale
Un esempio di esplorazione custom in GA4 per analizzare entrate e AOV per Cluster e Canale. Formato originale

Ma i dati raccolti dal piattaforme come GA4 si basano su tecniche di tracciamento che rischiano di diventare obsolete nel tempo, come i cookie di terza parte. Per questo, per una misurazione davvero affidabile e futureproof, l’implementazione più efficace oggi di un Measurement Plan si realizza attraverso l’integrazione ragionata delle fonti dati più affidabili all’interno di uno strumento di Business Intelligence.

Questo approccio permette di usare la piattaforma di web analytics (come GA4) per ciò che sa fare meglio — analizzare il comportamento sul sito degli utenti — integrandola però con i dati operativi e finanziari provenienti dalle rispettive fonti native (e-commerce, CRM, Ads, ERP…).

GA4 resta un input prezioso per comprendere il come e il perché del comportamento utente, ma la “verità” sui KPI di business più critici (fatturato, profitto, costi reali) risiede nelle piattaforme dove questi vengono registrati nativamente. Utilizzare uno strumento di BI per centralizzare queste informazioni non è un’opzione avanzata, ma la base per decisioni data-driven solide e affidabili adesso.

Inoltre, integrare nel processo di analisi metodologie come Lift Studies e MMM permette di validare l’impatto causale delle strategie definite nel Measurement Plan e ottimizzare l’allocazione del budget con ancora maggiore confidenza, andando oltre la semplice correlazione.

Vuoi un aiuto a pianificare il tuo measurement plan? Contattaci!

Come aumentare i follower su Instagram nel 2025

Una delle richieste più frequenti da parte dei nostri clienti è “Come posso aumentare i follower su Instagram tramite campagne Meta?”.

Come fare? Che strategie usare? Che obiettivi utilizzare? Quanto budget minimo? Quanto mi costa l’acquisizione di un singolo utente?

Sono tutte domande a cui è molto difficile dare una risposta, soprattutto se vogliamo che i nostri nuovi follower interagiscano con il profilo e facciano davvero parte della community.
Purtroppo è abitudine non troppo rara “acquistare” follower falsi da siti poco leciti: poco importa delle vanity metrics, se poi il tasso di interazione cala notevolmente, o se l’account viene chiuso per violazione di termini e condizioni di Meta.

Aumentare i follower su Instagram richiede, quindi, altre soluzioni. Vediamole insieme.

Strategie per aumentare i follower su Instagram con campagne di Meta advertising

Intanto, una buona notizia: da qualche tempo su Ads Manager è possibile utilizzare i propri follower su Instagram come custom audience, da escludere poi dal nostro pubblico, targettizzando solo utenti che non seguono il profilo.

Mentre per Facebook esistono le campagne con obiettivo Page Like, in cui l’algoritmo ottimizza per portare quanti più like possibili alla nostra pagina Facebook, non esiste un equivalente obiettivo Follower Acquisition per Instagram. Come ovviare, quindi, a questa decisione di Meta?

Ecco alcune strategie.

Traffico: la prima strategia per aumentare i follower su Instagram

Traffico

Questa strategia prevede l’utilizzo di una campagna con obiettivo di Traffico al profilo (con la Call to Action Visita profilo Instagram), portando dunque l’utente direttamente al profilo e lasciandolo a un solo click dal Segui.

Tendenzialmente questa tipologia di campagna non è consigliata, in quanto l’algoritmo ottimizza questo tipo di campagne solo per click sul link, non portando necessariamente utenti ad alta probabilità di ingaggiare con il contenuto.

 

Visite al profilo

Recentemente, però, Meta ha introdotto la possibilità di attivare (solo dall’app Instagram) una campagna con obiettivo di Visita al profilo, che quindi porrebbe fine al problema della “classica” campagna di traffico sopracitata, ottimizzando proprio per l’azione Segui sul profilo interessato dall’attività paid.

Rimane il problema della più difficoltosa gestione della campagna su Ads Manager, visto che l’attivazione è possibile e gestibile solo dall’applicazione mobile.

Per attivarla, selezionare il post, andare su Promuovi post in basso, poi sull’obiettivo Visitare il tuo profilo.

Infine, scegliere il budget (decidendo se destinare una somma giornaliera o complessiva alla campagna), e il pubblico che si vuole andare a intercettare; aggiungere il metodo di pagamento e confermare l’attivazione su Promuovi post.

 

 

Notorietà: la seconda strategia per aumentare i follower su Instagram

Notorietà (Copertura)

Un’altra tipologia di campagna utilizzabile per aumentare i follower su Instagram è quella di Copertura, grazie alla quale il contenuto verrebbe visto da un gran numero di nuovi utenti, a fronte di un costo davvero irrisorio. Tuttavia, sempre considerato il modo in cui Meta ottimizza in maniera puntuale rispetto all’obiettivo di campagna, risulta difficile far interagire gli utenti con il contenuto e portarli, quindi, al fatidico Follow.

 

Interazione: la terza strategia per aumentare i follower su Instagram

Interazione (Ingaggio)

Un terzo obiettivo delle campagne Meta da poter usare allo scopo è quello di Interazione, secondo noi il più adatto per aumentare i propri follower su Instagram.
In particolare, in questo caso è consigliato l’uso di visual statici (dunque, immagini) e non video, per far sì che l’algoritmo ottimizzi la campagna per effettive interazioni (reazioni, commenti e condivisioni) e non per visualizzazioni video, che Meta comprende all’interno della metrica dell’ingaggio. Così facendo, l’algoritmo va a scovare nuovi utenti spontaneamente propensi a ingaggiare con il contenuto e, dunque, maggiormente anche a seguire il profilo.

 

Giveaway: la quarta strategia per aumentare i follower su Instagram

Giveaway

Quest’ultima strategia non ha a che fare con uno specifico obiettivo di campagna su Meta. I giveaway consistono nell’omaggiare gli utenti (per esempio con prodotti) in cambio del Segui sul loro profilo.
È un metodo che può funzionare molto bene; tuttavia, è fortemente normato dalla Legge italiana e prevede specifiche procedure, fatte di notai, fidejussioni e burocrazia.
Oltre a ciò, i giveaway presentano dei rischi legati alla “fedeltà” dei nuovi follower: trattandosi di Follow transazionali (fatti per ottenere qualcosa in cambio!), è possibile che la maggior parte dei nuovi follower smetta di seguire il profilo nel periodo subito successivo alla fine del giveaway, soprattutto se i contenuti pubblicati non sono interessanti o di qualità.

Quindi, quale scegliere?

Qualunque strategia si adotti, si consideri che non è possibile tracciare gli eventuali nuovi follower derivati dalla campagna, risultando quindi difficile analizzare l’efficacia della campagna e la qualità degli utenti che cliccano sulla creatività.

Inutile dire che, oltre a campagne paid di supporto, per ottenere maggiori follower di Instagram è necessario pubblicare contenuti di qualità, assicurandosi che le foto e i video siano ben composti, con il formato corretto e visivamente attraenti.
È, inoltre, fondamentale mantenere una forte interazione con la community, rispondendo ai messaggi e ai commenti, dimostrando interesse nella relazione.

Come abbiamo aumentato i follower di un nostro cliente

Per un nostro cliente, Motoabbigliamento.it — uno dei più grandi e–commerce in Italia specializzati nell’abbigliamento per le due ruote — abbiamo creato una campagna di acquisizione di Instagram follower attraverso l’opzione 1 (Traffico al profilo). Con un visual che veicola un forte senso di community, abbiamo portato l’utente a seguire la pagina, sfruttando la leva della passione per le due ruote e il vantaggio nel seguire il profilo per ottenere consigli e promozioni.

Puntare sul senso di community è un ottimo modo per invogliare gli utenti a cliccare su Segui
Puntare sul senso di community è un ottimo modo per invogliare gli utenti a cliccare su Segui

Le campagne di acquisizione follower funzionano davvero? Sì, ma…

Concludendo, ricordatevi sempre che una strategia di acquisizione di follower non può durare per sempre:

  • vanno sostituite spesso le creatività e/o modificati gli obiettivi delle campagne, in modo da attrarre sempre più nuovi utenti;
  • è fondamentale mantenere attivi gli utenti, costruendo una community autentica, con contenuti sempre freschi e mai simili o banali.

Lavora con noi: WordPress Developer

Stiamo cercando un/una WordPress Developer!

Che caratteristiche deve avere?

  • In primis, conoscenza approfondita dell’universo WordPress e della creazione di temi per WordPress.
  • Conoscenza dei plugin WordPress Advanced Custom Field e WPML
  • Conoscenza approfondita di PHP, Javascript e CSS.
  • Capacità di trasformare preview grafiche in progetti web dinamici.
  • Conoscenza intermedia di Google Tag Manager e capacità di implementare sistemi di tracking.
  • Capacità di relazionarsi con i clienti in maniera adeguata, sia via mail che in call.
  • Conoscenza della lingua inglese almeno al livello B1.

Punti bonus per chi:

  • ha esperienza con Gutenberg React
  • ha esperienza con i plugin Gravity FormsLiteSpeed CacheFacet WP Complianz
  • ha esperienza di customizzazione di Woocommerce
  • ha competenze sistemistiche nella gestione di server
  • ha un titolo di studio in informatica

Attenzione: non siamo alla ricerca di figure con esperienza nella customizzazione di temi commerciali o di sviluppo di siti WordPress basati su visual builder (Elementor etc).

Noiza è un ambiente di lavoro inclusivo, rispettoso e professionale, pur mantenendo un’identità informale.

Offriamo una RAL commisurata all’esperienza del candidato, oltre ad altri benefit come: un programma di welfare aziendale, gli strumenti necessari a svolgere il lavoro, e un piano di formazione continua che si articola in workshop di formazione interna ai quali si affianca un budget individuale che può essere usato in autonomia per acquistare corsi, libri e accesso a eventi formativi e conferenze.

Stiamo cercando una persona che entri a far parte del nostro team che ha sede a Trieste: per chi è residente in regione FVG, il lavoro potrà essere svolto in maniera ibrida, in parte in presenza e in parte in smart working (50% o 40% a seconda della provincia di residenza). Valutiamo candidature anche di non residenti, sempre con la formula del lavoro ibrido, ma con pesi da discutere in fase di colloquio.

Per candidarti, compila il form che trovi al link di seguito:

https://bit.ly/wordpress_developer_2024

Non accettiamo candidature pervenute direttamente via mail.

Lavora con noi: Stagista Digital Marketer

[AGGIORNAMENTO: Questa posizione è attualmente chiusa, e per questa ragione nuove candidature non verranno prese in considerazione]

Stiamo cercando uno/a Stagista Digital Marketer per la nostra sede di Trieste.

Che caratteristiche deve avere?

  • Ottime capacità di comunicazione verbale e scritta, nonché capacità di rispondere adeguatamente via email.
  • Competenze base in ambito digital: dimestichezza sui principali social network come Facebook, Instagram, TikTok e LinkedIn, conoscenza del funzionamento di un motore di ricerca.
  • Competenze base della suite Office (Word, Excel, Powerpoint) o di quella Google for Business (Google Docs, Google Sheets, Google Presentations).
  • Conoscenza della lingua inglese almeno al livello B1.
  • Voglia di lavorare in team, capacità di imparare, proattività.

Punti bonus per chi ha:

  • Una laurea in marketing, comunicazione, o materie attinenti.
  • Esperienza in qualche piccolo progetto, anche personale, in ambito digital. In caso fosse così, segnalacelo nel tuo CV, così da conoscerti meglio.

Dettagli dello stage

Trattandosi di un percorso di stage, questa posizione sarà a contatto con progetti di diverse aree del team Noiza, dal content all’advertising.

Offriamo un rimborso spese di 600€ al mese, oltre ad altri benefit come un piano di formazione continua.

La durata dello stage è di 6 mesi.

Noiza è un ambiente di lavoro inclusivo, rispettoso e professionale, pur mantenendo un’identità informale.

Cerchiamo una persona che entri a far parte del nostro team che ha sede a Trieste: l’internship sarà in presenza al 100%.

Come candidarsi

Per candidarti, compila il form che trovi al link di seguito:

https://bit.ly/stagista_digital_marketer_2024

Non accettiamo candidature pervenute direttamente via mail.

Lavora con noi: Digital Advertiser

[AGGIORNAMENTO: Questa posizione è attualmente chiusa, e per questa ragione nuove candidature non verranno prese in considerazione]

Stiamo cercando un/una digital advertiser!

Che caratteristiche deve avere?

  • In primis, mentalità analitica e passione per i numeri.
  • Conoscenza di buon livello di almeno una delle piattaforme pubblicitarie di Meta e Google, e conoscenza di livello base dell’altra.
  • Conoscenza intermedia di Google Analytics 4, e capacità di valutare l’impatto delle campagne pubblicitarie su questa piattaforma.
  • Competenze intermedie di Google Sheets e Google Slides, o di Microsoft Excel e Powerpoint.
  • Capacità di scrivere report chiari e incisivi, estraendo informazioni e insight rilevanti dai dati.
  • Capacità di relazionarsi con i clienti in maniera adeguata, sia via mail che in call.
  • Conoscenza della lingua inglese almeno al livello B1.

Punti bonus per chi:

  • ha esperienza anche su altre piattaforme (TikTok, LinkedIn, etc)
  • ha capacità di copywriting ed è in grado di scrivere testi persuasivi adatti al canale di pubblicazione
  • ha competenze base di Looker Studio
  • ha un titolo di studio in comunicazione o marketing

Noiza è un ambiente di lavoro inclusivo, rispettoso e professionale, pur mantenendo un’identità informale.

Offriamo una RAL commisurata all’esperienza del candidato, oltre ad altri benefit come: un programma di welfare aziendale, gli strumenti necessari a svolgere il lavoro, e un piano di formazione continua che si articola in workshop di formazione interna ai quali si affianca un budget individuale che può essere usato in autonomia per acquistare corsi, libri e accesso a eventi formativi e conferenze.

Stiamo cercando una persona che entri a far parte del nostro team che ha sede a Trieste: per chi è residente in regione FVG, il lavoro potrà essere svolto in maniera ibrida, in parte in presenza e in parte in smart working (50% o 40% a seconda della provincia di residenza). Valutiamo candidature anche di non residenti, sempre con la formula del lavoro ibrido, ma con pesi da discutere in fase di colloquio.

Per candidarti, compila il form che trovi al link di seguito:

https://bit.ly/digital_advertiser_2024

Non accettiamo candidature pervenute direttamente via mail.

Creare prompt efficaci per ChatGPT: la guida completa

Nel corso degli ultimi mesi si è osservato un crescente interesse nell’ottimizzazione dell’uso di ChatGPT come dimostrato dalla presenza di numerosi articoli online che offrono suggerimenti su come massimizzarne le potenzialità. Tuttavia, pochi di essi offrono un metodo concreto per ottenere risultati personalizzati e facilmente adattabili a ogni settore.

Il valore delle risposte generate da ChatGPT è direttamente correlato ai prompt, cioè alle istruzioni fornite all’intelligenza artificiale. Una domanda generica avrà come risposta qualcosa di altrettanto generico, e proprio questo è ciò che intendiamo evitare in questo articolo.

Se hai già testato ChatGPT ti sarai reso conto di come, sebbene le sue risposte siano dettagliate, possono spesso risultare poco concrete.

Ecco qui un esempio di prompt generico:

Prompt generico
Un prompt generico genere risposte dettagliate, ma poco concrete.

Qual è il segreto per creare prompt che assicurino risultati al 100%?

La soluzione ideale consiste nell’adottare una struttura composta da qualche elemento fondamentale che dettaglieremo qui di seguito:

1. Fai attenzione al LINGUAGGIO

Quando comunichiamo con ChatGPT, la chiave sta nell’usare parole specifiche e chiare.
Prima di inviare una richiesta a ChatGPT, dedicati a una rapida revisione. Assicurati che sia precisa e facilmente comprensibile. Verifica che il linguaggio sia specifico e rilevante, privo di termini gergali e che il prompt sia mirato ed esente da ambiguità. Questo processo migliorerà notevolmente la qualità delle risposte ottenute.

2. Identifica un RUOLO

Non dimenticare che ChatGPT rappresenta una macchina priva di identità definita: non ha carattere, emozioni o un’occupazione specifica. L’assegnazione di un ruolo preciso a ChatGPT consentirà di stabilire aspettative più chiare riguardo alle sue funzioni.
Puoi includere nel prompt la formula “Agisci come se…”

Identifica un ruolo
Assegniamo un ruolo specifico a Chatgpt

3. Definisci il TASK

Comunica all’AI in maniera specifica che cosa deve compiere: ricorda che ogni singola parola ha la sua importanza. Fai finta che ChatGPT sia come un bambino davanti ad un libro da colorare e che ignora la nozione di andare fuori dai bordi. Spetta a te fare da guida, mettere dei limiti e fornire delle indicazioni precise.

Nei punti successivi ti insegneremo come farlo nella maniera appropriata. Ricorda inoltre che è buona regola adattare il tuo prompt sulla base delle prime risposte fornite da ChatGPT.

4. Stabilisci un OBIETTIVO

Definisci le tue aspettative e tieni sempre in considerazione che ChatGPT parte da una una base vergine pronta ad adattarsi alle informazioni che gli vengono fornite. È importante guidarlo nella direzione giusta per ottenere risultati accurati e coerenti.

Stabilire un obiettivo è uno dei passi fondamentali per creare un prompt efficace per ChatGPT
Stabilire un obiettivo è uno dei passi fondamentali per creare un prompt efficace per ChatGPT

5. Indica il CONTESTO

Le domande aperte e troppo generiche – come nell’esempio iniziale -per quanto possano essere utili nel fornire spunti per ulteriori analisi, rischiano spesso di essere difficilmente interpretabili da ChatGPT. Assicurati di fornire elementi contestuali utili alla comprensione della consegna.

Indica il contesto

6. Delinea degli STEP

Fornendo degli STEP a ChatGPT è possibile guidarlo attraverso un processo di risoluzione dei problemi o di generazione di contenuti in modo strutturato e dettagliato. Attraverso una definizione dei task “per tappe” puoi utilizzare ChatGPT per creare tutorial, istruzioni o spiegazioni dettagliate su una vasta gamma di argomenti.

Delinea degli step

7. Indica un FORMATO

Qualora tu abbia bisogno di un formato preciso non esitare a indicarlo a ChatGPT e la tua richiesta verrà presa in considerazione.
Questa è un’ulteriore specifica che ti aiuterà ad ottenere risposte mirate, strutturate e modellate sulle tue esigenze.

Indica un formato

Ed ecco che abbiamo creato il nostro prompt efficace per ChatGPT

Ecco che finalmente abbiamo creato un prompt efficace per Chatgpt.

E la risposta generata:

La risposta generata da ChatGPT grazie alla creazione di un prompt efficace

Conclusioni

Come nota finale ricorda che un eccesso di dettagli può risultare fuorviante per ChatGPT. Mantenere la concisione e l’efficacia delle indicazioni è cruciale per creare un prompt efficace per ChatGPT e di conseguenza per ottenere delle risposte pertinenti. In caso di difficoltà, prova a riformulare il prompt per identificare e risolvere eventuali problemi, assicurandoti che il filo logico sia chiaro durante tutta la fase di esecuzione.

Infine, in questo articolo, abbiamo chiesto una mano a ChatGPT  nel creare un piano editoriale. Ma un ulteriore aiuto lo potete ottenere anche scaricando il nostro template per la creazione dei piani editoriali.

6 template per il piano editoriale

UNHCR: buon compleanno donatore!

UNHCR Italia, l’agenzia dell’ONU per i Rifugiati, ci ha incaricato di sviluppare il concept per la creazione di un regalo digitale dedicato ai donatori regolari nel giorno del loro compleanno.

L’obiettivo principale? Mantenere un contatto attivo con i donatori e dare loro un riconoscimento tangibile per il loro impegno.

Il concept

Fin dal primo brainstorming, abbiamo voluto introdurre un elemento di gamification e di ricompensa per gratificare i donatori e motivarli a continuare le loro donazioni.

Abbiamo quindi sviluppato l’idea di creare dei badge digitali collezionabili.

Ogni anno, il donatore sblocca un nuovo badge che si aggiunge alla sua collezione. Questa collezione testimonia sia gli anni trascorsi insieme a UNHCR, sia i risultati raggiunti grazie all’impegno del donatore.

Ogni badge è infatti caratterizzato dall’anno e da una illustrazione.

L’anno indica da quanto tempo il donatore è attivo.

Le illustrazioni invece, realizzate da La Furia Studio, sono ispirate ai principali item che UNHCR è in grado di fornire ai rifugiati durante le emergenze grazie al contributo dei donatori. Troviamo quindi il latte terapeutico, le lampade solari, le tende, i teli per allestire i campi e molti altri ancora.

I primi tre badge simboleggiano il fornire alimenti, cure mediche e acqua potabile.
I primi tre badge simboleggiano il fornire alimenti, cure mediche e acqua potabile.
I badge per i quattro, i cinque e i sei anni di donazioni. Rappresentano rispettivamente la fornitura di kit per cucinare, le lampade alimentate da energia solare e l'accesso all'istruzione.
I badge per il quarto, quinto e sesto anno di donazioni simboleggiano, rispettivamente, il supporto nell’acquisizione di kit per cucinare, l’apporto di lampade alimentate da energia solare e la promozione dell’accesso all’istruzione.

Landing page

Per rendere il concetto ancora più coinvolgente, abbiamo creato una landing page che si personalizza dinamicamente con il nome del donatore e il numero di anni di donazione.

Ma non solo, questa landing page è un vero e proprio album dei ricordi che di anno in anno si arricchisce con un nuovo badge.

La landing page rappresenta il tuo album personale, un luogo speciale dedicato alla raccolta dei badge e alla conservazione dei preziosi ricordi legati alle tue donazioni. In questo quarto anno di impegno, il tuo contributo continua a fare la differenza, fornendo sostegno alle famiglie di rifugiati attraverso le donazioni all'UNHCR.
La landing page rappresenta il tuo album personale, un luogo speciale dedicato alla raccolta dei badge e alla conservazione dei preziosi ricordi legati alle tue donazioni. In questo quarto anno di impegno, il tuo contributo continua a fare la differenza, fornendo sostegno alle famiglie di rifugiati attraverso le donazioni all’UNHCR.

Approfondimenti

Collaboriamo con UNHCR dal 2017.

Oltre al progetto Buon compleanno donatore, nel 2017 in occasione della Giornata del donatore, abbiamo sviluppato il sito withrefugees.unhcr.it dedicato all’evento (leggi l’articolo sul nostro blog).

Nel 2019 invece abbiamo progettato dona.unhcr.it, il sito che gestisce l’intero sistema di donazioni di UNHCR Italia  (scopri come lo abbiamo progettato).

Semplificare la gestione dei Social Media: scopri i nostri 6 template per il piano editoriale

Chi lavora con i social non può fare a meno del piano editoriale, ma ammettiamolo: impostarlo da zero è una noia ogni volta!

Per farti risparmiare tempo e fatica noi di Noiza ti abbiamo preparato non uno, non due, ma ben sei diversi template per piano editoriale.
Potrai tenerli in formato Google Sheet e duplicarli, scaricarli come PDF oppure usarli anche solo come esempio per costruire i tuoi piani editoriali social.

Le istruzioni ti aiuteranno a capire qual è il modello più adatto alle tue esigenze e come personalizzarlo, anche se non hai molta dimestichezza con le formule o i fogli di calcolo.

Scarica il template gratuito.

Compila il form e ricevi il template direttamente nella tua inbox.

Perché le inserzioni su Meta sono così importanti per la tua azienda

Ok, sei il direttore marketing dell’azienda.
Oppure sei il responsabile del digital marketing.
Insomma sei quella figura che ha affidato a un’agenzia o a un freelance la gestione delle tue campagne.

Ocio alla parola “affidarsi” perché il suo significato è “dare in custodia all’altrui capacità”. Quindi in teoria se l’agenzia è “fidata”, non dovresti preoccuparti di nulla.

Infatti questo mio breve ragionamento ha come unico obiettivo quello di portarti un po’ dietro le quinte dell’universo Meta e darti qualche spunto per provare a migliorare qualità ed efficacia di ciò che viene comunicato della tua azienda all’interno dell’universo Meta.

Cominciamo dalle priorità

In una scala da 1 a 10, l’inserzione ha sempre priorità 10. Più del budget, più del target, più delle ottimizzazioni, più delle attribuzioni.

Ciò che vede l’utente finale è la cosa più importante in assoluto nell’universo Meta.

La questione sembrerebbe anche banale, se non fosse che perdiamo un sacco tempo a interrogarci sulle audience, sul micro-management delle campagne, sulle performance dell’account.

“Meta è inefficiente”

Ok, nella maggior parte dei casi il primo indiziato è l’inserzione.

Ma che cos’è un’inserzione?

L’inserzione è quella cosa dove il tutto è maggiore della somma delle sue parti.

Le sue parti sono 3: il Copy, la Creatività e il formato:

le tre componenti di una inserzione: copy, creatività, formato

Qualche parte è più importante delle altre? No. Contribuiscono ciascuna a realizzare quel tutto, quell’insieme che la persona che sta cazzeggiando sui social vedrà e riconoscerà come un insieme unico, armonico, coerente.

Perché è così importante l’inserzione?

Ti mostro questo esempio:

Questa è una campagna che si chiama Advantage+ ed è la campagna più “ignorante” del mondo Meta.

Ha un solo obiettivo: vendere.
Ha un solo target non modificabile: tutti. Tutti ma proprio tutti nel senso che non puoi scegliere genere, età, interessi, geolocalizzazione.

Pensa un po’, è la campagna più utilizzata da qualsiasi e-commerce che abbia un approccio consapevole con il mondo Meta.

Quindi il peso specifico del target qui è nullo, perché lo sceglie Meta.
L’obiettivo non è modificabile perché lo sceglie Meta.
Tu ti devi occupare solo di una singola cosa: la qualità della tua inserzione. Anzi la qualità DELLE TUE INSERZIONI, perché il segreto di una Advantage+ è dare in pasto all’algoritmo un numero sufficiente di creatività e di stimolazioni differenti.
Così Meta potrà distribuire la giusta creatività al target più adatto.

Ok che la campagna Advantage+ è la più ignorante di tutte e forse anche la più semplice, ma guarda quante inserzioni la stanno trainando in questo momento:

Tiene a mente sempre questo principio di base:

  • target sbagliato ma creatività stimolante → la tua campagna ha serie chance di funzionare lo stesso
  • target corretto ma creatività anonima → saluta pure ogni tua velleità di attenzione da parte del pubblico

Ma come nasce un’inserzione?

Noi usiamo un metodo abbastanza collaudato e che francamente ci ha sempre dato grandi soddisfazioni ovvero andare alla ricerca del punto di equilibrio perfetto tra le tue aspettative, cioè quello che vuoi ottenere da questa inserzione, e il trigger point migliore per realizzare questa aspettativa.

Facciamo un esempio.
Guardate questa inserzione:

Inserzione del cliente Luca Barra per la campagna "Grazie maestra"

Questo è un nostro ormai storico cliente, si chiama Luca Barra.

Qual è l’obiettivo dell’imprenditore, obiettivo che poi viene trasmesso all’agenzia? Ovviamente vendere.
Quindi la mia aspettativa è quella di lavorare su Visualizzazioni della Scheda Prodotti, Carrelli, Vendite, Tasso di Conversione.

Qual è il trigger point, ovvero il punto di attivazione dell’attenzione, che muove questa inserzione?
In questo caso sembra quasi banale, è di sicuro “la stagionalità”.
Cioè entrare nelle stagioni dell’azienda: festa della mamma, festa del papà, black friday, Natale etc.

Ma questa è un po’ più sottile perché lavora sul tempo reale della vita sociale delle persone.
Quindi non ragiono solo sulle stagioni dell’azienda, ma ragiono sulle stagioni delle persone, sul loro tempo reale, su ciò che li stimola in un particolare momento storico.
In questo caso siamo a metà maggio, la scuola sta finendo e il trigger poi è ragionare sul tempo sociale di una nicchia: quello dei genitori che devono fare un regalo alla maestra.

Come direbbe l’ottimo Massimo Giacchino, sta tutto nell’andare a scovare quali siano i micro-indizi, i “microdati” come li chiamerebbe lui, della tua audience di riferimento:

Diagramma dei microdati

Guarda quest’altra inserzione:

Campagna de LaFarmacia per le prenotazioni online dei servizi

L’aspettativa del cliente è chiara: devo promuovere il servizio della prenotazione della visita online. Quindi il mio obiettivo è quello di provare a trasformare le abitudini di un pubblico, dalla prenotazione fisica alla prenotazione direttamente sul portale de La Farmacia.

E qual è il trigger point?
Anche in questo caso si parte da un ragionamento a monte: quali sono le paure del tuo potenziale pubblico?
Forse “paura” non il termine corretto, forse gli americani hanno un termine migliore che è “pain point”.

Qual è il pain point del tuo pubblico? In questo caso è “fare la coda”, uno degli incubi peggiori di sempre in generale, figuriamoci in ambito sanitario-ospedaliero.

E allora, in primis supportiamo l’inserzione con un dato da una fonte autorevole, ovvero l’ISTAT.
E poi rassicuriamo il nostro pubblico nel suo pain point più drammatico: “hey non rinunciare mai a una visita specialistica per colpa di una coda, perché la soluzione è evidente”.

A proposito di Pain Point:

Alpitour e la campagna che propone mete per una vacanza senza il passaporto?

Qui il principio è identico.
Questure intasate, passaporti erogati col contagocce tanto che è evidente che non riusciremo mai ad averlo per la nostra vacanza di quest’anno.

Bene, allora uniamo “pain point” a “tempo sociale delle persone”.
E il risultato è un contenuto dedicato a tutti i luoghi che puoi raggiungere senza passaporto.

Uno dei nostri trigger point preferiti è quello della trasformazione, del prima e del dopo:

Velux: esempio di prima e dopo

Com’era la tua vita prima di conoscere il mio prodotto?
Com’è la tua vita adesso che hai la luce verticale dall’alto.

Back2you: riduzione della cellulite

Com’era il tuo mondo quando indossavi l’intimo del fast fashion e com’è adesso che indossi un tessuto sano, drenante e snellente.

La morale?

Se sei un imprenditore o un responsabile marketing lavora con il tuo fornitore per trovare quel punto di equilibrio perfetto tra la tua aspettativa, cioè cosa vuoi ottenere dalle inserzioni, e i migliori trigger point per raggiungerla.

Ti assicuriamo che ce ne sono tantissimi.
L’importante è ragionare, testare, lavorare a monte su tutti i potenziali attivatori dell’attenzione delle persone sui social.
E ricordatelo sempre: non sono mai su Meta per comprare.

KPI per ecommerce: quali dati è importante monitorare?

Nell’era digitale, gli ecommerce hanno raggiunto una popolarità senza precedenti, offrendo ai consumatori la comodità di acquistare prodotti e servizi online con un semplice clic.

Nel 2024 il 77% degli europei ha acquistato online e, si sa, il giro d’affari cresce anno dopo anno.

Solo in Italia, il 47,1% delle persone effettua acquisti online con cadenza settimanale, percentuale che sale al 62% considerando l’acquisto sia di beni sia di servizi su base annua. E, sempre nel nostro Paese, l’ecommerce B2C si stima valga 38,6 miliardi di Euro.

È quindi diventato fondamentale tracciare e analizzare le KPI corrette, di modo da ottimizzare al meglio sia il sito sia l’attività di digital advertising. In questo articolo vedremo come.

Le KPI fondamentali per valutare le vendite del tuo ecommerce

Un digital advertiser è un media buyer che acquista impressions online, con l’obiettivo di portare gli utenti migliori sull’ecommerce e condurli conseguentemente all’acquisto.

Le metriche più importanti sono quindi sicuramente quelle relative alla vendita, che vengono tracciate tramite i vari marketing Pixel.

Roas (Return on ad spend)

Il Return on Ad Spend è la metrica che permette di valutare il guadagno netto sul totale speso; si calcola dividendo le entrate totali con le spese totali. Questa è la metrica che maggiormente valorizza l’attività di advertising, in quanto mostra il guadagno netto per ogni singolo Euro speso.

La KPI Return on Ad Spend è data dalle entrate totali fratto le spese totali del tuo ecommerce

 

CPA (Costo per singolo acquisto)

Anche il Costo per singolo acquisto è una metrica molto importante da tenere in considerazione, in quanto nella maggior parte dei casi le campagne sui canali principali come Meta e Google ottimizzano per singolo acquisto, piuttosto che per ROAS o Entrate totali.

La KPI CPA è data dalla spesa fratto gli acquisti avvenuti sul tuo ecommerce

 

Costo per aggiunta al carrello (“Add to Cart”)

Questa metrica ci permette di valutare quali campagne portano maggiori utenti fino al penultimo step prima dell’acquisto piuttosto di altre; è una metrica importante perché dà un’immagine della qualità degli utenti che atterrano sul sito a seguito di un click su inserzione, ed è alla base di un’altra metrica importante, il Conversion Rate (un utente di poca qualità come un “browser” seriale potrebbe portare a molte aggiunte al carrello ma pochi acquisti).

La KPI Add to cart è data dalla Spesa fratto le Aggiunte al carrello del tuo ecommerce

 

Costo per visualizzazione scheda prodotto

Questa metriche è utile per valutare in primis l’efficacia delle creatività, in quanto l’arrivo su una scheda prodotto è spesso il primo step di atterraggio dopo il click su una inserzione, quindi dà un’idea di quale sia la creatività più performante nel portare gli utenti a visionare e prendere in considerazione un prodotto.

La KPI Costo per visualizzazione scheda prodotto è data dalla Spesa fratto le Visualizzazioni schede prodotto

 

Conversion Rate

Misurare i vari tassi di conversione relativi ai vari step del processo d’acquisto (come ad esempio: quello da visualizzazione scheda prodotto ad aggiunta al carrello, o da aggiunta al carrello ad acquisto) aiuta a comprendere la capacità del sito di portare gli utenti da uno step a quello successivo in maniera efficace e senza frizione.

Ma non solo, ci aiuta anche a capire la qualità degli utenti che le nostre campagne pubblicitarie stanno portando sul sito: un conversion rate positivo è sintomo di buona qualità degli utenti, in quanto gli utenti più interessati a un prodotto hanno maggiore probabilità di compiere più step nel processo di acquisto e giungere all’acquisto finale.

LA KPI Conversion Rate è data dagli Acquisti fratto le Aggiunte al carrello nel tuo ecommerce

Le KPI fondamentali per valutare la performance delle campagne pubblicitarie

CPM (Costo per mille impressions)

Il Costo per mille impressions è una metrica molto importante in quanto mostra quanto si pagando gli spazi acquistati. Più è ristretta l’audience target, maggiore risulterà il costo d’acquisto delle impressions. È essenziale analizzare l’andamento del CPM, in quanto il più delle volte è una delle cause principali del miglioramento o peggioramento delle performance generali.

Il CPM è dato dalla Spesa fratto le Impression moltiplicate per mille

 

Frequency

Questa metrica, presente solo su Meta, viene calcolata dividendo impressions e utenti unici (reach). Essa mostra quante volte sono state servite impressions allo stesso utente in un arco di tempo stabilito. È importante conoscere e analizzare questa metrica. Specialmente per le campagne di retargeting, dove con una giusta frequency non si corre il rischio di mostrare la stessa creatività troppe volte allo stesso utente o troppo poche.

La frequency è data dalle Impressions fratto gli Utenti unici

 

CPC (Costo per link click) & CTR (Click Through Rate)

Il Costo per link click (spesa/link clicks) e il Click Through Rate (link clicks/impressions) sono metriche utili per valutare la qualità di una creatività pubblicitaria e confrontare le creatività fra di loro. Ma in un contesto di ecommerce, quindi con i dati dei vari marketing Pixel a disposizione, è maggiormente consigliato valutare la creatività con metriche come costo per Landing Page View (dove presente), o come il costo per visualizzazione della scheda prodotto, in quanto molti click possono risultare inconcludenti (cioè senza atterraggio sulla Landing Page o sul sito).

AOV, Conversion Rate, Bounce Rate… quali KPI monitorare sul tuo ecommerce?

Per quanto riguarda le metriche da tenere in considerazione sul sito si possono citare:

AOV (Average Order Value)

L’Average Order Value misura il valore medio di ogni acquisto effettuato sul sito. Si calcola dividendo il totale delle entrate per il numero di transazioni.

Tasso di carrello abbandonato

Il tasso di carrello abbandonato indica quanti utenti hanno aggiunto prodotti al carrello ma non hanno completato l’acquisto. Questa è una metrica cruciale per comprendere eventuali frizioni nel processo di acquisto.

Conversion Rate

Il tasso di conversione è una delle metriche più importanti da misurare per un ecommerce. Questa percentuale indica quanti visitatori del vostro sito web si sono trasformati in clienti effettivi, completando un acquisto. Calcolando il numero di transazioni diviso il numero di visitatori e moltiplicando per 100, si ottiene il tasso di conversione in percentuale. Monitorare questa metrica aiuta a capire se il sito web è in grado di convincere i visitatori a effettuare un acquisto e a identificare eventuali ostacoli al processo di conversione.

Bounce Rate

Questa metrica calcola la percentuale di utenti che abbandonano il sito nei primi 10 secondi senza compiere nessuna azione sul sito. Serve a comprendere se molti utenti sono atterrati sulla Landing Page con un’idea diversa rispetto a quello che il sito offre.

Esistono moltissime altre metriche, in particolare che misurano la qualità delle creatività. Non le abbiamo inserito in questo articolo in quanto sono più adatte a campagne con obiettivi di upper e medium funnel, piuttosto che di pura performance.

Quindi, su quali KPI mi devo concentrare?

Concludendo è importante non focalizzarsi su un’unica metrica per valutare le performance sia delle campagne adv che del sito, di modo da ottenere una più ampia immagine dell’andamento delle campagne, e effettuare così ottimizzazioni con più dati – e quindi più idee! – a disposizione.